MEDICINA |
È dovere del medico analizzare attentamente le cose
sgradevoli e avere a che fare con le cose ripugnanti. Curare a volte, alleviare spesso, confortare sempre. Un grande dottore uccide più gente di un grande generale. I sani sono malati che non sanno di esserlo. [I medici] imparano a nostro rischio e pericolo e fanno
esperienze a furia di ammazzare. Per di più se la prendono con il
malato rigettando la colpa sulla sua intemperanza, tanto che chi è
rimasto vittima viene messo sotto accusa. In un congresso medico (dove accademico
non mangia accademico) non echeggiano verità in
contrasto con antichi dogmi sbandierati da venerabili
maestri. Una delle malattie più diffuse è la
diagnosi. Lo stato passa un tipo di medicina, quella
scientifica, che bene o male funziona nella
maggioranza dei casi. Onestamente, non ci sembra che
gli si possa chiedere altro. La Medicina dei giorni nostri è molto
spesso ingiusta perché tende ad abbandonare coloro
che hanno più bisogno di aiuto. La Medicina spesso "non si prende
cura" del paziente quando non può più
"guarire"; in tal modo è specchio della società utilitaristica ed egoistica in cui vive. Un medico, diversamente da un politico o da un attore, viene
giudicato soltanto dal suo paziente e dai suoi più prossimi
colleghi, cioè a porte chiuse, da uomo a uomo. Sono a così ferrea dieta che non mi lasciano neanche leccare
un francobollo. Non è compito della medicina sollevarci dal peso della
sofferenza che deriva dal non saper dare un significato al
decadimento del nostro corpo e alla sua morte finale. Non è compito
della medicina dire quando la nostra vita non vale più la pena di
essere vissuta e quando la fatica di vivere è troppo grande per
essere sopportata. [...] La medicina dovrebbe cercare di alleviare
la sofferenza umana, ma solo quella sofferenza che è prodotta dalla
malattia e dalla morte come fenomeni biologici, non la sofferenza
che proviene dall'angoscia o dalla disperazione della condizione
umana. [...] sempre o quasi rinchiuso in manicomio, mia vita di
relazione coi matti, le infermiere e le suore, i medici presso che
tutti chiusi e ottusi, in quella situazione come potevo trovar
conforto solo con la bellezza di Lucca? cibarmi soltanto delle sue
strade? delle sue chiese? delle sue mura? I protocolli terapeutici sono ormai comuni, una volta che il
paziente è stato etichettato con una diagnosi. Il paziente si
imbarca in un programma prefissato di cura che ha lo stesso grado di
personalizzazione riservato alle automobili nell'autolavaggio. L'anestesista "rianimatore" è
"contemporaneamente internista, fisiologo, farmacologo,
biochimico e ingegnere elettronico": un tecnologo della
medicina, uno specialista che forse meglio di latri conosce la
fisiologia del circolo e del respiro, l'importanza di certe costanti
biochimiche e di certe funzioni metaboliche, l'efficacia della terapia
intensiva, farmacologica ed elettromeccanica, e l'uso
appropriato di apparecchi e congegni molto complessi. È un medico
nuovo, in grado non solo di far vivere un individuo in condizioni di
morte apparente - immoto, insensibile, incosciente, ibernato,
collassato e con cuore esangue -, ma anche di strappare alla morte
un individuo in imminente pericolo di vita; è un medico militante
alle frontiere della scienza, nella terra di nessuno, o di tutti,
situata tra la vita e la morte. Una compressa colorata e squadrata è più efficace di una
bianca e rotonda. I colori sono stati studiati a fondo: il rosso è
associato alla potenza, il verde e l'azzurro alla calma. Le capsule
che contengono granuli colorati sono superiori a qualsiasi
compressa. Come tutti sanno, quando i medici fanno sul serio
prescrivono iniezioni. Una siringa di soluzione fisiologica è
meglio di qualsiasi pillola. Quando i medici fanno molto sul serio,
