LETTERATURA & GIORNALISMO

Senza letteratura morirei.
(G. Bufalino, Il malpensante. Lunario dell'anno che fu)

La letteratura non è un mestiere, è una maledizione - tanto perché lo si sappia. E quando comincia a diventare percepibile, questa maledizione? Presto, spaventosamente presto. A un'età in cui ancora si dovrebbe vivere tranquillamente, in pace e d'accordo con dio e col mondo. [...] Conoscevo un attore di genio che come uomo era costretto a lottare con una malsana timidezza e insicurezza. Il suo eccessivo sentimento dell'io, congiunto alla mancanza di un ruolo, del compito di rappresentare, produceva questo risultato, in un artista perfetto che era insieme un povero diavolo... Un artista, un artista vero, non uno che esercita la professione liberale dell'arte, ma proprio un artista predestinato e dannato, lei, con uno sguardo anche poco penetrante, lo riconosce anche in mezzo a una massa di gente. Il sentimento della separazione, del non far parte, del venire riconosciuto e osservato: nella sua faccia c'è qualcosa di regale e di imbarazzato.
(T. Mann, Tonio Kröger)

Gli scrittori sono gente disturbata in cerca di compensazione per una qualche mancanza, una solitudine o un'insicurezza.
(P. Theroux)

Sono spaesato, dovunque e sempre. È il mio stato.
(V. Nabokov)

Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circonda, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia. Non nego che il fascismo dapprima, la guerra più tardi, e la guerra civile più tardi ancora mi abbiano reso infelice; tuttavia esistevano in me ragioni di infelicità che andavano molto al di là e al di fuori di questi fenomeni. Ritengo si tratti di un inadattamento, di un maladjustement psicologico e morale che è proprio di tutte le nature a sfondo introspettivo, cioè a tutte le nature poetiche.
(E. Montale, Confessioni di scrittori (interviste con se stessi))

Per classico s'intende ogni forma creativa o speculativa che - grazie ai suoi contenuti ideali, visione del mondo, perfezione di stile - sia capace di suscitare nella mente e nel cuore degli uomini acquisizioni definitive di conoscenza e di bellezza, e non necessariamente di edificazione morale: perché questa non spetta alla letteratura, ma alla pedagogia e alla religione.
(L. Canali, Fermare Attila)

Osservando uno dei tanti immensi cataloghi di libri nuovi, verrebbe da piangere pensando che, fra dieci anni, non si sentirà parlare più di nessuno di essi.
In ogni tempo esistono due letterature, che vivono l'una accanto all'altra, ma che quasi s'ignorano fra di loro; una è reale, l'altra, solo apparente. La prima diventa letteratura permanente; è ricercata da coloro che vivono per la scienza o la poesia; il suo corso è equilibrato e calmo, ma estremamente lento, ed in Europa produce appena una dozzina di opere in un secolo, che però sono permanenti. L'altro genere è ricercato dalle persone che vivono sulla scienza e la poesia. È un genere che procede di galoppo, con molto rumore e grida partigiane. Ogni dodici mesi getta sul mercato un migliaio di opere; ma dopo pochi anni, ci si domanda: Dove sono andate a finire? Dov'è la gloria che arrivò così presto e fece tanto chiasso? Questo tipo di letteratura può essere detto transitorio, l'altro, permanente.
(A. Schopenhauer)

Se vivi nel tuo tempo, certi libri li respiri nell'aria.
(F. Fellini)

Il romanzo racconta la storia privata delle nazioni.
(H. de Balzac)

Il romanzo è uno specchio che cammina sulla strada maestra.
(Stendhal)

Io ho scoperto in un attimo, leggendo Faulkner, che la forma è tutto o quasi tutto, in letteratura; ho scoperto che dal modo in cui uno racconta una storia, dal punto di vista che sceglie, dai fatti che mette in risalto oppure che nasconde, da chi narra la storia, dal modo in cui viene organizzato il tempo, dipende interamente il potere persuasivo del romanzo. Il potere persuasivo non viene dato dai fatti.
(M. Vargas Llosa)

[...] letteratura come libertà, creatività, comunicazione e proiezione dell'inconscio, evasione e autoanalisi.
(A. Berardinelli)

Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in disordine.
(J. Cocteau)

