Agnelli, Canossa, Chiari, Corazza, Dall'Ovo, Pongolini, La teoria infermieristica delle attività di vita, Nettuno, 1994

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copertinaGli autori prendono in esame il modello teorico delle britanniche Nancy Roper, Win Logan e Alison Tierney, proponendone una revisione più adatta alla realtà italiana.

La teoria delle attività di vita risponde a criteri di facile applicabilità pratica e si basa sulla polarità dipendenza/autonomia e sulla personalizzazione dell'assistenza.
Secondo la Roper le persone tendono all'indipendenza, ma in circostanze particolari (incidenti, malattie, traumi, ecc.) si può avere un arresto o una regressione nella progressione verso l'autonomia.
L'infermiere è quel professionista che aiuta la persona a recuperare e a procedere verso la massima indipendenza possibile.

Gli autori italiani, facendo propri i concetti della Roper, condensano le attività di vita in sei ambiti: comunicazione, igiene personale, alimentazione, mobilizzazione, eliminazione e riposo-sonno.  Per ciascun ambito, i problemi che la persona manifesta nel soddisfare i propri bisogni vengono diagnosticati quantitativamente utilizzando tre concetti: mancanza, scarsità, inadeguatezza, ciascuno dei quali richiederà un intervento diverso da parte dell'infermiere.

La teoria così modificata e meglio definita sotto l'aspetto "quantitativo" si presta ad essere impiegata soprattutto per quei pazienti, che necessitano di un'assistenza prolungata, quale duttile strumento pratico per la pianificazione e la documentazione dell'assistenza.

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Pagina aggiornata il 22.03.03
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Valentino Sossella