LETTERATURA & GIORNALISMO |
Senza letteratura morirei. La letteratura non è un mestiere, è una maledizione -
tanto perché lo si sappia. E quando comincia a diventare
percepibile, questa maledizione? Presto, spaventosamente presto. A
un'età in cui ancora si dovrebbe vivere tranquillamente, in pace e
d'accordo con dio e col mondo. [...] Conoscevo un attore di genio
che come uomo era costretto a lottare con una malsana timidezza e
insicurezza. Il suo eccessivo sentimento dell'io, congiunto alla
mancanza di un ruolo, del compito di rappresentare, produceva questo
risultato, in un artista perfetto che era insieme un povero
diavolo... Un artista, un artista vero, non uno che esercita la
professione liberale dell'arte, ma proprio un artista predestinato e
dannato, lei, con uno sguardo anche poco penetrante, lo riconosce
anche in mezzo a una massa di gente. Il sentimento della
separazione, del non far parte, del venire riconosciuto e osservato:
nella sua faccia c'è qualcosa di regale e di imbarazzato. Gli scrittori sono gente disturbata in cerca di compensazione
per una qualche mancanza, una solitudine o un'insicurezza. Sono spaesato, dovunque e sempre. È il mio stato. Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la
realtà che mi circonda, la materia della mia ispirazione non poteva
essere che quella disarmonia. Non nego che il fascismo dapprima, la
guerra più tardi, e la guerra civile più tardi ancora mi abbiano
reso infelice; tuttavia esistevano in me ragioni di infelicità che
andavano molto al di là e al di fuori di questi fenomeni. Ritengo
si tratti di un inadattamento, di un maladjustement psicologico
e morale che è proprio di tutte le nature a sfondo introspettivo,
cioè a tutte le nature poetiche. Per classico s'intende ogni forma creativa o speculativa che -
grazie ai suoi contenuti ideali, visione del mondo, perfezione di
stile - sia capace di suscitare nella mente e nel cuore degli uomini
acquisizioni definitive di conoscenza e di bellezza, e non
necessariamente di edificazione morale: perché questa non spetta
alla letteratura, ma alla pedagogia e alla religione. Osservando uno dei tanti immensi cataloghi di libri nuovi,
verrebbe da piangere pensando che, fra dieci anni, non si sentirà
parlare più di nessuno di essi. Se vivi nel tuo tempo, certi libri li
respiri nell'aria. Il romanzo racconta la storia privata
delle nazioni. Il romanzo è uno specchio che cammina
sulla strada maestra. Io ho scoperto in un attimo, leggendo
Faulkner, che la forma è tutto o quasi tutto, in
letteratura; ho scoperto che dal modo in cui uno
racconta una storia, dal punto di vista che sceglie,
dai fatti che mette in risalto oppure che nasconde,
da chi narra la storia, dal modo in cui viene
organizzato il tempo, dipende interamente il potere
persuasivo del romanzo. Il potere persuasivo non
viene dato dai fatti. [...] letteratura come libertà,
creatività, comunicazione e proiezione
dell'inconscio, evasione e autoanalisi. Un capolavoro letterario non è altro che un vocabolario in
disordine. [...] la poesia soffriva di uno status
incerto. Orgoglio e forza nascevano proprio da questa
debolezza o assenza di legittimazione. Leggendo (di rado a dire il vero) le recensioni e prefazioni,
le analisi e esegesi di costoro, viene spontaneo chiedersi quale mai
possa essere il movente di tanta involuta aridità, chi mai glielo
faccia fare. Uno screditato titolo universitario? Una sotterranea
rivalità con oscuri colleghi? Trapelano impotenze e frustrazioni
private, faticosi snobismi, ingenui ideali di
"scientificità" elettronica, empiti sociologici, sbrindellati
sogni di controllo rivoluzionario, zdanoviano, e un'aura
pateticamente fanatica e vana d'intagliatori di noccioli di pesca. Se vuoi diventare giornalista, devi
attaccare un chiodo al muro e piantarlo a forza di
testate. Stiamo morendo per eccesso di
informazione. Eravamo d'accordo che scrivere romanzi era
l'unica cosa importante rimasta al mondo. Il Romanzo non fa mai pressioni sull'altro
(il lettore); la sua istanza è la verità degli
affetti, non quella delle idee. [...] Un altro fattore che può dare serenità è la lettura.
