INDIVIDUO

Sono innanzi tutto un uomo e francese solo per caso.
(Montesquieu)

Tutti gli esseri umani sono esuli. Siamo nati e non sappiamo perché, moriremo e non sappiamo perché. Ognuno è un profugo perché non sappiamo nulla della nostra missione su questa terra. Patisco da quando ho cominciato a capire.
(I.B. Singer)

Io sono solo, e loro invece sono tutti.
(F. Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo)

Io sono un enigma a me stesso.
(Agostino, Le Confessioni)

L'io si afferma opponendosi.
(G. Fichte)

Davanti all'obiettivo io sono contemporaneamente: quello che io credo di essere, quello che vorrei si creda io sia, quello che il fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve per far mostra della sua arte
(R. Barthes, Camera chiara)

Siamo macchine stupefacenti, programmati come computer.
(L. Berio)

Lo stile è l'impronta di ciò che si è in ciò che si fa.
(R. Daumaul)

Per operare grandi cose, bisogna vivere come se non si dovesse mai morire.
(Vauvenargues)

L'Io è odioso.
(B. Pascal)

La folla non fa per me, è il terreno dove attecchisce l'ideologia. Credo nell'individuo.
(M. amis, intervista al "Corriere della Sera", 17 settembre 2009)

Genio è colui o colei che produce opere che non perdono valore nel tempo. Shakespeare ne è il massimo esempio. Il genio non ha limiti. Il suo apparire non dipende da particolari condizioni storiche, da fattori sociali, economici, ambientali. E' unico.
(H. Bloom)

Nell'uomo, in ogni uomo, c'è una grande possibilità di cambiamento.
(V. Foa)

Parlino male di noi, purché ne parlino.
(Lenin)

L'inferno sono gli Altri.
(J.P. Sartre, Porte chiuse)

Tutto quello che so è che sto diventando matta. Sono stufa di tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri. Sono stufa della gente che vuole arrivare, fare qualcosa di notevole eccetera, essere un tipo interessante. È disgustoso, disgustoso e basta. Me ne infischio di quello che dicono.
(J.D. Salinger, Franny e Zooey)

Per molto tempo crediamo di conoscere la natura dei nostri desideri, delle nostre inclinazioni e dei nostri stati d'animo. Ma poi arriva un attimo in cui un'esplosione assordante ci avverte che viviamo in luoghi diversi da quelli in cui vorremmo vivere, che non ci occupiamo delle cose per cui abbiamo attitudine, che cerchiamo i favori o suscitiamo la collera di persone con cui non abbiamo nulla in comune, mentre ci manteniamo distanti, sordi e indifferenti nei confronti delle persone di cui proviamo nostalgia e a cui siamo legati da un vincolo profondo. Chi non presta ascolto a un tale avvertimento rischia di vivere una vita goffa e dimezzata, senza mai essere veramente se stesso. Non è un sogno, e neanche un "sogno a occhi aperti": è uno strano, rapinoso stato d'animo quello che ci rivela quali siano i nostri compiti, i nostri obblighi e il nostro destino, e che cosa, nella nostra vita, appartenga esclusivamente a noi; questi istanti ci mostrano ciò che vi è di personale nella nostra esistenza, quello che entro i limiti angusti della condizione umana costituisce l'essenza specifica dell'individualità. In tali momenti non mi sono mai attardato a riflettere, ho sempre obbedito al segnale senza la minima esitazione, con la placidità di un sonnambulo.
(S. Marai, Confessioni di un borghese)

Ogni essere vivente[...] porta in sé una volontà di sperimentare, vivere, espandersi, affermarsi, dominare sugli altri. Tutti gli animali delimitano un proprio territorio e lottano per espanderlo e impedire agli estranei di entrarvi. Tutti i maschi cercano di accoppiarsi con tutte le femmine più belle e le femmine con i maschi più forti o più vistosi. Tutti inoltre lottano per affermare e vedere riconosciuta la propria superiorità, il proprio rango. Nietzsche, che per primo ha capito questa tendenza universale, l'ha chiamata "volontà di potenza".
[...]
Ciò che invece continua a contare, e sempre di più, è la volontà di potenza in se stessa, purché intesa nel suo senso più ampio, come energia vitale, volontà di creare, di realizzare, di superare gli altri. E questo in tutti i campi, nella scienza, nella musica, nel cinema, negli affari, nella politica. Dovunque il fattore decisivo resta questo slancio interiore che si presenta come irrequietezza, ambizione, curiosità, coraggio di sperimentare il nuovo, tenacia, voglia di riuscire. Lo si vede già nei bambini, negli adolescenti destinati al successo. Qualche volta si presenta come capacità specifica, come nei geni matematici o musicali precoci, ma spesso assume solo l'aspetto di una inquietudine evasiva, conturbante. Lo si vede negli uomini e nelle donne che riusciranno, che hanno tutti, indistintamente, una grande fede in se stessi, una caparbia volontà di realizzare la propria meta da cui nessuno riesce a distoglierli. Per cui cadono e si rialzano. E gli altri percepiscono la loro superiorità. Spesso li invidiano, li temono, cercano di fermarli, ma inutilmente.
(F. Alberoni)