[...] la poesia soffriva di uno status incerto. Orgoglio e forza nascevano proprio da questa debolezza o assenza di legittimazione.
(F. Fortini )

Leggendo (di rado a dire il vero) le recensioni e prefazioni, le analisi e esegesi di costoro, viene spontaneo chiedersi quale mai possa essere il movente di tanta involuta aridità, chi mai glielo faccia fare. Uno screditato titolo universitario? Una sotterranea rivalità con oscuri colleghi? Trapelano impotenze e frustrazioni private, faticosi snobismi, ingenui ideali di "scientificità" elettronica, empiti sociologici, sbrindellati sogni di controllo rivoluzionario, zdanoviano, e un'aura pateticamente fanatica e vana d'intagliatori di noccioli di pesca.
(Fruttero & Lucentini, I nottambuli)

Se vuoi diventare giornalista, devi attaccare un chiodo al muro e piantarlo a forza di testate.
(anonimo)

Stiamo morendo per eccesso di informazione.
(F. Zeri)

Eravamo d'accordo che scrivere romanzi era l'unica cosa importante rimasta al mondo.
(F.M. Ford ricordando Conrad)

Il Romanzo non fa mai pressioni sull'altro (il lettore); la sua istanza è la verità degli affetti, non quella delle idee.
(R. Barthes)

[...] Un altro fattore che può dare serenità è la lettura. Nei casi di depressione leggera, alcuni psicologi propongono una terapia originale e meno costosa dell'assunzione di farmaci, che potremmo chiamare la biblioterapia. Non si tratta tanto di pubblicazioni self-help, quanto di letture di qualità, come saggi interessanti e buoni romanzi. Più che andare in farmacia il paziente è dunque invitato ad andare in libreria.
(a cura si Sherlock, "Dall'ecoterapia alla biblioterapia", Psicologia contemporanea, SET-OTT 2009, N. 215, p. 44)

La vita vera, la vita infine rischiarata e scoperta, l'unica vita quindi pienamente vissuta, è la letteratura.
(M. Proust)

Leggere buona letteratura è divertirsi, certo; ma, anche, imparare, nel modo diretto e intenso che è quello dell'esperienza vissuta attraverso le opere di finzione, cosa e come siamo, nella nostra interezza umana (...).
Quella conoscenza totalizzante e in presa diretta dell'essere umano, oggi, si trova soltanto nel romanzo. Neppure gli altri rami delle discipline umanistiche - come la filosofia, la psicologia, la storia o le arti - hanno potuto preservare quella visione integratrice e un discorso accessibile al profano, perché, sotto l'irresistibile pressione della cancerosa divisione e frammentazione della conoscenza, hanno finito per soccombere anche alle imposizioni della specializzazione, per isolarsi in territori sempre più segmentati e tecnici, le cui idee e i cui linguaggi sono fuori della portata della donna e dell'uomo comuni. Non è né può essere il caso della letteratura, sebbene alcuni critici e teorici si sforzino di trasformarla in una scienza, perché la finzione non esiste per indagare in un'area determinata dell'esperienza, ma per arricchire in maniera immaginaria la vita, quella di tutti, quella vita che non può essere smembrata, disarticolata, ridotta a schemi e formule, senza scomparire (...).
Una comunità senza letteratura scritta si esprime con meno precisione, ricchezza di sfumature e chiarezza di un'altra il cui principale strumento di comunicazione, la parola, sia stato coltivato e perfezionato grazie ai testi letterari. Un'umanità senza romanzi, non contaminata di letteratura, somiglierebbe molto a una comunità di balbuzienti e di afasici, tormentata da terribili problemi di comunicazione causati da un linguaggio grossolano e rudimentale (...).
Una persona che non legge, o legge poco, o legge soltanto spazzatura, può parlare molto ma dirà sempre poche cose, perché per esprimersi dispone di un repertorio di vocaboli ridotto e inadeguato. Non è un limite soltanto verbale; è, allo stesso tempo, un limite intellettuale e dell'orizzonte immaginativo, un'indigenza di pensieri e di conoscenze, perché le idee, i concetti, medianti i quali ci appropriamo della realtà esistente e dei segreti della nostra condizione, non esistono dissociati dalle parole attraverso cui li riconosce e li definisce la coscienza. S'impara a parlare con precisione, con profondità, con rigore e con acutezza, grazie alla buona letteratura, e soltanto grazie a questa (...).
Parlare bene, disporre di un linguaggio ricco e vario, trovare l'espressione adatta per ogni idea e emozione che si voglia comunicare, significa essere preparati meglio per pensare, insegnare, imparare, dialogare e, anche, per fantasticare, sognare, sentire ed emozionarsi (...).
Un'altra ragione per assegnare al romanzo un posto importante nella vita delle nazioni è che, senza di esso, lo spirito critico, motore del cambiamento storico e miglior garante della libertà di cui dispongano i popoli, soffrirebbe un irreparabile impoverimento( ...).
Incivile, barbaro, orfano di sensibilità e stentato di parola, ignorante e greve, negato per la passione e per l'eros, il mondo senza romanzi, questo incubo che tento di delineare, avrebbe come tratto principale il conformismo, la sottomissione generalizzata degli esseri umani a ciò che è stabilito.
(M. Vargas Llosa, E' pensabile il mondo moderno senza il romanzo?)

