SOCIETÀ |
L'uomo è per natura un animale sociale. La borghesia non è più una classe
sociale. E' la condizione umana. Una società che egli si compiace di
definire "molto complessa" gli ha aperto
infiniti interstizi, crepe, fessure orizzontali e
verticali, a destra come a sinistra, gli ha procurato
innumeri poltrone, sedie, sgabelli, telefoni, gli ha
messo a disposizione clamorose tribune, inaudite
moltitudini di seguaci e molto denaro. Giudico borghese chiunque pensi
bassamente. Oggi i figli si lamentano di avere padri
con i quali non si può parlare. Non sanno che padri
abbiamo avuto noi. Agosto è un imbuto enorme di demenza
collettiva. L'arte del progredire sta nel preservare
l'ordine in mezzo ai mutamenti e nell'attuare i
mutamenti in mezzo all'ordine. Che cos'è il Novecento? Risponderò con
le parole di Franco Venturi: è il tentativo sempre
ripetuto di capirlo. I bianchi percepiscono i neri come
falliti, violenti, criminali, indolenti per il lavoro
e pericolosi, ingiustamente favoriti dall'assistenza
sociale. I neri considerano i bianchi sfruttatori,
egoisti, la polizia e la giustizia violente e
faziose. Nellepoca della famiglia allargata,
cè anche la famiglia «allungata», nella
quale genitori e figli vivono sotto lo stesso tetto
molto più a lungo. Positivo? Non direi. Non si
diventa marinai restando in porto a sognare gli
oceani. Deve pure arrivare il momento di tentare la
navigazione. Non si cresce senza rischio (...). E con la cultura che si innesca il
progresso, perché senza di essa luomo è
condannato a vedere nellaltro sempre e solo un
nemico. Ci sono politici che, se i loro elettori
fossero cannibali, prometterebbero loro missionari per
cena. - Sono furbi i criminali? La sintassi non cambia la società. Nella nostra società il semplicismo
ottimista è una malattia cronica. La disperazione più grande che possa impadronirsi di una
società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. È pur troppo vero, chi vuol figurare nel mondo, convien che
faccia quel che fanno gli altri. Malibu: Un gruppo di cabine da spiaggia per gente che non sa
nuotare. La maggior parte dei figli lasciano i genitori a diciotto o
vent'anni, vivono indipendentemente da loro per quindici o vent'anni
e poi, col tempo, si riconciliano con gli anziani genitori e cercano
di dar loro una mano. Maleducazione, irresponsabilità, doppiezza e stupidità sono
le caratteristiche delle reali interazioni umane: la materia delle
conversazioni, la causa di molte notti insonni. Ogni idea nuova, per propagarsi, si cristallizza in formule;
per conservarsi si affida a un corpo di interpreti, prudentemente
reclutato, talvolta anche appositamente stipendiato, e, a ogni buon
conto, sottoposto a un'autorità superiore, incaricata di sciogliere
i dubbi e di reprimere le deviazioni. Così ogni nuova idea finisce
sempre col diventare una idea fissa, immobile, sorpassata. Quando
questa idea diventa dottrina ufficiale dello Stato, allora non c'è
più scampo. [...] gli uomini i quali una volta dicevano no alla società e
andavano nei conventi, adesso il più sovente finiscono tra i
fautori della rivoluzione sociale [...] Non esito ad attribuire ai
ribelli il merito di una più vicina fedeltà a Cristo. [I giovani di oggi] non hanno espressione alcuna: sono
l'ambiguità fatta carne. I loro occhi sfuggono, il loro pensiero è
perpetuamente altrove... Essi non hanno nessuna luce negli occhi: i
lineamenti sono contraffatti... Sono quasi afasici e lanciano ogni
tanto urli gutturali e interiezioni, tutte di carattere osceno. Non
sanno sorridere o ridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare. La gioventù non vuole imparare più nulla, la scienza è in
decadenza, il mondo intero cammina col capo all'ingiù, dei ciechi
guidano altri ciechi... Tutto è sviato dalla sua strada. La prima cosa che dovetti imparare fu che gli uomini, senza un
motivo particolare, anzi, senza nessuno scopo, infieriscono gli uni
sugli altri ogni volta che possono, e che ciò deriva dalla loro
natura, e quindi è inutile dolersene. Chi tollera i rumori è già un cadavere. Esiste una "prosperità", una fortuna europea, si
