LAVORO
Come sia possibile sopportare la vera e
profonda noia di non fare con scrupolo tutto ciò che
si fa, foss'anche battere un chiodo, è difficile
spiegarlo. Il peggio mestiere è quello di non averne
alcuno. Soprattutto niente zelo. È impossibile godere appieno dell'ozio se
non si ha un sacco di lavoro da fare. Il lavoro non mi piace, non piace a
nessuno, ma a me piace quello che c'è nel lavoro: la
possibilità di trovare se stessi. C'è la diffusa tendenza da parte delle
imprese, a considerarti un beneficato, per la sola
ragione che pagano il tuo lavoro. Se gli uomini hanno la capacità di
inventare nuove macchine che tolgono lavoro ad altri
uomini, hanno anche la capacità di rimetterli al
lavoro. Influire è meglio che fare. Non c'è vera ricchezza all'infuori
dell'umano lavoro. Per fare le cose occorre tutto il tempo che occorre. L'uomo è come una bestia, che vorrebbe far niente. L'uomo sano e saggio non si allontana mai dalla ragione e non
si concede nessuno svago se non quello del proprio lavoro. Anche in questa epoca nostra in cui la sofferenza delle masse
è formidabile e i problemi sociali sono straordinariamente
complicati, può esserci una gioia di vivere, sol che noi vogliamo
vedere in ogni problema che il nostro tempo ci pone un compito a noi
affidato. Come può ogni singolo individuo venire a capo di questo campito?
Ciò dipende dalla sua capacità personale e dalla sfera di azione a
lui affidata. Ma chiunque di noi voglia comprendere, può
raggiungere la più alta felicità che l’uomo possa conoscere:
quella di lavorare per la felicità altrui. La società non si cura dell'individuo che nella misura in cui
esso renda. I giovani lo sanno. La loro ansietà nel momento
d'affrontare la vita sociale è simmetrica all'angoscia dei vecchi
al momento in cui ne sono esclusi. V'è quasi sempre un'ambivalenza nel lavoro, che è al tempo
stesso un asservimento, una fatica, ma anche una fonte d'interesse,
un elemento di equilibrio, e un fattore di integrazione alla
società. Quest'ambiguità si riflette nella pensione, che si può
considerare come una specie di grande vacanza, o come una caduta tra
gli scarti. Già esserci è l'ottanta per cento del lavoro. Esiste poi il coraggio necessario per resistere alle
difficoltà che ci logorano. Noi sappiamo che, qualsiasi mestiere
facciamo, qualsiasi compito svolgiamo, ogni giorno incontreremo
continuamente opposizioni, ostacoli da superare. E in certi casi le
difficoltà sono così grandi da farti pensare che forse sia meglio
lasciar perdere, ritirarsi. Ti assalgono allora un'immensa fatica e
il senso dell'inutilità di ogni cosa. [...] Lo scoramento è una
terribile tentazione. Il lavoro e l’applicazione continui sono il cibo del mio
spirito. Quando comincerò a cercare il riposo, allora smetterò di
vivere. L'accorciamento dell'orario di lavoro non ha creato nuovo
lavoro ma solo straordinari. In ogni attività la passione toglie gran parte della
difficoltà. [Odio il lavoro] che mi realizza come un pugno nello stomaco. Il lavoro, il merito e l'esperienza devono essere sempre
ricompensate. Non dare mai a nessuno il 100% di te stesso. Non è dal lavoro che nasce la civiltà: essa nasce dal tempo
libero e dal gioco. Chi è maestro nell'arte di vivere distingue poco fra il suo
lavoro e il suo tempo libero, fra la sua mente e il suo corpo, la
sua educazione e la sua ricreazione, il suo amore e la sua
religione. Con difficoltà sa cos'è cosa. Persegue semplicemente la
sua visione dell'eccellenza in qualunque cosa egli faccia, lasciando
agli altri decidere se stia lavorando o giocando. Lui pensa sempre
di fare entrambe le cose insieme. Il lavoro è umano solo se resta intelligente e libero. La causa principale del progresso nelle capacità produttive
del lavoro, nonché della maggior parte dell'arte, destrezza e
intelligenza con cui il lavoro viene svolto e diretto, sembra sia
stata la divisione del lavoro. Quando lavoriamo dobbiamo lavorare. Quando giochiamo dobbiamo
giocare. Non serve a nulla cercare di mescolare le due cose. L'unico
obiettivo deve essere quello di svolgere il lavoro e di essere
pagati per averlo svolto. Quando il lavoro è finito, allora può
venire il gioco, non prima. La reale conquista della scienza e della tecnologia moderna
consiste nel prendere delle persone normali, nell'istruirle a fondo
in un settore limitato e quindi nel riuscire, grazie a un'adeguata
organizzazione, a coordinare la loro competenza con quella di altre
persone specializzate, ma egualmente normali. Ciò consente di fare
a meno dei geni. Il posto di lavoro ideale è definito come ambiente sicuro e
salutare, nel quale le persone possono esprimere il loro potenziale
attraverso un lavoro essenzialmente gratificante e per il quale
vengono ricompensate in modo equo. Dobbiamo impegnarci a far bene, ma ricordandoci che una cosa
fatta bene può sempre essere fatta meglio. Non saprei iniziar niente con una felicità eterna, se non mi
si offrissero nuovi compiti e nuove difficoltà da superare. Ci sarà da lavorare, quindi ci sarà da divertirsi. I consumatori nella società dei consumi, così come gli
abitanti della Leonia di Calvino, hanno bisogno di "spazzaturai",
e in gran numero, e del tipo che non si schifa a toccare e