prescrivono iniezioni endovenose, e un'endovenosa di soluzione
fisiologica batte un'intramuscolare. Un celebre docente di medicina
diceva ai suoi studenti di dare ai pazienti una compressa tenendola
con le pinze e di spiegare che era troppo potente per essere presa
con le dita. La vita di una persona non è una somma di sintomi o di dati
di laboratorio. Emblematicamente, al vecchio barelliere impegnato nel pronto
soccorso sul campo di battaglia, si è sostituito il medic
(nome con cui in lingua inglese si designa il
"paramedico"), che durante le guerre di Corea e del
Vietnam ha contribuito a un ulteriore incremento della sopravvivenza
dei feriti grazie all'intervento tempestivo, al trattamento precoce,
al trasporto in elicottero, fornendo un modello operativo da
trasferire nel campo civile, nel pronto intervento in casi di
calamità, di incidenti della strada, di infortuni sul lavoro. Un
solo esempio: le amputazioni d'arto nei traumi vascolari sono
passate dal 50% della Seconda guerra mondiale al 13% della guerra
del Vietnam e all'1-2% dell'attuale patologia traumatica da causa
bellica. [...] Insomma, ci dicono i nuovi medici, siamo stufi
d'incarnare agli occhi dei degenti l'idea dell'angelo consolatore.
Il malato ha bisogno di benaltro che del buffetto sulla guancia. Di
diagnosi corrette, di terapie adeguate, di queste sì ha
bisogno. Un giorno, facendo un'inchiesta sui medici, così come su
chiunque altro, un cretino ha scoperto una realtà non molto
edificante. Ha dimostrato che i medici bevono, si drogano, si
deprimono, scopano male, giocano d'azzardo alle corse o al casinò,
picchiano i familiari, trascurano i figli, e quando non ne possono
più della loro vita del cazzo sapendo meglio degli altri quali
orrori ha in serbo la vita, si ammazzano. E tutto ciò,
statisticamente, più spesso di quanto succeda all'individuo medio
della "popolazione generale". Ogni posto letto ospedaliero finisce per essere occupato da un
paziente. Lo Stato spende miliardi per formare un buon chirurgo e poi
questo non solo gli lavora part-time, ma va a fargli concorrenza
nelle case di cura private. I medici sarebbero in grado di studiare le cause di tutte le
malattie umane e invece non studiano mai nulla, ma continuano a
mantenere sempre e in ogni caso quell'atteggiamento di stupore
dovuto alla loro pigrizia e alla loro assoluta mancanza d'interesse
nei riguardi di tutte le malattie. A mano a mano che in medicina è venuto crescendo il peso
della tecnologia, si è delineato un crescente interesse per
l'inserimento della letteratura, delle arti e del sapere umanistico
in genere nella formazione dei nuovi medici. La tecnologia minaccia
di oscurare l'importanza del rapporto medico-paziente e la
considerazione del malato come persona, con il risultato che, mentre
l'efficacia dell'atto medico aumenta, non aumenta parallelamente la
soddisfazione dei pazienti. Dove entra il denaro, muore l'etica. Stavo bene. Per voler star meglio sono qui. In primo luogo determinerò quel che ritengo l'arte medica
sia: liberare interamente i malati dalla sofferenza, mitigare la
violenza delle malattie, non intervenire sui malati già sopraffatti
dal male. Lavorare al Pronto soccorso è come prendere lezioni di
misantropia. L'onniscienza sulla vita e la morte non rientra nelle
prerogative del medico. [...] un medico non dovrebbe mai dare per
perso a priori un paziente. [...] l'esito di una malattia è sempre
incerto, ed è in questa incertezza che si nasconde la vera
speranza. [Presso gli Egizi] l'arte della medicina si esercita nel modo
seguente: ognuno è medico di una sola malattia e non di più. Ogni
luogo è perciò pieno di medici, perché ci sono i medici degli
occhi, quelli della testa, dei denti, quelli delle malattie
intestinali e quelli delle malattie incerte. Moltissimi farmaci, un buon 50%, sono inutili: privi di