chiama libertà: libertà di pensiero e di azione, libertà di
circolazione e di opposizione. L'Europa non ha raggiunto facilmente
questo stadio, questa sua "prosperità". Ci sono voluti
milioni di morti, di terribili guerre, lunghe e crudeli, ci sono
voluti scioperi, manifestazioni, movimenti di resistenza, sono
serviti molti sacrifici per far sì che oggi un giovane diciottenne
possa svegliarsi ogni mattina domandandosi quale futile attività
intraprendere in quella giornata. [...] la dimensione tipicamente liberale della meritocrazia,
della competizione, dell'efficienza e del rischio. La volgarità è da ogni parte intorno a noi, e ogni giorno,
inevitabilmente, soffochiamo nell'imbecillità. [...] quel sentimento composto in egual misura di ammirazione
e timore che una volta, prima che ci abituassimo a considerarli dei
fagotti inerti ed ingombranti, ispiravano gli anziani, con la loro
saggezza di vita. I tempi e i metodi non mutano. La Società è qualcosa che non esiste. Esistono singoli
uomini e donne, ed esistono le famiglie. Vorrei comprendere come è possibile che tanti uomini, tanti
borghi, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un tiranno
solo, che non ha forza se non quella che essi gli danno, che ha il
potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono
sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero
subirlo invece di contrastarlo... È il popolo che si fa servo, che,
potendo scegliere se esser servo o libero, abbandona la libertà e
si sottomette al giogo: è il popolo che acconsente al suo male o
addirittura lo provoca. Il riformatore olandese Van Parijs e il sociologo tedesco
Claus Offe sostengono che lo stato dovrebbe fornire a tutti i
cittadini un reddito sufficiente a finanziare la loro istruzione e
le cure mediche; il reddito minimo viene garantito per tutta la vita
della persona e sostituisce la previdenza pubblica. Nella versione
più radicale viene concesso a chiunque un reddito base, a
prescindere dal bisogno effettivo. Scompare quindi la
"valutazione della necessità". Criticare la diseguaglianza e desiderare l'uguaglianza non è,
come talvolta si sente dire, coltivare l'illusione romantica che gli
uomini siano uguali per intelligenza e carattere. Significa
sostenere che, a fronte della profonda differenza delle loro doti
naturali, il compito di una società civilizzata è di eliminare
quelle diseguaglianze che trovano la loro origine non nelle differenze
individuali, bensì nell'organizzazione sociale. La mancanza di rispetto, anche se meno aggressiva di un
insulto diretto, può ferire in maniera altrettanto viva. Non c'è
insulto, ma nemmeno riconoscimento; la persona coinvolta
semplicemente non viene "vista" come essere umano pieno,
la cui presenza conti qualcosa. Da giovane pensavo che si potesse e si dovesse cambiare il
mondo. Ora penso che il gesto più rivoluzionario che si possa
compiere è riuscire a sopportarlo. L'ingenuo presupposto che il mondo sia un malato e che bisogni
andare in cerca del rimedio per la radicale guarigione della sua
malattia. Strano malato, chi non è mai stato sano, e sempre ha
fatto le cose di cui ora è accusato, e queste cose sono la sua
storia, cioè la sua realtà. Tanto varrebbe considerare malato
l'uomo perché s'innamora e fa tutte le corbellerie proprie
dell'amore. Ieri avevo dodici persone, e ho potuto ammirare la differenza
di generi e sfumature dell'imbecillaggine: eravamo tutti
perfettamente imbecilli, ma ciascuno a suo modo. Sempre si sopravalutano i propri simili e quindi coloro che ci
vivono attorno - avrebbe detto Konrad - si sopravaluta anche chi
meriterebbe il massimo disprezzo, si tende sempre a esagerare
persino nella valutazione dei membri da noi meno stimati della
ristretta e ristrettissima cerchia di conoscenti parenti eccetera e
nei riguardi di certe persone si crede di esserci affidati a persone
nobilissime, mentre in realtà siamo finiti in mano agli elementi
più abietti che ci siano. La menzogna in questo paese è tutto, la verità attira solo
accuse e scherno. Per questa ragione lui non taceva il fatto che
l'intero suo popolo si fosse rifugiato nella menzogna. Chi dice la
