INDIVIDUO
Sono innanzi tutto un uomo e francese solo per caso. Tutti gli esseri umani sono esuli. Siamo
nati e non sappiamo perché, moriremo e non sappiamo perché. Ognuno è un profugo
perché non sappiamo
nulla della nostra missione su questa terra. Patisco
da quando ho cominciato a capire. Io sono solo, e loro invece sono tutti. Io sono un enigma a me stesso. L'io si afferma opponendosi. Davanti all'obiettivo io sono
contemporaneamente: quello che io credo di essere,
quello che vorrei si creda io sia, quello che il
fotografo crede io sia, e quello di cui egli si serve
per far mostra della sua arte Siamo macchine stupefacenti, programmati
come computer. Lo stile è l'impronta di ciò che si è
in ciò che si fa. Per operare grandi cose, bisogna vivere
come se non si dovesse mai morire. L'Io è odioso. La folla non fa per me, è il terreno dove attecchisce
l'ideologia. Credo nell'individuo. Genio è colui o colei che produce opere
che non perdono valore nel tempo. Shakespeare ne è
il massimo esempio. Il genio non ha limiti. Il suo
apparire non dipende da particolari condizioni
storiche, da fattori sociali, economici, ambientali.
E' unico. Nell'uomo, in ogni uomo, c'è una grande
possibilità di cambiamento. Parlino male di noi, purché ne parlino. L'inferno sono gli Altri. Tutto quello che so è che sto diventando matta. Sono stufa di
tutti questi ego, ego, ego. Del mio e di quello di tutti gli altri.
Sono stufa della gente che vuole arrivare, fare qualcosa di notevole
eccetera, essere un tipo interessante. È disgustoso, disgustoso e
basta. Me ne infischio di quello che dicono. Per molto tempo crediamo di conoscere la natura dei nostri
desideri, delle nostre inclinazioni e dei nostri stati d'animo. Ma
poi arriva un attimo in cui un'esplosione assordante ci avverte che
viviamo in luoghi diversi da quelli in cui vorremmo vivere, che non
ci occupiamo delle cose per cui abbiamo attitudine, che cerchiamo i
favori o suscitiamo la collera di persone con cui non abbiamo nulla
in comune, mentre ci manteniamo distanti, sordi e indifferenti nei
confronti delle persone di cui proviamo nostalgia e a cui siamo
legati da un vincolo profondo. Chi non presta ascolto a un tale
avvertimento rischia di vivere una vita goffa e dimezzata, senza mai
essere veramente se stesso. Non è un sogno, e neanche un
"sogno a occhi aperti": è uno strano, rapinoso stato
d'animo quello che ci rivela quali siano i nostri compiti, i nostri
obblighi e il nostro destino, e che cosa, nella nostra vita,
appartenga esclusivamente a noi; questi istanti ci mostrano ciò che
vi è di personale nella nostra esistenza, quello che entro i limiti
angusti della condizione umana costituisce l'essenza specifica
dell'individualità. In tali momenti non mi sono mai attardato a
riflettere, ho sempre obbedito al segnale senza la minima
esitazione, con la placidità di un sonnambulo. Ogni
essere vivente[...] porta in sé una volontà di sperimentare,
vivere, espandersi, affermarsi, dominare sugli altri. Tutti gli
animali delimitano un proprio territorio e lottano per espanderlo e
impedire agli estranei di entrarvi. Tutti i maschi cercano di
accoppiarsi con tutte le femmine più belle e le femmine con i
maschi più forti o più vistosi. Tutti inoltre lottano per affermare
e vedere riconosciuta la propria superiorità, il proprio rango.
Nietzsche, che per primo ha capito questa tendenza universale, l'ha
chiamata "volontà di potenza". Nella
lotta fra te e il mondo asseconda il mondo. Sempre
la mia ambizione è stata superiore alle mie forze. L'illuminismo
è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve
imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se
stesso è questa minorità, se la causa di esso non dipende da
difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del
coraggio di far uso del proprio intelletto senza essere guidato da
un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua
propria intelligenza! È questo il motto dell'illuminismo. Cerco un
uomo. Anche
quelli che meglio ho conosciuti [...]