Non avete un'anima, signori miei. Perciò non vien fuori nemmeno una goccia di letteratura.
(V. Rozanov, Foglie cadute)

Il vero scrittore passa al di là della Letteratura, si affaccia sempre alla Verità.
(G. Vigorelli, Carte d'identità)

A me - dice - piacciono i libri in cui tutti i misteri e le angosce passano attraverso una mente esatta e fredda e senza ombre come quella d'un giocatore di scacchi.
(I. Calvino, Se una notte d'inverno un viaggiatore)

È possibile che la letteratura possa guarire? Sì. Le parole hanno una funzione salvifica, per chi le scrive e per chi le legge. La scuola dovrebbe fare questo: restituire alla letteratura il proprio ruolo essenziale. Rimetterla al centro dei saperi umani, farne una chiave indispensabile per capire se stessi, la vita, il mondo. Del resto, alla domanda cruciale rivolta agli scrittori - "Perché scrivi?" - i più sinceri e consapevoli rispondono: per cambiare me stesso, per cambiare il mondo.
(M. Belpoliti)

Il rapporto con i libri nobilita le mie giornate. E' una fuga dalle cose che non vanno nell'esistenza quotidiana, dalla meschinità, dalla brutalità, dalla fatica. È un viaggio dentro te stessa in cui ritrovi un'altra te stessa.
(M. Mazzantini)

Spesso, da parte di giornalisti o anche durante semplici conversazioni, mi è stata posta la domanda: Ma lei, perché scrive? Normalmente a questo rispondo, ed è la verità, che ci sono due ragioni di grande importanza. La prima ha a che fare con la necessità di non avere un capo, un boss. La seconda, per non alzarmi presto. Penso che tutti saremo d'accordo che sono delle cose non solo importanti, ma anche, in generale, difficili da raggiungere.
(J. Marias)

Essi [Tolstoj e Dostoevskij] rappresentano in assoluto i due romanzieri più grandi (tutta la critica, nei suoi momenti cruciali è dogmatica, ma la vecchia critica si riserva il diritto di esserlo apertamente e di usare i superlativi). [...] Non c'è modo di dimostrare che chi pone Madame Bovary al di sopra di Anna Karenina o considera Gli ambasciatori altrettanto grande e importante de I demoni, è in errore, non ha il minimo orecchio per certe tonalità essenziali. Questo tipo di sordità non può assolutamente essere smentita da una qualche argomentazione logica.
(G. Steiner)

La nozione moderna di realtà quale è stata elaborata dalla cultura occidentale, la dobbiamo al romanzo e alle scienze della natura. Il romanzo è finzione, ma è quel tipo di finzione che se non siamo interessati alla realtà non riesce a funzionare. Abbiamo costruito la nostra idea di realtà attraverso il romanzo ed è il romanzo che ha messo in scena la differenza, il contrasto fra realtà e sogno, fra realtà e illusione, fra ideali e vita reale.
(A. Berardinelli, L'incontro con la realtà in Il romanzo. 2. Le forme)

Nessun genere artistico può costruirsi sulla nuda capacità di riuscire avvincente. E poi per essere avvincente esso deve toccare qualcosa di sostanziale. Avvincente, infatti, può essere soltanto la vita umana o, in ogni caso, qualcosa che abbia con essa un rapporto diretto. E questo elemento umano deve mostrare un suo aspetto essenziale, cioè deve avere un grado di viva realtà.
(M. Bachtin, Estetica e romanzo)