efficacia, vecchi, ma ancora su mercato. Si potrebbero tranquillamente
abolire senza che nulla cambi. Anzi, probabilmente migliorerebbe la
salute pubblica. Moltissimi medicinali, poi, sono prodotti e venduti
senza una base scientifica. Specialista è colui che sa sempre di più, di cose che
valgono sempre di meno, fino a sapere tutto di niente. Il calore che si irradia dalla mano, applicato ai malati, è
altamente salutare. Lo stesso spirito dipende così strettamente dal temperamento
e dalla disposizione di tutti gli organi del corpo che, se è
possibile trovare qualche mezzo che renda gli uomini migliori e più
saggi di quanto non siano stati fino a oggi, credo che occorra
cercarlo nella medicina. Una persona sana è quella che non ha avuto una diagnosi
adeguata. La ricerca della salute è diventata essa stessa il fattore
patogeno prevalente. La medicina è una scienza sociale e la politica non è altro
che medicina su larga scala. - Parli con un medico durante il giorno? Le malattie non si curano con i discorsi ma con i farmaci: non
si diventa contadini o marinai coi discorsi ma con la pratica. Quello che io chiamo "star bene", la serenità,
insomma, è invece saper accettare ciò che si è e ciò che si ha.
Sentirsi adeguati significa percepirsi sicuri e ben inseriti. Se io
continuo a dire: "Voglio di più", perché la mia Punto
non regge il confronto con la Bmw del vicino, o abitare in periferia
è troppo poco prestigioso rispetto ai miei sogni di gloria, mi
metto in una situazione di non adattamento cronico. Sono molti gli
stimoli sociali che ci distolgono dai nostri desideri più
autentici, impedendo la serenità. È il principio base su cui si
regge il trionfo della società dell'inutile. Guai a invidiare le
cose: è del proprio equilibrio, invece, che bisogna essere molto
gelosi. Cercare di vivere serenamente è un investimento anche sulla
buona salute dei propri organi. La voglia di vivere è in sé una
terapia per una miglior vita. Bisogna fare l'amore, andare in
vacanza, saper mandare al diavolo il datore di lavoro quando
esagera, trovare sempre il modo e il tempo di fare qualcosa che ci
dia piacere. Si fa strada la tendenza a medicalizzare anche situazioni che
non sono lontane dalla normalità, un'operazione già riuscita per
il controllo della colesterolemia, della glicemia e
dell'ipertensione. Infatti se si abbassano i livelli di normalità
finiremo tutti per aver bisogno di farmaci, una situazione ideale
per chi li vende. Gli interventi chirurgici sono di due specie: quelli che
salvano il paziente e quelli che lo uccidono. L'idea che la persona umana cessi di esistere quando il
cervello non funziona più [...] comporta un'identificazione della
persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in
contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina
cattolica. L'ospedale è percepito molto spesso più come un luogo di
violenza e disumanità che come uno spazio in cui regna la sensibilità
per gli aspetti più delicati e più intimi dell'estrema
vulnerabilità umana. Il successo in medicina non è facile. Richiede volontà,
attenzione ai dettagli e creatività. L'avvocato credette a una delle solite paure nell'avvicinarsi
del primo parto, ma nullameno chiamò il suo vecchio medico, buon
diavolo assolutamente incolto, cui la lunga pratica aveva tuttavia
insegnato qualche cosa. La regola in apparenza più semplice e sensata da seguire, per
un medico, è "Lottare sempre", cercare sempre qualcosa in
più da fare. Una regola che mi è congeniale. È il modo migliore
di evitare l'errore peggiore, quello di arrenderci con qualcuno che
avremmo potuto aiutare. Un medico che non sia stato almeno una volta malato, non può
essere un buon medico. La Medicina è la mia sposa, ma il vero amore lo faccio con la
Letteratura. |
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