l'accento posto fin dall'inizio sull'individuo piuttosto che sul
Tutto. Le stesse realtà globali, come lo Stato, nella tradizione
europea sono al servizio dell'individuo, che è il protagonista. È
un filo rosso che risale alla polis greca, al concetto stoico
e cristiano di persona e continua con l'umanesimo, l'illuminismo, il
liberalismo, la democrazia e il socialismo democratico. Per questo
credo che le radici ebraico-cristiane facciano parte del patrimonio
europeo. Credo che la differenza essenziale tra civiltà occidentale
e orientale consiste in questo. Grandissime civiltà, come l'India,
sono diverse. Nella Bhagavad Gita, il testo sacro indiano,
prevale il senso della totalità. L'uomo
spesso diventa quel che crede di essere. Si può
guarire un uomo da ogni fobia tranne la vanità. Una voce
suona tanto più stonata quanto più è limpida. Quando un uomo crea
un mondo proprio, diventa un corpo estraneo che viene preso di mira
da tutte le leggi. Aveva
una sola idea. Pessima anche quella. Io sono
io perché mi riconosce il mio cagnolino. Mio caro
signore, questo caso è fatto di sogni scaturiti dai libri; qui c'è
un cuore sovreccitato dalle teorie. La gente è
disposta a capirti solo se sei arrivato, non lungo il percorso. Per
questo ho sacrificato amici e vita privata. La modernità
consiste nel riconoscimento dell'individuo, nell'uguaglianza dei
diritti di uomini e donne, nella cultura dei valori democratici,
nell'apertura verso il mondo. Un'ambizione
commisurata all'ambiente e alle proprie capacità è una carica
positiva ricca di potenzialità e di soddisfazioni. Essere uomo
significa, precisamente, essere responsabile. Il mio animo è
così singolare che io stesso non mi ci riconosco [...], violentato
ogni giorno da una quantità di bisogni. Sempre in balia
dell'incertezza, spinto da un estremo all'altro, l'uomo sente la sua
nullità, la sua disperazione, la sua insufficienza, la sua
dipendenza, la sua debolezza e salgono immediatamente dal profondo
del suo cuore la noia, la melanconia, la tristezza, il cattivo
umore, l'irritazione, la disperazione. Amo la libertà, e non voglio e non posso mettermi al
servizio di un qualsiasi partito. Proprio quando io non sono niente, allora divento veramente un
uomo! Il pensiero politico
dell’Illuminismo ha le radici nell’idea dell’autonomia
dell’individuo e nel primato del singolo. L’individuo è
considerato un essere razionale, in grado di operare delle scelte e
di essere padrone di se stesso. Queste sono le basi
dell’autogoverno e, in ultima istanza, della democrazia.
L’individualismo si è sviluppato in Occidente a partire dalla
fine del medioevo, quando ha preso forma concreta l’idea che la
società è niente più che un aggregato di individui e che il loro
bene deve essere il fine dell’organizzazione sociale e
dell’attività politica. [...] rifugiarsi nella cittadella
interiore. Che m'importa del mondo che va a
fondo - non voglio sapere nulla di quello che accade al di fuori
della mia isola beata! Chiamo borghese tutto ciò che
pensa bassamente. La liberazione è un atto non
infrequente nella storia intellettuale europea. Un liberatore è
qualcuno che non tanto risponde ai nostri problemi teorici o pratici
quanto piuttosto riesce a trasformarli: mette fine alle nostre ansie
e frustrazioni collocando noi stessi entro una nuova cornice dove i
vecchi problemi cessano di avere un significato e ne appaiono di
nuovi che in qualche modo hanno le loro soluzioni già prefigurate
nell'universo nuovo in cui veniamo a trovarci. Così, per esempio,
coloro che ricevettero la liberazione dagli umanisti del
Rinascimento o dai philosophes del Settecento non pensavano
semplicemente di avere avuto risposte più esatte da Platone o da
Newton che non da Alberto Magno o dai gesuiti, ma si sentivano
immessi in un universo nuovo. Le domande che avevano turbato i loro
predecessori apparivano improvvisamente assurde e inutili. Il
momento in cui cadono le vecchie catene e ci si sente ricreati in
un'immagine nuova può decidere una vita. È impossibile dire da chi
