MORTE |
Il più terribile
dei mali dunque, la morte, non è niente per noi, dal momento che,
quando noi ci siamo, la morte non c'è, e quando essa sopravviene noi
non siamo più. Essa non ha alcun significato né per i viventi né
per i morti, perché per gli uni non è niente, e quanto agli altri,
essi non sono più. (Epicuro, Epistola III, a Meneceo, in Opere) Più che dalla morte in se stessa, siamo spaventati da ciò che
l'accompagna. La morte è un mostro che caccia
dal gran teatro uno spettatore attento, prima della fine di una
rappresentazione che lo interessa infinitamente. Spero che la morte mi colga mentre sono intento a leggere o
scrivere, o, se a Dio piacerà, mentre prego e piango. Due cose belle ha il mondo: amore e morte. La natura ci destinò per medicina di tutti i mali la morte. Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di
sole: / ed è subito sera. Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Morire a cinquant'anni, che vergogna! Noi moriamo con quelli che muoiono: Reclamo la morte. Voglio morire perché sono stupendamente
maturo per la morte. Che fortuna non diventare vecchio. Pentimenti sul passato, noja del presente, e timor del futuro;
ecco la vita. La sola morte, a cui è commesso il sacro cangiamento
delle cose, promette pace. Ad un certo punto della vita non è la speranza l'ultima a
morire, ma il morire è l'ultima speranza. Il diritto di vivere, inteso come fonte di tutti i diritti, in
determinate circostanze include anche il diritto di morire. Mai come oggi gli uomini sono morti così silenziosamente e
igienicamente e mai sono stati così soli. Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria,
l'ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci. Se non sapete morire, non preoccupatevene; la natura vi
istruirà sul momento, in modo completo e sufficiente; essa compirà a
puntino questa operazione per voi; non datevene voi la briga. Gli uomini temono la morte, così come i bambini hanno paura del
buio [...] quando invece, in molti casi, il sopraggiungere della morte
è meno doloroso della tortura di un arto, dato che la maggior parte
degli organi vitali non sono affatto i più sensibili al dolore. [...]
I gemiti e le convulsioni, il pallore del volto, le lacrime degli
amici, il lutto, le esequie e tutte queste cose, fanno sì che la
morte ci appaia come qualcosa di terribile. Adesso lo so. Lo so con certezza assoluta. So che morirò con un
libro in mano. Sarà la mia estrema unzione. Mi consola il fatto che, quando sarò morto, sarò l'unico a non
saperlo. Tutti moriamo perdendo piscio e sangue, cacandoci addosso come
neonati, soffocando nel nostro muco. Filosofare è prepararsi a morire L'uomo libero pensa a tutto fuorché alla morte e tutta la sua
saggezza verte sulla vita. "Se non ci fosse, nulla ci tratterrebbe dal comportarci da
cannibali. Ma infondi a un uomo il timore della morte e vedrai quale
mirabile purga esso sia". I fatti sono cocciuti, la morte il più cocciuto dei fatti. Io, nella mia felicità naturale, scansavo tutti i miei pensieri
dalla morte, come da una impossibile figura di vizi orrendi: ibrida,
astrusa, piena di male e di vergogna. Ma nello stesso tempo, quanto più
odiavo la morte, tanto più mi divertivo e mi esaltavo a far prove di
audacia: anzi, nessun gioco mi piaceva abbastanza, se non c'era il
fascino del rischio. E così, ero cresciuto in questa contraddizione: di
amare la prodezza, odiando la morte. Può darsi, tuttavia, che non fosse
una contraddizione. Stat sua cuique dies. |
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Pagina aggiornata il 30.11.09 |