MALATTIA
La salute non analizza se stessa e neppure si guarda allo
specchio. Solo noi malati sappiamo qualche cosa di noi stessi. Ogni malattia è un problema musicale.
Ogni cura è una soluzione musicale. La malattia non è solo una
"questione tecnologica", ma è un problema
soprattutto etico che riguarda la speranza dell'Uomo
che cerca una salvezza in modo disperato. Fa bene essere qualche volta malato. I tre quarti delle malattie delle persone
intelligenti provengono dalla loro intelligenza. Vi giuro, signori, che l'essere troppo
consapevoli è una malattia, un'autentica, assoluta
malattia. Io sono un uomo sano. Ma sospetto sempre
negli spasimi degli ammalati qualche ricchezza che
non ho. La mia salute rischia, a volte, di diventarmi
troppo semplice di trasformarsi in pesantezza, in
banalità. Saba gli svela come la verità della vita
- e anche della storia e dell' epoca, specie di un'
epoca tenebrosa e infera come quella che entrambi
stanno vivendo - si manifesti anche e soprattutto
nella soggettività esasperata e ferita, nelle
debolezze nevrotiche, nelle ansie perfino grette,
nelle idiosincrasie e nel disadattamento. La cuspide della vita è scrivere, nella
notte, della malattia durante la malattia. Esiste un legame tra letteratura e
depressione? «Strettissimo, anche se è un po' come
il dilemma della gallina e dell' uovo: non sai se è
la depressione a fare lo scrittore o se è la
scrittura a causare la depressione. Forse non si può
scindere e, comunque, sono convinto che esista un
fattore depressivo sproporzionato nella vita di tanti
scrittori che gravitano verso gli aspetti creativi
della malinconia, per esorcizzarla. Nel mio caso, la
scrittura è stata sempre un tentativo di purgarmi
dei demoni che la mia natura depressiva creava». Chi
sono i grandi depressi della letteratura mondiale?
«Hawthorne, Camus, Dostoevskij, Poe, John Donne,
Virginia Woolf e soprattutto Dante. La cui visione
profondamente pessimista della condizione umana è
certamente il risultato di un' indole depressa,
oltreché fonte del suo straordinario genio». Non v'è dubbio, che ogni condizione umana ha i suoi doveri.
Quelli d'un infermo sono la pazienza, il coraggio, e tutti gli
sforzi per non essere inamabile a coloro che gli sono vicini. La malattia cronica è una vecchia signora che adora essere
trattata con ogni riguardo. La mia opera è nata per ragioni terapeutiche. Se non avessi
scritto, gli stati depressivi che ho attraversato mi avrebbero
certamente condotto alla follia. Tutto quanto conosciamo di grande
sono i nevrotici a donarcelo. Gustiamo le loro opere ma ignoriamo
quanto siano costate ai loro autori in termini di insonnia, pianto,
riso convulso, orticarie, asma, epilessie. Senza malattia nervosa
non c’è grande opera. L’intelligenza e il talento vengono pagati con la perdita
dell’equilibrio psicologico. È difficile decidere se i nervi si indeboliscono per causa
dello scrivere o se invece il mestiere di scrivere attragga
preferibilmente la gente predisposta alla nevrosi. Perché voler curare la nostra malattia? Davvero dobbiamo
togliere all’umanità quello ch’essa ha di meglio? Non credo che dall’età post-romantica in avanti si dia un
solo caso di grande letteratura che non sia alimentata dalla
"malattia". [...] rispettare la persona umana menomata dalle nebbie
tragiche dell’Alzheimer, inchiodata al letto o alla carrozzella,
smarrita nelle sue facoltà fisiche o intellettuali, senza mai
identificarla con la sua infermità che diviene anche «in-formità»:
l’essere umano nella sua indegnità richiede rispetto nonostante
la sua miseria fisica, psicologica, morale anzi, proprio in essa va
riaffermata la perdurante dignità umana. Le donne si lamentano, gli uomini muoiono. L'esperienza di essere socialmente denigrati o umiliati
compromette l'identità degli esseri umani, proprio come la malattia
mette a repentaglio la loro vita fisica. Il troppo lavoro sedentario, l'attività mentale incessante,
la persistenza prolungata, ininterrotta di sforzi a cui era
costretto non solo per sostenere quella vita signorile ch'era
abituato a condurre, ma anche per nutrire, giustificare e imporre
altrui la pronta sua ambizione ai poteri politici; non compensati
dal sonno necessario, dai necessarii riposi intermittenti, lo
avevano alla fine stremato, gli avevano cagionato un gran
perturbamento nervoso. Io vorrei, veda, che gli uomini che pretendono di studiare la
vita avessero prima una certa conoscenza con la patologia... Ad ogni nuovo giorno, ad ogni nuovo istante sono andato avanti
per cause di forza maggiore, le malattie e infine, molto più tardi,
le malattie mortali mi hanno fatto scendere dalle nuvole ponendomi
sul terreno della sicurezza e dell'indifferenza. Aveva sempre aborrito gli individui che non erano affetti da
nessuna di quelle che lui chiamava le sacrosante malattie che
durano tutta una vita, li aveva sempre considerati individui di
infima categoria, la cui compagnia, e soprattutto la compagnia di
tipo intellettuale, era per lui una faccenda degradante e, se non
sudicia, quanto meno sempre tale da debilitare il suo carattere. I
cosiddetti sani gli facevano compassione perché costoro, secondo le
sue concezioni, non si sollevano mai dalle bassure dell'assoluta
ottusità mentale e sono condannati a perseverare vita natural
durante in questa loro volgare ottusità mentale, chiunque siano e
qualunque cosa facciano, e lui li disprezzava apertamente e tutte le
volte sembrava provare un vero piacere nel disprezzare queste misere,
indegne creature, tanto nocive all'intelletto, come in effetti
una volta aveva dichiarato in mia presenza. Benedico le molte, noiose e a volte misteriose malattie
infantili. Ne ho sofferto. Ma ne valeva la pena. Mi hanno salvato
dagli amici, dai compagni di scuola, dagli interminabili giochi
dell'infanzia. A letto, fra le lenzuola, scoprivo e conquistavo con
i libri mondi inaccessibili. Le malattie infantili mi hanno
insegnato la deliziosa compagnia dei libri, così bella da riuscire
quasi colpevole, dai Dialoghi platonici a Guerra e pace,
alle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, alle
decine di Manuali Hoepli, a quei volumi dalla copertina
verdognola della Edoardo Sonzogno editore in Milano, stampati
malissimo, autentici attentati all'acuità visiva, ma dolcissimi, dentro,
come frutti maturi al punto giusto. La malattia rende più piacevole la buona salute. Si può simulare una malattia per non andare a lavorare, e
molti lo fanno con grande tranquillità. |
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il 03.01.10 |