SCIENZA & TECNICA |
Citate un solo matematico di fama, se ci
riuscite. Sono ben poche le persone istruite che
considerano la matematica oggetto di interesse
intellettuale. L'ignoranza per la matematica viene
considerato un fatto positivo, a un certo livello
della classe sociale. Eppure la matematica ha
determinato la direzione e il contenuto di buona
parte del pensiero filosofico, ha distrutto e
ricostruito dottrine religiose, ha costituito il
nerbo di teorie economiche e sociali, ha plasmato i
principali stili pittorici, musicali, architettonici
e letterari. Non è il possesso, ma la ricerca della verità che rende tale
l'uomo di scienza. Non stupitevi se mi vedete occuparmi di storia e magari di
filosofia: questa non è che l'altra faccia dell'onesto lavoro dello
scienziato. La scienza non ha senso, perché non risponde all'unica
domanda che è veramente importante per noi: "Che dobbiamo
fare? Come dobbiamo vivere? La scienza può dare spunto a una miriade di narrazioni
affascinanti a un tempo epiche e drammatiche: Archimede che perisce
insieme con la sua Siracusa; Galileo costretto all'abiura di fronte
al Sant'Uffizio; il giovane Newton che spiega matematicamente
"l'elegante compagine del Sole, dei pianeti e delle
comete" mentre infuria la peste e il Grande Incendio devasta
Londra; Lavoisier che si consacra alla nuova chimica, ma perde la
testa sotto il terrore; Darwin che, imbarcato sul Beagle, deve
combattere col mal di mare prima di affrontare in terra ferma chi
giudica "empia" la sua teoria dell'evoluzione; Enrico
Fermi, il "navigatore della fisica", che sbarca a New
York, pronto ad arruolare la "teoria atomica" al servizio
del mondo libero. [...] Copernico, chissà che cosa avrebbe mai pensato se
avesse potuto immaginare che un secolo dopo, il suo aver spostato la
Terra dal centro dell'Universo avrebbe scandalizzato i difensori del
potere assoluto del Re, e avrebbe fornito un'elegante metafora a chi
si accingeva a detronizzare il sovrano e a portarlo sul
patibolo. Praticando la cosiddetta ricerca scientifica delle cause
ancora piuttosto male adoperata perché mal conosciuta, si scoprono
solo e soltanto i surrogati delle cause e ci si accontenta sempre
dei surrogati delle cause, il mondo intero - così come crediamo che
sia o semplicemente come ogni giorno crediamo di saperlo riconoscere
- noi lo spieghiamo (a noi stessi) senza servirci d'altro che di
surrogati delle cause, attraverso lo studio di questi surrogati. Dopo il grande exploit tecnologico della Mesopotamia e
dell'Egitto, il mondo classico e medievale frenò lo slancio delle scienze
esatte e convogliò tutta la sua creatività sul versante umanistico
e su quello teologico. Tra il 1000 a.C. e il 1200 d.C. il patrimonio
tecnico si arricchisce solo di pochi nuovi strumenti: la carrucola,
la strada lastricata, la ruota dentata, la volta a botte, la vite di
Archimede, il torchio, la gru, il compasso, la penna d'oca, il
mulino a vento e poco più. Se fui colpito dall'algebra, rimasi letteralmente esterrefatto
dall'applicazione dell'algebra alla geometria [...] L'idea, la
possibilità di esprimere una linea, una curva, in termini
algebrici, con un'equazione, mi sembrava altrettanto bella dell'Iliade. L'algebra e l'analisi hanno loro momenti romantici, barocchi e
classici. Uno dei motivi più forti che conducono gli uomini verso le
arti e le scienze è il bisogno di fuggire dalla rozzezza penosa e
dalla monotonia senza speranza della vita quotidiana. [...] Spencer prese a camminare avanti e indietro.
"L'errore è forse identificare tutta la nostra vita con la
ricerca, mentre i risultati che possiamo ottenere hanno poco a che
vedere con la felicità e la nostra pace interiore, non è la
ricerca scientifica che te le darà mai". Uno dei mali della nostra epoca consiste nel fatto che
l'evoluzione del pensiero non riesce a stare al passo con la
tecnica, con la conseguenza che le capacità aumentano, ma la
saggezza svanisce. L'etica, di fronte alla tecnica, diventa pat-etica: non si è
mai visto che un'impotenza sia in grado di arrestare una potenza. Il
problema è: non cosa possiamo fare noi con gli strumenti tecnici
che abbiamo ideato, ma che cosa la tecnica può fare di noi. La scienza ha insegnato alle élite che le frontiere esistono
solo per essere violate. [...] io stesso ero sorpreso della mia disponibilità ad
apprendere le varie applicazioni della matematica nel campo
commerciale. La matematica, che al ginnasio non mi interessava
affatto e mi aveva sempre e soltanto annoiato e depresso, tutt'a un
tratto, nella scuola professionale, acquistò per me un fascino
imprevisto. Purtroppo non sono mai stato bravo in matematica; i numeri non
mi interessano, non mi sembrano reali quanto le parole. Il mondo nel quale oggi viviamo non pensa che a catalogare, a
distinguere: gli uomini come le cose. Ci circondano da ogni parte
tetri filologi, noiosissimi specialisti: folle di mezzi uomini. Se le società moderne hanno accettato le ricchezze e i poteri
che la scienza svelava loro, hanno appena inteso, ma non accettato,
il messaggio più profondo della scienza: la definizione di una
nuova e unica fonte di verità, l'esigenza di una revisione totale
delle basi dell'etica e di una rottura radicale con la tradizione
animistica, il definitivo abbandono della "antica alleanza",
la necessità di stringerne una nuova. Mentre la civiltà occidentale ha sviluppato i mezzi per
inimmaginabili distruzioni di massa, la formazione impartita dalla
tecnologia moderna e dalle tecniche di razionalizzazione ha prodotto
una mentalità puramente tecnocratica e burocratica. Prima di Auschwitz (o dei gulag sovietici, o di Hiroshima...)
non sapevamo quanto impressionante e terribile potesse essere la
varietà del male commesso dagli uomini, il-male-morale-che-diventa-naturale, una volta che può avvalersi
dei nuovi strumenti e armi fornite dalla scienza e dalla tecnologia
moderne. La nostra è l'epoca degli esperimenti. |
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