SOLITUDINE |
E se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo. Chi vola alto è sempre solo. Il refrigerio della solitudine. La mia esperienza è sempre consistita nel rimanere
totalmente solo. Chi mai può vantarsi d'esser capito?
Moriamo tutti incompresi. E se non puoi la vita che desideri Non sciuparla portandola in giro [Trarre sostentamento] nella comunicazione di uno spirito
solitario con se stesso. La nostra storia è scritta da isolati
(...) San Francesco, (...) lo sdegnoso Dante (...),
Leonardo, il genio che anticipa il futuro, pensa che
per essere veramente se stessi bisogna essere soli
(...) Colombo (...) Galileo rivoluziona la conoscenza
dell'universo (...) Goldoni (...) Pirandello. Tutti coloro che prendono seriamente se
stessi e la vita, vogliono stare soli, ogni tanto. La
nostra civiltà ci ha così coinvolti negli aspetti
esteriori della vita, che poco ci rendiamo conto di
questo bisogno, eppure la possibilità che offre, per
una completa realizzazione individuale, sono state
messe in rilievo dalle filosofie e dalle religioni di
tutti i tempi. Il desiderio di una solitudine
significativa non è in alcun modo nevrotico; al
contrario, la maggior parte dei nevrotici rifugge
dalle proprie profondità interiori, ed anzi,
l'incapacità di una solitudine costruttiva è per se
stessa un segno di nevrosi. Il desiderio di star soli
è un sintomo di distacco nevrotico soltanto quando
l'associarsi alla gente richiede uno sforzo
insopportabile, per evitare il quale la solitudine
diviene l'unico mezzo valido. Si è soli con tutto ciò che si ama. Chi comunica poco cogli uomini, rade volte
è misantropo. I legami fra una persona e noi esistono
solamente nel pensiero. La memoria,
nell'affievolirsi, li allenta; e, nonostante
l'illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con
la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per
rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi
viviamo soli. L'uomo è l'essere che non può uscire
da sé, che non conosce gli altri se non in se
medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce. Non sono a mio agio fra la gente. Sono sempre stato un isolato, un
solitario. Un vero uomo libero non è a suo agio in
nessun luogo. Io sono allegramente triste e socialmente
solitario. La mia natura, portata al silenzio e alla
riflessione, aveva sempre provato un certo disgusto
per ogni forma di frastuono o di clamore, per ogni
manifestazione di quell'allegria portata all'eccesso
che tanto spesso sconfina nella violenza. Avevo
sempre odiato la gozzoviglia goliardica e
carnevalesca. Per meditare, dovreste chiudervi in voi stessi o ritirarvi in
un luogo isolato o in una foresta. (...) Inoltre, meditando su Dio
in solitudine, la mente acquisisce conoscenza, calma e devozione. Ma
la stessa mente si degrada se abita nel mondo. Nel mondo c'è un
solo pensiero: "donne e oro". Rapinarti del silenzio, non è già un crimine? Bastano le cose viste e udite perché il giorno abbia malitia
sua, le simpatie superficiali a rallegrarlo: una profondità
umana è subito molestia, poi a poco a poco, dolore. Non voglio
offrire il corpo nudo, senza riparo, ai chiodi che volano per l'aria
smaniosi di conficcarsi. Soli si vive come un Brahman, a due come un Dio, a tre come in
famiglia; di più è un grido di guerra. E l'idea della baracca, dopo tutto, non è di Ira. Ha una
storia. Era di Rousseau. Era di Thoreau. Il palliativo della capanna
primitiva. Il posto dove sei ridotto all'essenziale, dove torni -
anche se non è da lì che vieni - a decontaminarti e a dispensarti
dall'impegno di lottare. Il posto dove ti togli - come un insetto
durante la muta - le divise che hai indossato e i costumi che ti sei
messo sulle spalle, dove ti spogli delle tue umiliazioni e del tuo
risentimento, delle concessioni che fai al mondo e della sfida che