Genere letterario eminentemente pedagogico, il genere romanzesco mostrerà vicende di apprendistato alla vita, itinerari di avvicinamento dell'eroe (giovane) alla realtà (adulta).
(... ) Il romanzo ha bisogno di farci credere che lo scontro con la realtà avviene nella realtà, che il disinganno è il momento cruciale della "vita reale".
(A. Berardinelli, L'incontro con la realtà in Il romanzo. 2. Le forme)

Il romanzo è la forma dell'avventura [...]; il suo contenuto è la storia di un'anima che si mette in cammino per conoscersi, che cerca l'avventure per mettersi alla prova, per trovarvi, confermando se stessa, la propria essenzialità.
(G. Lukacs, Teoria del romanzo)

Un best-seller è la tomba dorata di un talento mediocre.
(L.P. Smith, Afterhoughts)

Tra le maggiori scoperte fatte negli ultimi tempi dall'intelligenza umana va annoverata, a mio parere, l'arte di giudicare i libri senza averli letti.
( Lichtenberg, Osservazioni e pensieri)

Il buon critico è quello che racconta le avventure della sua anima in mezzo ai capolavori.
(A. France)

Non ho mai voglia di conversare con un uomo che ha scritto più di quanto abbia letto.
(S. Johnson)

Temo l'uomo di un solo libro.
(San Tommaso d'Aquino)

Il mondo esiste per sfociare in un libro.
(S. Mallarmè)

Non riesco a capire come un uomo d'onore possa prendere in mano un giornale senza un brivido di disgusto.
(C. Baudelaire)

Se togliessimo il grassetto ai giornali, quanto più tranquillo sarebbe il mondo.
(K. Tucholsky)

La differenza fra giornalismo e letteratura è che il giornalismo non è leggibile e la letteratura non è letta.
(O. Wilde)

La moltitudine dei giornali è la letteratura e la tirannide degli ignoranti.
(V. Gioberti, Il rinnovamento civile d'Italia)

La letteratura è utile, è la via per raggiungere la saggezza.
(H. Bloom)

Evitare le parole stravaganti. [...] Tutti i termini pedanti non servono allo scopo.
(P. Roth, Operazione Shylock)

Tutto quello che ho per difendermi è l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.
(P. Roth, Operazione Shylock)

Io prendo carta straccia e la faccio diventare denaro.
(A. Campanile)

L'arte come oggetto finito, in un saggio di Garboli torna a liquefarsi, risale allo stato fluido di possibilità, processo in corso, tentazione, gestazione dolorosa, malattia. Si direbbe anzi che per Garboli l'arte sia una malattia particolare verso cui spericolatamente (con una imprevidenza che meraviglia) gli artisti precipitano. Ed è la particolarissima malattia (fra arte e vita) che ha colpito ogni particolare artista ciò che magnetizza la curiosità indagatrice di Garboli.
Di che cosa era malato, di quale morbo era sofferente chi ha realizzato quella tale opera? È questo il primo interrogativo di Garboli. E il secondo è: da dove viene a un artista il coraggio, o l'ottusità, o la tentazione di ammalarsi di quel male che lo farà scrivere, o dipingere, o entrare in scena? Garboli ammira soprattutto questo negli artisti: la capacità di non proteggersi dal male, di cadere, di scivolare in esso.
[ ...] La malattia è un grande, essenziale spettacolo, come sapeva Moliere. (Ma noi oggi veneriamo solo la salute, e così rendiamo banale l'arte).
(A. Berardinelli, La forma del saggio)

[...] teorizzando che tutta la letteratura è, per natura o per vocazione, soprattutto clandestina, a-sociale, o antisociale, <<trasgressiva>>, complice di tutto ciò che è oggettivamente (oggettualmente) eslege, disfunzionale, non riconosciuto, rimosso. Sulla soglia in cui il Rimosso ritorna, e torna in grande quantità la letteratura come sempre minacciata di rimozione, ecco, su quella soglia o confine in cui il passaggio sta per avvenire, Orlando si preoccupa della legalità teorica, analitica, terminologica: perchè vuole che venga ammesso e riconosciuto istituzionalmente ciò che per sua stessa definizione teorica, invece, non è né ammesso né riconosciuto, ma appunto messo da parte, occultato, represso.
(A. Berardinelli, La forma del saggio)