Nella lotta fra te e il mondo asseconda il mondo.
(F. Kafka, Aforismi di Zürau)

Sempre la mia ambizione è stata superiore alle mie forze.
(T. Bernhard, Un bambino)

L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di esso non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidato da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! È questo il motto dell'illuminismo.
(I Kant, Risposta alla domanda: che cos'è l'illuminismo? in  Antologia di scritti politici)

Cerco un uomo.
(Diogene)

Anche quelli che meglio ho conosciuti
sono ignoti, anzi, ignoti più degli altri.
(J. Clare)

[...] l'accento posto fin dall'inizio sull'individuo piuttosto che sul Tutto. Le stesse realtà globali, come lo Stato, nella tradizione europea sono al servizio dell'individuo, che è il protagonista. È un filo rosso che risale alla polis greca, al concetto stoico e cristiano di persona e continua con l'umanesimo, l'illuminismo, il liberalismo, la democrazia e il socialismo democratico. Per questo credo che le radici ebraico-cristiane facciano parte del patrimonio europeo. Credo che la differenza essenziale tra civiltà occidentale e orientale consiste in questo. Grandissime civiltà, come l'India, sono diverse. Nella Bhagavad Gita, il testo sacro indiano, prevale il senso della totalità.
(C. Magris)

L'uomo spesso diventa quel che crede di essere.
(Ghandi)

Si può guarire un uomo da ogni fobia tranne la vanità.
(J.J. Rousseau

Una voce suona tanto più stonata quanto più è limpida. Quando un uomo crea un mondo proprio, diventa un corpo estraneo che viene preso di mira da tutte le leggi.
(J. Brodskij)

Aveva una sola idea. Pessima anche quella.
(dottor Johnson)

Io sono io perché mi riconosce il mio cagnolino.
(G. Stein)

Mio caro signore, questo caso è fatto di sogni scaturiti dai libri; qui c'è un cuore sovreccitato dalle teorie.
(F. Dostoevskij, Delitto e castigo)

La gente è disposta a capirti solo se sei arrivato, non lungo il percorso. Per questo ho sacrificato amici e vita privata.
(Fabri Fibra, rapper)

La modernità consiste nel riconoscimento dell'individuo, nell'uguaglianza dei diritti di uomini e donne, nella cultura dei valori democratici, nell'apertura verso il mondo.
(T. Ben Jelloun)

Un'ambizione commisurata all'ambiente e alle proprie capacità è una carica positiva ricca di potenzialità e di soddisfazioni.
(G. V. Caprara, psicologo)

Essere uomo significa, precisamente, essere responsabile.
(A. de Saint-Exupery, Il piccolo principe)

Il mio animo è così singolare che io stesso non mi ci riconosco [...], violentato ogni giorno da una quantità di bisogni.
(C. Baudelaire, Lettere)

Sempre in balia dell'incertezza, spinto da un estremo all'altro, l'uomo sente la sua nullità, la sua disperazione, la sua insufficienza, la sua dipendenza, la sua debolezza e salgono immediatamente dal profondo del suo cuore la noia, la melanconia, la tristezza, il cattivo umore, l'irritazione, la disperazione.
(B. Pascal)

Amo la libertà, e non voglio e non posso mettermi al servizio di un qualsiasi partito.
(Erasmo da Rotterdam)

Proprio quando io non sono niente, allora divento veramente un uomo!
(Sofocle, Edipo a Colono)

Il pensiero politico dell’Illuminismo ha le radici nell’idea dell’autonomia dell’individuo e nel primato del singolo. L’individuo è considerato un essere razionale, in grado di operare delle scelte e di essere padrone di se stesso. Queste sono le basi dell’autogoverno e, in ultima istanza, della democrazia. L’individualismo si è sviluppato in Occidente a partire dalla fine del medioevo, quando ha preso forma concreta l’idea che la società è niente più che un aggregato di individui e che il loro bene deve essere il fine dell’organizzazione sociale e dell’attività politica.
(Z. Sternhell, intervista a Il Giornale 03.06.2007)

[...] rifugiarsi nella cittadella interiore.
(I. Berlin)

Che m'importa del mondo che va a fondo - non voglio sapere nulla di quello che accade al di fuori della mia isola beata!
(F. Hölderlin)

Chiamo borghese tutto ciò che pensa bassamente.
(G. Flaubert)

La liberazione è un atto non infrequente nella storia intellettuale europea. Un liberatore è qualcuno che non tanto risponde ai nostri problemi teorici o pratici quanto piuttosto riesce a trasformarli: mette fine alle nostre ansie e frustrazioni collocando noi stessi entro una nuova cornice dove i vecchi problemi cessano di avere un significato e ne appaiono di nuovi che in qualche modo hanno le loro soluzioni già prefigurate nell'universo nuovo in cui veniamo a trovarci. Così, per esempio, coloro che ricevettero la liberazione dagli umanisti del Rinascimento o dai philosophes del Settecento non pensavano semplicemente di avere avuto risposte più esatte da Platone o da Newton che non da Alberto Magno o dai gesuiti, ma si sentivano immessi in un universo nuovo. Le domande che avevano turbato i loro predecessori apparivano improvvisamente assurde e inutili. Il momento in cui cadono le vecchie catene e ci si sente ricreati in un'immagine nuova può decidere una vita. È impossibile dire da chi non possa venire, in questo senso, la liberazione: probabilmente Voltaire emancipò più uomini, già nel corso della sua vita, che chiunque altro prima o dopo di lui; Schiller, Kant, Stuart Mill, Ibsen, Nietzsche, Samuel Butler, Freud hanno liberato altri esseri umani. Per quanto ne so, lo stesso effetto possono averlo avuto Anatole France o anche Aldous Huxley.
(I. Berlin, Il riccio e la volpe)