gli lanci, della tua manipolazione del mondo e dei suoi
maltrattamenti. L'uomo che invecchia se ne va nei boschi: il
pensiero filosofico orientale abbonda di questo motivo, il pensiero
taoista, il pensiero indù, il pensiero cinese. L'"abitante
della foresta", ultima tappa sulla strada della vita. Pensate a
quei dipinti cinesi del vecchio ai piedi della montagna, che
rinuncia al tumulto dell'autobiografico. Era entrato vigorosamente
in competizione con la vita; ora, calmatosi, indossata una faccia austera,
entra in competizione con la morte, l'ultimo ineluttabile impegno
che gli resta. Ciò che vedeva era soltanto questo: comicità e miseria,
comicità e miseria. L'essenza della narrativa è il lavoro solitario: il lavoro
della scrittura, il lavoro della lettura. Non occorre che tu esca di casa. Resta al tuo tavolo e
ascolta. Perché questo è l'ostacolo, la crosta da rompere: la
solitudine dell'uomo - di noi e degli altri. Temperamento piuttosto incline a solitudine, inetto a cicalare
con brio, alieno dalla mondanità, io avvicino e frequento i miei
simili con una certa fatica e una certa titubanza e con fatica i
più virtuosi di essi. Davanti a chiunque rivivo gli attimi di uno
scolaro all'esame. Mi diletto invece di chiare algebre alle ore di
"loisir". Che non ti snervano quanto una conversazione da
salotto; ove, a me, m'incorre l'obbligo di fingermi spiritoso e
intelligente, non avendo né l'una né l'altra qualità. La solitudine è l'elemento vitale dello scrittore. Io sono
una persona che sta molto sola; delle mie sedici ore di veglia
quotidiane dieci almeno sono passate in solitudine. E non potendo,
dopo tutto, leggere sempre, mi diverto a costruire teorie le quali,
del resto, non reggono al minimo esame critico. Ero
abituato a essere indipendente, a star solo la maggior parte del mio
tempo, detestavo la truppa, aborrivo la massa, e tutte quelle urla
cento volte, mille volte ripetute dalla stessa bocca. Noi
viviamo come sogniamo, soli. La
nostra solitudine è la nostra nobiltà. La nostra solitudine è la
nostra gioia. Ho
conquistato la solitudine. Solo di quella sono fiero. È la
socialità più vera. [...]
Chi vive semplicemente la propria vita, non vive. [...] Non bisogna
solo vivere la vita, bisogna costantemente inventarla,e questo
significa raccontare. [...] Scrivere è un lavoro solitario. Leggere
è un lavoro solitario. La letteratura è una forma di solidarietà
fra solitari. L'uomo
nasce nudo e muore solo. Il cuore nella
solitudine e nella pace va a poco a poco obbliando i suoi affanni;
perché la pace e la libertà si compiacciono della semplice e
solitaria natura. Nelle arti, nella
musica, nella filosofia e in quasi tutta la letteratura seria, la
solitudine e la singolarità sono essenziali [...] Testimoniano
della ricchezza estatica della solitudine. Affermano che soltanto
nella solitudine austera si può percepire la pulsazione della vita
nella sua vibrazione più intensa. Identificano la soledad
con la possibilità stessa di travagli speculativi e costruttivi di
prim'ordine. Come vedremo, è questa la convinzione, spesso
ribadita, di Montaigne nella sua torre; ed è quella dello
Zarathustra di Nietzsche nella solitudine accecante del sole di
mezzogiorno. Nei luoghi
solitari sii una folla per te stesso. Bisogna
riservarsi un retrobottega tutto nostro, del tutto indipendente, nel
quale stabilire la nostra vera libertà, il nostro principale ritiro
e la nostra solitudine. Là noi dobbiamo trattenerci abitualmente
con noi stessi, e tanto privatamente che nessuna conversazione o
comunicazione con altri vi trovi luogo; ivi discorrere e ridere come
se fossimo senza moglie, senza figli e senza sostanza, senza seguito
e senza servitori, affinché, quando verrà il momento di perderli,
non ci riesca nuovo il farne a meno. Noi abbiamo un'anima capace di