verità rischia di esser dichiarato colpevole oppure si espone al
ridicolo, la massa o i tribunali decidono se uno debba esser dichiarato
colpevole o venir ridicolizzato oppure dichiarato colpevole e
ridicolizzato, l'uomo che dice la verità, se non lo si può
dichiarare colpevole lo si ridicolizza, se non lo si può
ridicolizzare lo si dichiara colpevole, in questo paese viene
ridicolizzato e dichiarato colpevole chiunque dica la verità. È incredibilmente difficile sollevarsi da soli, da una
famiglia povera, da un ambiente isolato. [...] È immenso il peso
della famiglia, del suo sapere, delle sue relazioni sociali. È la
famiglia che ti manda nella scuola giusta, dove farai le amicizie
utili, che ti inserisce nella rete di relazioni sociali in cui si fa
carriera. [...] La nostra società è fatta di clan, consorterie,
tribù. Se sei dentro la tua vita è in discesa, se sei fuori trovi
strade sbarrate. Svaniti nell'ultimo trentennio tutti i suoi tradizionali punti
di riferimento (la centralità operaia e sindacale, il maestoso welfare
di un tempo, lo statalismo, perfino il comunismo), essa (la
sinistra, n.d.r.) si ritrova sospinta dallo spirito dei tempi tra
i due fuochi dell'individualismo libertario da un lato e del
radicalismo movimentista dall'altro. A collegare i due, l'ideologia
per l'appunto del politicamente corretto. L'ideologia cioè
dell'obbligatorio e generale relativismo dei valori e della
conseguente accusa di intolleranza per chi obietta, della radicale
delegittimazione per ciò che riguarda i comportamenti personali di
ogni vincolo rappresentato dalla storia e dal passato culturale, la
tendenziale riduzione a "diritto" di ogni inclinazione o
scelta individuali. Odiare l'oppressione, ma temere gli oppressi. Nei rapporti umani menzogne e gentilezze valgono migliaia di
verità. C'è qualcosa di più terribile della guerra, è la pace
comprata con la totale rinuncia alla vita e alla legge. La gente avverte l'assedio della malavita, ma nella nostra
società si è allentato ormai il nesso logico e morale fra colpa e
castigo, delitto e pena. Il principio della responsabilità
personale si diluisce in un mare di valutazioni sociologiche e di
utopie umanitarie che non tengono conto dell'umanità reale, con la
sua violenza e la sua crudeltà. Settant'anni di comunismo, per arrivare al niente. Un popolo che ne opprime un altro non può essere libero. L'unica dimensione dell'attuale società è la razionalità
tecnologica. Se la natura avesse tante leggi quante ne ha lo Stato, nemmeno
Dio potrebbe governarla. La gente si vergogna di vestirsi con eleganza. Libertà e non solo ordine. [...] Anche per salvare la pace, bisogna essere in due, e
basta che l'altro abbia una visione diversa della vita e della
morte, perché la guerra scoppi. [...] L'esperienza sta dimostrando
che gli ultimatum funzionano. O amico mio! ciascun individuo è nemico nato della Società,
perché la Società è necessaria nemica degli individui. E fango è il mondo. La sociologia è un settore della fantascienza. Il fanatismo è l'unica forza di volontà di cui sono capaci i
deboli. Il mondo sta correndo - e sta correndo verso la sua fine. Il mondo è una farsa per quelli che pensano, una tragedia per
quelli che hanno sentimenti. La politica fu in primo luogo
l’arte di impedire alla gente di immischiarsi in ciò che la
riguarda. In un’epoca successiva si aggiunse l’arte di
costringerla a decidere su ciò che non capisce. Il delinquente ha diritto alla
sua pena. La comunità torna dall'esilio in
cui lo stato moderno l'aveva confinata; tutto le è perdonato e
dimenticato: il senso di oppressione che derivava dal campanilismo,
la propensione al narcisismo collettivo, la forza prevaricante delle
pressioni interne e il dispotismo della condotta di vita che
imponeva. [...] il problema della sicurezza è un problema di libertà:
non essere aggrediti, non essere derubati, non essere insultati, non
dover camminare per vie e piazze ridotte a fetidi bivacchi, sono
libertà fondamentali della persona. Ci sono ovviamente anche altre
libertà, ma queste sono le più importanti. Uno Stato che non sa