maneggiare quel che è già stato consegnato al cumulo delle
immondizie; ma i consumatori non sono disposti a fare il lavoro
degli spazzaturai. In fin dei conti, sono stati formati a godere
delle cose, non a soffrirne. Sono stati educati a non sopportare la
noia, la monotonia e i passatempi tediosi. Sono stati addestrati a
cercare strumenti che facciano per loro ciò che un tempo facevano
da soli. Sono stati sintonizzati sul mondo del "pronto
all'uso" e al mondo della soddisfazione istantanea. Ecco che
cosa sono le delizie della vita dei consumatori. Ecco che cos'è il
consumismo. E di certo non comprende lo svolgimento di lavori
sporchi, sfibranti, noiosi o semplicemente non divertenti. Con ogni
trionfo successivo del consumismo, il bisogno di spazzaturai cresce,
e il numero delle persone disposte a diventarlo cala. La fabbrica fordista [...] ridusse le attività umane a
movimenti semplici, standardizzati e in grande misura preprogrammati,
da seguire ubbidientemente e meccanicamente senza impegnare alcuna
facoltà mentale e tenendo alla larga la spontaneità e qualsiasi
iniziativa individuale. Lavoriamo senza riflettere, è l'unico modo per rendere la
vita sopportabile. La mia prima scoperta è stata che nessuna occupazione, per
quanto umile, è veramente "non qualificata". Tutti i
lavori che ho affrontato nel corso del mio esperimento richiedevano
concentrazione e molti anche la padronanza di nuovi termini, nuovi
strumenti, nuove competenze: dal passare gli ordini al computer di
un ristorante al manovrare l'aspirapolvere a zaino.. [...]
Indipendentemente dal mio valore negli altri settori della vita, nel
mondo del lavoro a basso costo ero una persona di media abilità:
capace di imparare, ma anche di combinare disastri. Si vedeva che detestavano le ore passate in ufficio, ma non è
che fossero proprio ansiose di tornare dai mariti e dalle mogli
irascibili e dai figli villani, o da nessuno se vivevano da sole. Il
viaggio in treno era un piccolo intermezzo in cui potevano essere se
stessi, niente capo, niente marito, niente moglie, niente colleghi e
niente figli. Non ho mai considerato degradante una sola delle centinaia e
migliaia di attività che ho svolto nella cantina. Conosco molti cretini, figli di potenti che con varie
strategie sconfiggono giovani intelligenti, ma meno abbienti: gli
idioti del successo che potranno dire di aver prevalso in un sistema
aperto, in una competizione paritaria. sono impietrito di fronte
alle sopraffazioni, ai concorsi pubblici espletati nel pieno rigore
delle formalità burocratiche e guidati per far vincere i
raccomandati. In alcuni casi, quando il livello è di una disparità
abissale, uno perde perché il suo valore non è quello richiesto
per la specifica posizione. Bravissimo ma non ha concorso al posto
giusto, aggiudicato a un imbecille che ha fatto poco, ma nell'ambito
di pertinenza. Sono impaurito da questa meritocrazia che esclude i
meritevoli, futuri malati di emarginazione, come fossero predisposti
per una scadente biologia, razza impura. Ormai i ragazzi si buttano a capofitto in professioni che
hanno scelto nella culla. Che ne era stato dei tentativi a vuoto? Il lavoro. Ti ha in pugno. È tutto intorno a te, come una
gelatina permanente che ti circonda, ti assorbe. E quando ci sei
dentro, guardi la vita attraverso una lente deformante. Massì,
certe volte ti prendi i tuoi angoli di relativa libertà dove puoi ritirarti,
quegli spazi leggeri e delicati dove le cose nuove e diverse, cose
migliori, possono sembrarti possibili. "[...] Capisco che hai sbiellato. Quando si deve lavorare
sempre al limite delle proprie possibilità, capita di andare fuori
giri". Almeno nel lavoro, avevo scoperto qualcosa che volevo. Qualunque cosa facessi, ero di solito annoiato, mi sentivo sempre
sottoutilizzato, non al massimo delle mie possibilità. Adesso mi
piaceva studiare, amavo leggere e mi piaceva il mio praticantato
[...] Occorre che i poveri trovino il lavoro da sé, che cerchino e
si ingegnino, che occupino posti reperibili sul mercato. [...] Non
occorrono leggi per cercare di procurare lavoro ai poveri; occorrono
invece leggi per costringere i poveri a lavorare. Non è il lavoro che deve andare in cerca degli uomini, ma
sono gli uomini che devono andare in cerca del lavoro. Ogni lavoro manuale richiede movimenti precisi e puliti, dove
sia netta la fine dell'uno e l'inizio dell'altro. E questa è la sua
grande, umile bellezza. "Si lavora meglio quando si ha famiglia. Se fossi rimasto
solo, credo, non avrei lavorato la metà. A che pro guadagnare dei
quattrini, quando non si ha per chi spenderli". Ma perché non parliamo delle cose che intendo fare domani? [...] dopo aver descritto quanto debbo al mio vecchio
mestiere, e la mia gratitudine per quanto mi ha dato (compresa la
pensione, e l'opportunità di girare per affari mezza Europa), devo
aggiungere che il giorno in cui l'ho lasciato è stato per me un
giorno di liberazione: mi sembrava di camminare sulle nuvole [...].
Una liberazione più pura, meno contaminata, di quella che ha posto
termine al Lager, e che si era svolta su uno scenario di strage e di
morte. |
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aggiornata il 11.02.10 |