ripiegarsi in sé stessa; essa può farsi compagnia; ha i mezzi per
assalire e per difendere; per ricevere e per donare; non dobbiamo
temere di marcire d'ozio noioso in questa solitudine. C'è un'altra
Solitudine Ma la natura, a
volte, a volte il pensiero La capacità di giudizio personale matura nella solitudine con
la riflessione, il dubbio e richiede di saper guardare il mondo con
curiosità, con stupore, con ingenuità, con cuore puro. Tutte cose
che, di solito, non sappiamo fare. Quando sono lontano da casa e mi è impossibile tornare nella
mia stanza e rimanere solo, l'unica mia consolazione è
addormentarmi in pieno giorno. [...] Per diventare scrittore
pazienza e fatica non bastano: si deve anzitutto provare l'impulso
irresistibile a fuggire la gente, la compagnia, la quotidianità, e
a chiudersi in una stanza. Questa è infine la solitudine: avvolgersi nella seta
dell'anima, farsi crisalide e attendere la metamorfosi, che non può
mancare. Si vive intanto delle proprie esperienze e telepaticamente
si vive la vita altrui [...]. Il gelo del sospetto e dell'incomprensione si levò tra me e
gli uomini quando avevo sedici anni, al tempo della licenza
ginnasiale. L'isolamento è per lunghi periodi un isolamento totale del
corpo e dello spirito, e solo assoggettandomi ai miei bisogni in
modo totale e con irrevocabile fermezza io riesco a venire a capo di
me stesso. Io mi sento me stesso solamente quando sono solo. Il rapporto
con gli altri non mi viene naturale: mi richiede uno sforzo. La necessità di isolarsi per dedicarsi al proprio lavoro
scientifico è la prima di tutte le necessità di un uomo di
scienza. Il talento lo si sviluppa nella solitudine, mentre il
carattere si consolida nella corrente della vita. Per vivere soli bisogna essere o un animale o
un dio, dice Aristotele. Manca il terzo caso: bisogna essere l'uno e
l'altro, un filosofo. "Solitario", come scrisse paradossalmente Camus in
una delle sue ultime opere (Jonas ou l'Artiste au travail, in
L'Exil et le Royaume, n.d.r.), può essere indistinguibile da
"solidale": tenacemente al fianco della propria anima. Tutte le forme di privazione sono grandiose, perché sono
terribili: il Vuoto, l'Oscurità, la Solitudine, il Silenzio. Isolamento significa libertà e scoperta. Un'isola deserta
può essere più eccitante di una metropoli. Solo i fortunati sociali possono ambire alla solitudine con
arie d'idiota superiorità. Nessuno sopporta più la solitudine, né l'immobilità. Per uno che spesso passava molti giorni di seguito senza
parlare con qualcuno, fui costretto a domandarmi cos'era crollato
nella gente di ciò che prima la teneva insieme, per rendere
l'incessante chiacchiericcio telefonico preferibile a una
passeggiata sotto la sorveglianza di nessuno, a un momento di
solitudine che permetteva di assimilare le strade attraverso i
propri sensi corporei e di pensare la miriade di pensieri che
ispirano le attività di una città. Per me, faceva sembrare comiche
le strade e ridicole le persone. Si vive bene, tutti soli, si lavora splendidamente, si perde
tempo regalmente. L'uomo per bene è nella società [...] soltanto il malvagio
è solo. La tristezza e la malinconia sono legate alla solitudine, la
contentezza e il piacere al rapporto tra gli uomini. Non è parlando degli altri, ma curvandosi su di sé, che ci
è possibile incontrare la Verità. Perché ogni cammino che non
conduce alla nostra solitudine o non ne proceda, è deviazione,
errore, perdita di tempo. Un uomo solo è sempre in cattiva compagnia. Solo stando solo un uomo è libero, cioè è lui. La solitudine è la suprema prova dell'umanità e della
sovranità di un'anima; poiché non è data se non a patto della
completa rinuncia in Dio o a patto che la possanza dell'anima sia
tale da formare il perno incrollabile di un mondo. |
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