Nei casi di depressione leggera, alcuni psicologi propongono una
terapia originale e meno costosa dell'assunzione di farmaci, che
potremmo chiamare la biblioterapia. Non si tratta tanto di
pubblicazioni self-help, quanto di letture di qualità, come saggi
interessanti e buoni romanzi. Più che andare in farmacia il
paziente è dunque invitato ad andare in libreria. La vita vera, la vita infine rischiarata e
scoperta, l'unica vita quindi pienamente vissuta, è
la letteratura. Leggere buona letteratura è divertirsi,
certo; ma, anche, imparare, nel modo diretto e
intenso che è quello dell'esperienza vissuta
attraverso le opere di finzione, cosa e come siamo,
nella nostra interezza umana (...). Non avete un'anima, signori miei. Perciò
non vien fuori nemmeno una goccia di letteratura. Il vero scrittore passa al di là della
Letteratura, si affaccia sempre alla Verità. A me - dice - piacciono i libri in cui
tutti i misteri e le angosce passano attraverso una
mente esatta e fredda e senza ombre come quella d'un
giocatore di scacchi. È possibile che la letteratura possa
guarire? Sì. Le parole hanno una funzione salvifica,
per chi le scrive e per chi le legge. La scuola
dovrebbe fare questo: restituire alla letteratura il
proprio ruolo essenziale. Rimetterla al centro dei
saperi umani, farne una chiave indispensabile per
capire se stessi, la vita, il mondo. Del resto, alla
domanda cruciale rivolta agli scrittori -
"Perché scrivi?" - i più sinceri e
consapevoli rispondono: per cambiare me stesso, per
cambiare il mondo. Il rapporto con i libri nobilita le mie
giornate. E' una fuga dalle cose che non vanno
nell'esistenza quotidiana, dalla meschinità, dalla
brutalità, dalla fatica. È un viaggio dentro te
stessa in cui ritrovi un'altra te stessa. Spesso, da parte di giornalisti o anche
durante semplici conversazioni, mi è stata posta la
domanda: Ma lei, perché scrive? Normalmente a questo
rispondo, ed è la verità, che ci sono due ragioni
di grande importanza. La prima ha a che fare con la
necessità di non avere un capo, un boss. La seconda,
per non alzarmi presto. Penso che tutti saremo
d'accordo che sono delle cose non solo importanti, ma anche, in generale, difficili da raggiungere. Essi [Tolstoj e Dostoevskij] rappresentano
in assoluto i due romanzieri più grandi (tutta la
critica, nei suoi momenti cruciali è dogmatica, ma
la vecchia critica si riserva il diritto di esserlo
apertamente e di usare i superlativi). [...] Non c'è
modo di dimostrare che chi pone Madame
Bovary al di sopra di Anna
Karenina o considera Gli
ambasciatori altrettanto grande
e importante de I demoni,
è in errore, non ha il minimo orecchio per certe
tonalità essenziali. Questo tipo di sordità non
può assolutamente essere smentita da una qualche
argomentazione logica. La nozione moderna di realtà quale è
stata elaborata dalla cultura occidentale, la
dobbiamo al romanzo e alle scienze della natura. Il
romanzo è finzione, ma è quel tipo di finzione che
se non siamo interessati alla realtà non riesce a
funzionare. Abbiamo costruito la nostra idea di
realtà attraverso il romanzo ed è il romanzo che ha
messo in scena la differenza, il contrasto fra
realtà e sogno, fra realtà e illusione, fra ideali
e vita reale. Nessun genere artistico può costruirsi
sulla nuda capacità di riuscire avvincente. E poi
per essere avvincente esso deve toccare qualcosa di
sostanziale. Avvincente, infatti, può essere
soltanto la vita umana o, in ogni caso, qualcosa che
abbia con essa un rapporto diretto. E questo elemento
umano deve mostrare un suo aspetto essenziale, cioè
deve avere un grado di viva realtà. Genere letterario eminentemente
pedagogico, il genere romanzesco mostrerà vicende di
apprendistato alla vita, itinerari di avvicinamento
dell'eroe (giovane) alla realtà (adulta). Il romanzo è la forma dell'avventura
[...]; il suo contenuto è la storia di un'anima che
si mette in cammino per conoscersi, che cerca
l'avventure per mettersi alla prova, per trovarvi,
confermando se stessa, la propria essenzialità. Un best-seller è la tomba dorata di un
talento mediocre. Tra le maggiori scoperte fatte negli
ultimi tempi dall'intelligenza umana va annoverata, a
mio parere, l'arte di giudicare i libri senza averli
letti. Il buon critico è quello che racconta le
avventure della sua anima in mezzo ai capolavori. Non ho mai voglia di conversare con un
uomo che ha scritto più di quanto abbia letto. Temo l'uomo di un solo libro. Il mondo esiste per sfociare in un libro. Non riesco a capire come un uomo d'onore
possa prendere in mano un giornale senza un brivido
di disgusto. Se togliessimo il grassetto ai giornali,
quanto più tranquillo sarebbe il mondo. La differenza fra giornalismo e
letteratura è che il giornalismo non è leggibile e
la letteratura non è letta. La moltitudine dei giornali è la letteratura e la tirannide
degli ignoranti. La letteratura è utile, è la via per
raggiungere la saggezza. Evitare le parole stravaganti. [...] Tutti
i termini pedanti non servono allo scopo. Tutto quello che ho per difendermi è
l'alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un
fucile. Io prendo carta straccia e la faccio
diventare denaro. L'arte come oggetto finito, in un saggio
di Garboli torna a liquefarsi, risale allo stato
fluido di possibilità, processo in corso,
tentazione, gestazione dolorosa, malattia. Si direbbe
anzi che per Garboli l'arte sia una malattia
particolare verso cui spericolatamente (con una
imprevidenza che meraviglia) gli artisti precipitano.