tutelarle non è Stato, e invita di fatto i cittadini a proteggersi
con mezzi privati, con esiti che è anche troppo facile immaginare. Le parole continuano a forzare con facilità l'intelletto portando
ovunque la confusione, e trascinano gli uomini in infinite
controversie vuote di significato, in discussioni vane. Gli abitanti di questa città sono freddi nel profondo
dell'animo, la volgarità è il loro pane quotidiano, ciò che li
distingue è il calcolo più infame. La società, intesa come comunità, non si dà pace fino a
quando uno dei suoi membri, pochi o tanti che siano, non viene
prescelto come vittima e non diventa, da quel momento in poi per
sempre, l'individuo contro il quale tutti, in ogni circostanza,
puntano il loro indice fino a trafiggerlo. La comunità, intesa come
società, trova sempre l'individuo più debole e senza farsi alcuno
scrupolo lo espone alle sue risate di scherno e ai suoi torturanti
sarcasmi e dileggi, i quali si rinnovano ogni giorno e ogni giorno
diventano più atroci, e la società è ricchissima d'immaginazione
quando si tratta di trovare e inventare invenzioni sempre nuove e
sempre più offensive per torturare le sue vittime con il sarcasmo e
il dileggio. [...] La società, intesa come comunità, deriva sempre
il suo divertimento soltanto dai difetti di uno o di un paio di
individui scelti nel suo mezzo, questo lo si può constatare vita
natural durante, e le vittime vengono sfruttate a fondo, fino a
quando non sono portate alla rovina più completa. Lo Stato nasce nella violenza; soltanto quando ha ottenuto un
monopolio legittimo sulla violenza esso può promulgare la legge. Abbiamo creato un tipo umano che non solo consuma per esistere
ma esiste per consumare. È sempre più diffusa la fobia o ansia sociale, che si
scatena nelle relazioni con gli altri. È legata al timore del
giudizio altrui e alla paura di essere umiliato. Una sottocategoria
della fobia sociale è quella scolare: un attacco di ansia acuta che
prende i bambini al momento di andare a scuola. C'è anche una fobia
da palcoscenico, che non ha risparmiato artisti straordinari. [...] un nuovo tipo di servitù [...] un potere immenso e
tutelare [...] copre la superficie [della società] con una rete di
piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le
quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero
come mettersi in luce e sollevarsi sopra la massa; esso non spezza
le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente
costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si
agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia
direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo
infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali
timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. [La violenza] azione senza argomentazione, né discorso e
senza calcolo delle conseguenze. Ciascuno ha descritto la libertà in modo
diverso. Io vi dico che la libertà è l'opinione che ciascuno ha
della propria sicurezza [...] e funzione fondamentale dello Stato è
quella di garantire questa sicurezza dentro la quale fiorisce la
libertà. [La
televisione] ecco la guida che la società assegna alla gente,
orientandola sulle mode e i modi di vivere, non sul senso vero
dell'esistenza. Può
tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti
gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti
loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un
passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere
materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e
dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si
lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che
stanno per conquistare. Un'intera
nazione che, a poco a poco, rinuncia a tutto ciò che di essa ha
fatto un Paese del Primo Mondo - la democrazia, l'economia di
mercato, l'integrazione con il resto del pianeta, le istituzioni
civili, la cultura dell'accoglienza - per impoverirsi, dividersi,
insanguinarsi, provincializzarsi, obnubilata dal populismo, dalla
demagogia, dall'autoritarismo, dalla dittatura e dal delirio
messianico. L'era
che verrà ci mostrerà il caos dietro la legge. [...]