non possa venire, in questo senso, la liberazione: probabilmente
Voltaire emancipò più uomini, già nel corso della sua vita, che
chiunque altro prima o dopo di lui; Schiller, Kant, Stuart Mill,
Ibsen, Nietzsche, Samuel Butler, Freud hanno liberato altri esseri
umani. Per quanto ne so, lo stesso effetto possono averlo avuto
Anatole France o anche Aldous Huxley. Non cercare soluzioni in questo
libro - non ce ne sono; in generale l'uomo moderno non ha soluzioni. Non si può chiudere gli occhi di
fronte al libero arbitrio. Rischiare la contraddizione - la libertà
è necessaria. Se volete mettervi dalla parte del Fato, e dire
"il Fato è tutto", allora noi diremo che una parte del
Fato è costituita dalla libertà dell'uomo. Nell'anima sgorgherà
per sempre l'impulso di scegliere e di agire. L'intelletto annulla
il Fato. Finché l'uomo pensa è libero. Nessun uomo è un'isola. Per tutta la vita stiamo insieme
a persone che di noi non sanno assolutamente nulla, e che affermano
tuttavia in continuazione di sapere tutto di noi, i nostri parenti
più stretti e i nostri amici più intimi di noi non sanno nulla
perché noi stessi ne sappiamo poco. [...] Quello che noi stessi non
abbiamo il coraggio di dirci, perché in effetti siamo incompetenti,
gli altri invece osano rinfacciarcelo, ma costoro, o perché non
vogliono o perché non possono, non vedono proprio nulla, né di
fuori né di dentro. Noi tutti siamo ininterrottamente esseri umani
rigettati da altri esseri umani che ogni giorno devono ritrovare,
raccattare e ricomporre i frammenti di se stessi. Anche noi, man
mano che andiamo avanti negli anni, pronunciamo giudizi che sono
sempre più severi e siamo costretti a tollerare che gli altri pronuncino
a loro volta giudizi contro di noi due volte più severi dei nostri.
L'incompetenza regna sovrana sotto ogni aspetto e, con l'andar del
tempo, è naturale che provochi l'indifferenza. Dopo tanti anni di vulnerabilità
e violabilità siamo ormai diventati quasi inviolabili e
invulnerabili, percepiamo le ferite che ci vengono inflitte, ma non
siamo più ipersensibili come una volta. Assestiamo agli altri colpi
più duri e sopportiamo da loro colpi più duri. Chi non impiega fin da
giovanissimo gran parte delle proprie energie per contrapporsi alla
follia della massa, diventa inevitabilmente vittima dell'idiozia. Lo spirito dell'illuminismo è
quello dell'autonomia dell'individuo. L'uomo è peggio delle bestie,
che quand'hanno saziata la fame e la foia non conoscono invidia.
L'uomo è nemico del prossimo. La missione di ogni uomo consiste nell’essere una forza
della natura e non un grumo agitato di guai e di rancori che
recrimina perché l’universo non si dedica a renderlo felice. La mia prima (inattendibile) impressione fu anche di un uomo
frenato da uno sconcerto generalizzato: piegato, a soli ventott'anni,
dalla riluttanza del mondo a sottomettersi senza obiezioni alla sua
forza, alla sua bellezza e ai pressanti bisogni personali di cui
erano al servizio. Ecco cosa gli si leggeva in faccia: il rabbioso
riconoscimento di una resistenza inaspettata e assolutamente
ridicola. Il nuovo narcisista è perseguitato dall'ansia e non dalla
colpa. La cultura sacrificale è morta [...] abbiamo smesso di
riconoscerci nell'obbligo di vivere per altro che per noi stessi. Ognuno cerca intensamente negli occhi dell'altro approvazione,
ammirazione o amore. Nessun animale si stupisce di esistere, eccetto l'uomo. Egli era estraneo a quella moltitudine come a una tribù di
oceanidi; egli era anche estraneo al suo paese, alla terra natale,
alla patria, com'era estraneo alla sua famiglia, alla sua casa. Egli
doveva rinunziare per sempre a quella vana ricerca del punto fisso,
dell'appoggio stabile, del sostegno sicuro. "Il senso che io ho
del mio essere è simile a quello che può avere un uomo, il
quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e
pericolante, senta di continuo mancargli l'appoggio, dovunque egli
posi il piede". Con questa imagine aveva egli rappresentato,
una volta, la sua perpetua ansietà. |
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