Nulla dies sine linea (non lasciar passare neanche un giorno senza scrivere una riga). 
(Plinio il Vecchio)

Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa.
(C. Cantù, Attenzione)

È vero che ciascuna persona ha sotto il braccio il libro che si merita.
(V. Brancati, Lettere al direttore)

Quella del libro è una religione universale e in ogni angolo della terra molto è perdonato a chi la professi.
(R. Ridolfi, Libri, libri)

- La politica è la grande generalizzatrice, - mi diceva Leo, - e la letteratura è la grande particolareggiatrice, e non soltanto esse sono tra loro in relazione inversa, ma hanno addirittura un rapporto antagonistico. Per la politica, la letteratura è decadente, molle, irrilevante, fastidiosa, ostinata, noiosa, una cosa che non ha senso e che non dovrebbe neppure esistere. Perché? Perché la letteratura è l'impulso a entrare nei particolari. Come puoi essere un artista e rinunciare alle sfumature? Ma come puoi essere un politico e permettere le sfumature? Come artista le sfumature sono il tuo dovere. Il tuo dovere è non semplificare. Anche se tu dovessi scegliere di scrivere nel modo più semplice, alla Hemingway, resta il dovere di dare la sfumatura, spiegare la complicazione, suggerire la contraddizione. Non cancellare la contraddizione, ma vedere dove, all'interno della contraddizione, si colloca lo straziato essere umano. Tener conto del caos, farlo entrare. Devi farlo entrare. Altrimenti produci propaganda.
(P. Roth, Ho sposato un comunista)

Senza perdere un colpo, Heath replicò: "Sì, ma esiste un secondo tipo di lettore. È l'isolato sociale - il bambino che fin da piccolo si sente assai diverso da tutti quelli che lo circondano. Questo è molto, molto difficile da scoprire in un'intervista. Le persone non amano ammettere di essere stati degli isolati sociali da bambini. Allora accade che quel senso di diversità venga trasportato in un mondo immaginario. Il quale però non può essere condiviso con quelli che ti stanno intorno - perché è immaginario. E così il dialogo più importante della tua vita si svolge con gli autori dei libri che leggi. Anche se non sono presenti, essi diventano la tua comunità". 
(J. Franzen, Come stare soli)

È necessario poi che tu non scelga
le tue parole senza qualche svista;
nulla più caro della canzon grigia
dove l'incerto s'unisce al preciso.
(P. Verlaine, Arte poetica)

Può valere per T.S. Eliot, una delle più singolari riflessioni di Einstein: ciò che spinge gli uomini, nella scienza come nell'arte, è essenzialmente il desiderio di sfuggire alla vita quotidiana irrisolta, alla sua volgarità, alla sua monotonia disperante in quanto non illuminata dalle soluzioni giuste; la sete di liberarsi dai ceppi dei desideri più banali. Un carattere ben temprato non vede l'ora di librarsi nel mondo dell'osservazione fenomenologica e del pensiero oggettivo. Ma "librarsi" è possibile solo se "quel carattere ben temprato" riesce a non perdere la profonda radice emozionale da cui è nato il mito, da cui è nata l'illuminazione poetica.
(A. Bevilacqua)

Questa benedetta o maledetta riflessione moderna, questa smania di positivismo, di studi, di osservazioni, di collezioni di fatti, noi non possiamo cavarcela di dosso.
(L. Capuana)

Comunicare la propria esperienza vissuta non consiste nel trascrivere sulla carta un linguaggio preesistente: il vissuto non è formulato; per lo scrittore si tratta di strappare degli enunciati definiti e intelligibili alla confusa opacità del non detto.
(S. de Beauvoir, La terza età)

Io leggo e scrivo per capire di me qualcosa che ancora non so. Finora ho imparato più cose dalla letteratura che da ogni altro genere di disciplina.
(M. Covacich)

Dostoevskij, Conrad, Tolstoj non furono molto attratti dagli esperimenti di laboratorio[…] la loro arte non era il prodotto di calcolati esperimenti formali.
(G. Vidal, Il canarino e la miniera. Saggi letterari 1956-2000)