Ed è la particolarissima malattia (fra arte e vita)
che ha colpito ogni particolare artista ciò che
magnetizza la curiosità indagatrice di Garboli. [...] teorizzando che tutta la letteratura
è, per natura o per vocazione, soprattutto
clandestina, a-sociale, o antisociale,
<<trasgressiva>>, complice di tutto ciò
che è oggettivamente (oggettualmente) eslege,
disfunzionale, non riconosciuto, rimosso. Sulla
soglia in cui il Rimosso ritorna, e torna in grande
quantità la letteratura come sempre minacciata di
rimozione, ecco, su quella soglia o confine in cui il
passaggio sta per avvenire, Orlando si preoccupa
della legalità teorica, analitica, terminologica:
perchè vuole che venga ammesso e riconosciuto
istituzionalmente ciò che per sua stessa definizione
teorica, invece, non è né ammesso né riconosciuto,
ma appunto messo da parte, occultato, represso. Nulla dies sine linea (non lasciar passare
neanche un giorno senza scrivere una riga). Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie
senza vagliarle, quando pur non le inventa. È vero che ciascuna persona ha sotto il braccio il libro che
si merita. Quella del libro è una religione universale e in ogni angolo
della terra molto è perdonato a chi la professi. - La politica è la grande generalizzatrice, - mi diceva Leo,
- e la letteratura è la grande particolareggiatrice, e non soltanto
esse sono tra loro in relazione inversa, ma hanno addirittura un
rapporto antagonistico. Per la politica, la letteratura è
decadente, molle, irrilevante, fastidiosa, ostinata, noiosa, una
cosa che non ha senso e che non dovrebbe neppure esistere. Perché?
Perché la letteratura è l'impulso a entrare nei particolari. Come
puoi essere un artista e rinunciare alle sfumature? Ma come puoi
essere un politico e permettere le sfumature? Come artista le
sfumature sono il tuo dovere. Il tuo dovere è non semplificare.
Anche se tu dovessi scegliere di scrivere nel modo più semplice,
alla Hemingway, resta il dovere di dare la sfumatura, spiegare la
complicazione, suggerire la contraddizione. Non cancellare la
contraddizione, ma vedere dove, all'interno della contraddizione, si
colloca lo straziato essere umano. Tener conto del caos, farlo
entrare. Devi farlo entrare. Altrimenti produci propaganda. Senza perdere un colpo, Heath replicò: "Sì, ma
esiste un secondo tipo di lettore. È l'isolato sociale - il bambino
che fin da piccolo si sente assai diverso da tutti quelli che lo
circondano. Questo è molto, molto difficile da scoprire in
un'intervista. Le persone non amano ammettere di essere stati degli
isolati sociali da bambini. Allora accade che quel senso di
diversità venga trasportato in un mondo immaginario. Il quale però
non può essere condiviso con quelli che ti stanno intorno - perché
è immaginario. E così il dialogo più importante della tua vita si
svolge con gli autori dei libri che leggi. Anche se non sono
presenti, essi diventano la tua comunità". È necessario poi che tu non scelga Può valere per T.S. Eliot, una delle più singolari
riflessioni di Einstein: ciò che spinge gli uomini, nella scienza come
nell'arte, è essenzialmente il desiderio di sfuggire alla vita
quotidiana irrisolta, alla sua volgarità, alla sua monotonia
disperante in quanto non illuminata dalle soluzioni giuste; la sete
di liberarsi dai ceppi dei desideri più banali. Un carattere ben
temprato non vede l'ora di librarsi nel mondo dell'osservazione
fenomenologica e del pensiero oggettivo. Ma "librarsi" è
possibile solo se "quel carattere ben temprato" riesce a
non perdere la profonda radice emozionale da cui è nato il mito, da
cui è nata l'illuminazione poetica. Questa benedetta o maledetta riflessione moderna, questa
smania di positivismo, di studi, di osservazioni, di collezioni di
fatti, noi non possiamo cavarcela di dosso. Comunicare la propria esperienza vissuta non consiste nel
trascrivere sulla carta un linguaggio preesistente: il vissuto non
è formulato; per lo scrittore si tratta di strappare degli
enunciati definiti e intelligibili alla confusa opacità del non
detto. Io leggo e scrivo per capire di me qualcosa che ancora non so.