Non cercare soluzioni in questo libro - non ce ne sono; in generale l'uomo moderno non ha soluzioni.
(A. Herzen, introduzione a Dall'altra riva)

Non si può chiudere gli occhi di fronte al libero arbitrio. Rischiare la contraddizione - la libertà è necessaria. Se volete mettervi dalla parte del Fato, e dire "il Fato è tutto", allora noi diremo che una parte del Fato è costituita dalla libertà dell'uomo. Nell'anima sgorgherà per sempre l'impulso di scegliere e di agire. L'intelletto annulla il Fato. Finché l'uomo pensa è libero.
(R.W. Emerson, La guida della vita)

Nessun uomo è un'isola.
(J. Donne)

Per tutta la vita stiamo insieme a persone che di noi non sanno assolutamente nulla, e che affermano tuttavia in continuazione di sapere tutto di noi, i nostri parenti più stretti e i nostri amici più intimi di noi non sanno nulla perché noi stessi ne sappiamo poco. [...] Quello che noi stessi non abbiamo il coraggio di dirci, perché in effetti siamo incompetenti, gli altri invece osano rinfacciarcelo, ma costoro, o perché non vogliono o perché non possono, non vedono proprio nulla, né di fuori né di dentro. Noi tutti siamo ininterrottamente esseri umani rigettati da altri esseri umani che ogni giorno devono ritrovare, raccattare e ricomporre i frammenti di se stessi. Anche noi, man mano che andiamo avanti negli anni, pronunciamo giudizi che sono sempre più severi e siamo costretti a tollerare che gli altri pronuncino a loro volta giudizi contro di noi due volte più severi dei nostri. L'incompetenza regna sovrana sotto ogni aspetto e, con l'andar del tempo, è naturale che provochi l'indifferenza. Dopo tanti anni di vulnerabilità e violabilità siamo ormai diventati quasi inviolabili e invulnerabili, percepiamo le ferite che ci vengono inflitte, ma non siamo più ipersensibili come una volta. Assestiamo agli altri colpi più duri e sopportiamo da loro colpi più duri.
(T. Bernhard, La cantina)

Chi non impiega fin da giovanissimo gran parte delle proprie energie per contrapporsi alla follia della massa, diventa inevitabilmente vittima dell'idiozia.
(T. Bernhard, I mangia a poco)

Lo spirito dell'illuminismo è quello dell'autonomia dell'individuo.
(T. Todorov, La letteratura in pericolo)

L'uomo è peggio delle bestie, che quand'hanno saziata la fame e la foia non conoscono invidia. L'uomo è nemico del prossimo.
(R. Bacchelli, Il mulino del Po)

La missione di ogni uomo consiste nell’essere una forza della natura e non un grumo agitato di guai e di rancori che recrimina perché l’universo non si dedica a renderlo felice.
(G.B. Shaw)

La mia prima (inattendibile) impressione fu anche di un uomo frenato da uno sconcerto generalizzato: piegato, a soli ventott'anni, dalla riluttanza del mondo a sottomettersi senza obiezioni alla sua forza, alla sua bellezza e ai pressanti bisogni personali di cui erano al servizio. Ecco cosa gli si leggeva in faccia: il rabbioso riconoscimento di una resistenza inaspettata e assolutamente ridicola.
(P. Roth, Il fantasma esce di scena)

Il nuovo narcisista è perseguitato dall'ansia e non dalla colpa.
(C. Lasch)

La cultura sacrificale è morta [...] abbiamo smesso di riconoscerci nell'obbligo di vivere per altro che per noi stessi.
(G. Lipovetsky, L'era del vuoto. Saggi sull'individualismo contemporaneo)

Ognuno cerca intensamente negli occhi dell'altro approvazione, ammirazione o amore.
(J.C. Kaufmann)

Nessun animale si stupisce di esistere, eccetto l'uomo.
(A. Schopenhauer)

Egli era estraneo a quella moltitudine come a una tribù di oceanidi; egli era anche estraneo al suo paese, alla terra natale, alla patria, com'era estraneo alla sua famiglia, alla sua casa. Egli doveva rinunziare per sempre a quella vana ricerca del punto fisso, dell'appoggio stabile, del sostegno sicuro. "Il senso che io ho del mio essere è simile  a quello che può avere un uomo, il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede". Con questa imagine aveva egli rappresentato, una volta, la sua perpetua ansietà.
(G. D'annunzio, Il trionfo della morte)

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Valentino Sossella