Questo è un diario e dunque abbandonati, svela qualsiasi nascondiglio della tua anima. Di che hai paura? Non temesti la morte, sfidasti qualcuno. Quel che ti è rimasto, in te ancora sepolto, aprilo alla luce, stendilo nella scrittura. Questo è essere uomo.
(M. Tobino, Gli ultimi giorni di Magliano)

[...] la teoria del "correlativo oggettivo", secondo cui le emozioni individuali del poeta debbono oggettivarsi in immagini concrete universalmente partecipabili.
(A. Bevilacqua)

Mi nutrivo di carta ed emettevo fiamme.
(G.B. Shaw)

Leggere poesia, se non altro, è un processo di formidabile osmosi linguistica. È anche una forma assai economica di accelerazione mentale. Entro uno spazio ridottissimo una buona poesia abbraccia un immenso territorio mentale, e spesso, verso l'epilogo, offre al lettore un'epifania o una rivelazione.
(I. Brodskij, Dolore e ragione)

Che idea brillante era riuscito a farsi venire in mente, che annotazioni penose ne erano risultate. Le parole rovinano il pensiero, la carta lo rende ridicolo, e mentre ci si accontenterebbe di mettere sulla carta anche qualcosa di rovinato e di ridicolo, la memoria si lascia scappare persino questo qualcosa di rovinato e di ridicolo. La carta trasforma una cosa straordinaria in una cosa priva d'importanza, in una ridicolaggine - diceva Konrad.
(T. Bernhard, La fornace)

L'esperienza ora mi fa dire che non si può comprendere completamente la tecnica di un testo, un quadro, un romanzo, senza mettere in relazione la struttura dell'opera con l'esperienza biografica.
Io parlo di un'esperienza biografica non di superficie, ma di quell'esperienza che in linguaggio freudiano è il soggetto. Si tratta di scoprire gli strati più complessi della personalità di un artista che il critico deve interpretare. All'opera da comprendere va aggiunta quindi la parte nascosta della personalità, che dà la vera misura della complessità del soggetto.
(J. Kristeva)

Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende.
(L. Sciascia, La strega e il capitano)

In tutte le cose, e non solo nel mio lavoro, io mi sono visto opporre pareti scoscese, invalicabili, contro le quali è stato inutile farsi insanguinare e piedi e mani e ginocchia.
(G. Morselli, Diario)

L'uomo abita la terra come un essere utile, ma anche poetico.
(Hölderlin)

Il libro come antidoto alle heidegerriane tre forme di quotidianità inautentica: la chiacchiera, la curiosità, l'equivoco.
(F. Alberoni)

Il genio del romanzo è quello di descrivere, analizzare, esplorare, e accumulare i dati della realtà e dell'introspezione. Di tutte le interpretazioni dell'esperienza tentate dalla letteratura, di tutte le registrazioni della realtà formulate attraverso la lingua, il romanzo rappresenta la più coerente e completa.
(G. Steiner, Tolstoj o Dostoevskij)

L'ideale fondamentale della critica è di usare tutto ciò che può essere usato.
(K. Burke, The Philosophy of Literacy Form)

Shakespeare è un profeta mandato da Dio a proclamare il mistero dell'uomo e dell'anima umana.
(F.M. Dostoevskij, nei taccuini dei Demoni)

Abbiamo bisogno di brave persone in tutti i campi, ma non in letteratura.
(G. Manganelli)

La divulgazione è signorilità.
(G. Einaudi)

Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare. Far pensare il lettore, lui malgrado.
(P. Valery)

La vita è una marcia verso il carcere. La vera letteratura deve insegnare come fuggire, o promettere la libertà.
(A. Cechov, I quaderni del dottor Cechov)

I ricordi ossessivi traggono da una sorgente, probabilmente collegata nel profondo alla sessualità, un tremolo particolare, un fremito dell'anima. Da qualche parte in questa concatenazione intricata e in questo abisso si trova la risposta alla domanda ostinata sul piacere che troviamo nella tragedia, sull'aspetto compulsivo del nostro desiderio di rivivere finzioni di dolore, di perdita catastrofica.
(G. Steiner, Grammatiche della creazione)

La letteratura è svelamento dell'uomo e del mondo, diceva Sartre; e aveva ragione. Infatti essa non sarebbe nulla, se non ci permettesse di capire meglio la vita.
(T. Todorov, Critica della critica)

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