Finora ho imparato più cose dalla letteratura che da ogni altro
genere di disciplina. Dostoevskij, Conrad, Tolstoj non furono molto attratti dagli
esperimenti di laboratorio[…] la loro arte non era il prodotto di
calcolati esperimenti formali. Questo è un diario e dunque abbandonati, svela qualsiasi
nascondiglio della tua anima. Di che hai paura? Non temesti la
morte, sfidasti qualcuno. Quel che ti è rimasto, in te ancora
sepolto, aprilo alla luce, stendilo nella scrittura. Questo è
essere uomo. [...] la teoria del "correlativo oggettivo", secondo
cui le emozioni individuali del poeta debbono oggettivarsi in
immagini concrete universalmente partecipabili. Mi nutrivo di carta ed emettevo fiamme. Leggere poesia, se non altro, è un processo di formidabile
osmosi linguistica. È anche una forma assai economica di
accelerazione mentale. Entro uno spazio ridottissimo una buona
poesia abbraccia un immenso territorio mentale, e spesso, verso
l'epilogo, offre al lettore un'epifania o una rivelazione. Che idea brillante era riuscito a farsi venire in
mente, che annotazioni penose ne erano risultate. Le parole
rovinano il pensiero, la carta lo rende ridicolo, e mentre ci si
accontenterebbe di mettere sulla carta anche qualcosa di rovinato e
di ridicolo, la memoria si lascia scappare persino questo qualcosa
di rovinato e di ridicolo. La carta trasforma una cosa straordinaria
in una cosa priva d'importanza, in una ridicolaggine - diceva Konrad. L'esperienza ora mi fa dire che non si può comprendere
completamente la tecnica di un testo, un quadro, un romanzo, senza
mettere in relazione la struttura dell'opera con l'esperienza
biografica. Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli
uomini, se la letteratura non glielo apprende. In tutte le cose, e non solo nel mio lavoro, io mi sono visto
opporre pareti scoscese, invalicabili, contro le quali è stato
inutile farsi insanguinare e piedi e mani e ginocchia. L'uomo abita la terra come un essere utile, ma anche poetico. Il libro come antidoto alle heidegerriane tre forme di
quotidianità inautentica: la chiacchiera, la curiosità,
l'equivoco. Il genio del romanzo è quello di descrivere, analizzare,
esplorare, e accumulare i dati della realtà e dell'introspezione.
Di tutte le interpretazioni dell'esperienza tentate dalla
letteratura, di tutte le registrazioni della realtà formulate
attraverso la lingua, il romanzo rappresenta la più coerente e
completa. L'ideale fondamentale della critica è di usare tutto ciò che
può essere usato. Shakespeare è un profeta mandato da Dio a proclamare il
mistero dell'uomo e dell'anima umana. Abbiamo bisogno di brave persone in tutti i campi, ma non in
letteratura. La divulgazione è signorilità. Lo scopo di un'opera onesta è semplice e chiaro: far pensare.
Far pensare il lettore, lui malgrado. La vita è una marcia verso il carcere. La vera letteratura
deve insegnare come fuggire, o promettere la libertà. I ricordi ossessivi traggono da una sorgente, probabilmente
collegata nel profondo alla sessualità, un tremolo
particolare, un fremito dell'anima. Da qualche parte in questa
concatenazione intricata e in questo abisso si trova la risposta
alla domanda ostinata sul piacere che troviamo nella tragedia,
sull'aspetto compulsivo del nostro desiderio di rivivere finzioni di
dolore, di perdita catastrofica. La letteratura è svelamento dell'uomo e del mondo, diceva
Sartre; e aveva ragione. Infatti essa non sarebbe nulla, se non ci
permettesse di capire meglio la vita. 1 | 2 | |
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