l'emancipazione ci ha forse affrancato dai drammi del senso di colpa
e dallo spirito d'obbedienza, ma ci ha inesorabilmente condannato al
parossismo della prestazione, dell'iniziativa e dell'azione, nella
più assoluta incapacità di essere noi stessi al di là delle
richieste sociali di efficienza, iniziativa, rapidità di decisione
e di azione, di cui non è dato di scorgere il limite. Non
c'è più nessuno che voglia cambiare il mondo. Vogliono soltanto
possederlo. Il
comunismo è il potere dei soviet più l'elettrificazione del Paese. -
Immagino, - e immagina una generazione di marziani, sbarcati senza
progetti sul suo pianeta, esseri ai quali a un certo punto
l'umanità ha dovuto arrendersi offrendo sesso libero come placebo
alla conclamazione del loro nichilismo. La sofferenza di un figlio
col cazzo al posto della testa, questo è tutto ciò che può
immaginare. Non
è la fine del mondo, è solo la fine del nostro mondo. Se
mi chiede un'opinione, le dirò che gli uomini non si amano oggi,
esattamente come non si amavano duemila o ventimila anni fa, anche
se la faccenda è meno visibile: la civiltà ha steso su tutto uno
strato sottile come una vernice, di buone maniere e di buone
intenzioni. Uno strato che ci fa illudere di essere cambiati. Noi
che viviamo nelle cosiddette democrazie, ci sentiamo perfetti: e
crediamo di poter venire a capo di qualsiasi problema. Crediamo di
poter costruire le "società multietniche". Se fossimo
più saggi, capiremmo che il mondo di oggi: quello vero, non quello
che noi abbiamo in testa, tollera soltanto piccole mescolanze; e
che, aumentando le dosi, si formano miscele esplosive. Ma gli uomini
si odiano anche al di fuori della diversità. Si odiano nei
condomini, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie. Basta un niente,
perché vengano meno le buone maniere, la buona educazione e perfino
gli affetti tra consanguinei... Dai
tempi di Omero alla Rivoluzione francese, fino alla lotta contro il
nazismo, i miei antenati europei hanno fatto in modo che oggi mia
figlia possa andare per strada in minigonna senza essere chiamata
"puttana" o obbligata a indossare un velo. Comprendo e
rispetto culture e modi di vivere differenti, ma nessuno può
obbligarmi a rinunciare a 3000 anni della mia cultura, della mia
memoria e a diritti e libertà conquistati con sofferenza. E
ogni uomo ha delle debolezze, delle dolci manie, se queste manie
vengono accontentate in qualche modo, va bene, il mondo va avanti
beato come uno stomaco che digerisce bene l'abbondante cibo,
altrimenti scoppiano i delitti e sembrerebbe assurdo ma è così, i
delitti morali e materiali nascono dalle piccole manie non accontentate,
o per lo meno non accarezzate. Viviamo
senza dubbio - perlomeno nei paesi sviluppati - nelle società più
sicure mai esistite. |
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