FELICITÀ
I felici sono felici per il possesso della
giustizia e della temperanza e gli infelici, infelici
per il possesso della cattiveria. La felicità include anche la
soddisfazione dei bisogni e delle aspirazioni
mondane. I felici devono possedere tutti e tre i tipi
di beni: esterni, del corpo e quelli dell'anima. Non si dà vita felice senza che sia
intelligente, bella e giusta, né vita intelligente,
bella e giusta priva di felicità, perché le virtù
sono connaturate alla felicità e da questa
inseparabili. E' felice quell'uomo che non conosce altro
bene più grande di quello che lui stesso è in grado
di procurarsi. Lungi l'affermazione che qualunque gioia
sia felicità. V'è una gioia che non viene concessa
agli empi, ma a coloro che ti onorano, dei quali tu
formi la gioia. E la felicità è gioire in te, di
te. Quando una persona è benefica e umana
allora dalla sua azione derivano alla società
felicità e soddisfazione. Ciò che è moralmente
buono quindi è anche utile e benefico. E crea
felicità. La felicità e la virtù compongono il
sommo bene, condizione non realizzabile nel mondo
naturale. La felicità si può raggiungere solo come
ideale. La felicità esiste, ne ho sentito parlare. Cospargetelo di tutti i beni del mondo,
sprofondatelo nella felicità finché non gli arrivi
fin sopra la testa, così che non se ne veda più se
non qualche bollicina sulla superficie della
felicità, come fosse la superficie dell'acqua;
dategli una tale tranquillità economica, che non gli
rimanga proprio nient'altro da fare se non dormire,
mangiare pasticcini e adoperarsi perché la storia
universale non finisca: bene, anche così l'uomo, da
quel bel tipo che è, e unicamente per ingratitudine,
unicamente per farvi una pasquinata vi combinerà una
qualche porcheria. Metterà a repentaglio perfino i
suoi pasticcini, e a bella posta desidererà le più
rovinose sciocchezze, la più antieconomica delle
assurdità, all'unico scopo di poter mescolare a
tutta questa positiva ragionevolezza il proprio
rovinoso elemento fantastico. Così grande è la felicità che lei ha
sete di dolore, di inferno, di odio, di vergogna, di
storpi, di terra, di questa terra. Morale e religione
sono vere nemiche della felicità. Il programma del principio del piacere:
diventar felici, non può essere adempiuto; tuttavia
non dobbiamo, non possiamo desistere dagli sforzi di
approssimarne l'adempimento. Tutte le famiglie felici si rassomigliano, ogni famiglia
infelice è infelice a suo modo. Se non capiamo le immagini dell'inconscio,
o rifiutiamo la responsabilità morale che abbiamo
nei loro confronti, vivremo una vita dolorosa. La felicità non può realizzarsi senza la
gioia. E la gioia ha come elemento fondamentale la benedizione che viene da Dio. Solo chi è benedetto da
Lui possiede la gioia anche nel dolore ed è quindi
felice. Quello che le società occidentali non hanno ancora realizzato
è che il raggiungimento della felicità avviene in due stadi. La
prima fase, quella del benessere diffuso è un obiettivo ormai
raggiunto. Ma più in là non riusciamo ad andare. Felicità mi spiace, / felicità è loquace / come un
bimbo; l'ho a noia. La felicità [...] ha sempre vita breve. La ricerca della felicità con mezzi diversi dal guadagno
materiale è una questione anche politica: bisogna prendere
consapevolezza che la ricchezza non aumenta la felicità e neanche
un Welfare State la accresce. La ricerca della felicità è
un'autocontraddizione: più lottiamo per la
felicità, meno la raggiungiamo. La prospettiva di
poterla perseguire è illusoria. Sono evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati
eguali; che sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti,
che tra questi diritti sono la vita, la libertà e la ricerca della
felicità. Tutta l'infelicità degli uomini deriva da una sola causa, dal
non saper starsene in pace, in una camera. Non siamo obbligati a far felici i
bambini. Se lo sono tanto meglio. Il nostro dovere è
invece di aiutarli a crescere, a diventare adulti. La ricerca della felicità è una falsa
credenza causa di nevrosi. La felicità si può
raggiungere senza attivarsi per farlo. Al contrario,
si vive meglio proprio quando si è coinvolti in
processi creativi e proiettati all'esterno. La formula della felicità, fino a questo momento, è consistita
nell'eseguire l'operazione consumi fratto desideri. Ma questa è
stata una ricetta per il consumismo. Se invece si azzerano i
desideri, la felicità tende all'infinito. Se nelle società del passato la felicità
consisteva nel sapersi uniformare ai propri doveri,
la nuova retorica sociale pone l'accento sul fatto
che la felicità consiste nel sapersi uniformare ai
propri desideri, indicazione che fa dell'autostima
l'obiettivo principale. La felicità è la ragione. La felicità, quella gioia acuta che sconvolge il cuore,
quella specie di spasimo dell'anima [...]. L'ignoranza è madre della felicità e beatitudine sensuale. In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità:
credere all'indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo. Davanti a una prospettiva di felicità permanente e invariata
non indietreggerebbero forse tutti, per il terrore di morire di
noia? Per essere felici ci vuole coraggio. Non credete mai di primo acchito all'infelicità degli uomini.
Chiedete loro solo se riescono ancora a dormire. Se sì, va tutto
bene. Chi pretende dall'altro tutto e rifiuta ogni dovere, non
troverà mai la felicità. Chi è felice non si muove. Solo il 24% dei cittadini che guadagnano meno di 30mila
dollari l'anno si dichiara soddisfatto, mentre tra quelli con un
reddito superiore ai 100mila dollari quasi la metà (49%) si dice
"molto felice". Una vita felice è impossibile. Il massimo a cui si può
arrivare è una vita eroica. Dappertutto non vedo altro che motivo di contentezza eppure
non sono contenta [...] sono troppo felice e mi annoio. Che vuoi farci se hai trent'anni e, appena girato l'angolo
della strada, tutt'a un tratto ti senti colto da una sensazione di
felicità, di assoluta felicità? Come se avessi appena inghiottito
un frammento lucente del tardo sole pomeridiano che continua ad
arderti in petto, sprizzando raggi scintillanti in ogni parte del
tuo essere, in ogni dito delle mani e dei piedi? La Gioia è il passaggio dell'uomo da una perfezione minore a
una maggiore. La Tristezza è il passaggio dell'uomo da una
perfezione maggiore a una minore. Quando il godimento è ciò che ogni vita vorrebbe assicurarsi
e si pone come imperativo categorico, ciò di cui si finisce
inevitabilmente per godere è l’atrocità. Ogni persona, qualunque essa sia, ha per tutta la vita un
grandissimo desiderio dentro di sé, un desiderio che però rimane
sempre inappagato. Un brano di romanzo forte, intenso e profondo, mi rende felice
più di tante altre cose. Per essere felici occorre avere tanti soldi, buona salute, ma
soprattutto essere idioti. Se tendiamo alla felicità senza accettarne la controparte,
che è la tristezza, se consideriamo la tristezza come un valore
assolutamente negativo, come fosse una malattia, ci riduciamo a
vivere una vita a metà, perché ci priviamo di una parte che invece
è essenziale dell'esistenza. Siamo diventati i martiri della felicità. [...] L'edonismo è la
nuova ideologia dell'economia di mercato. [...] Gli economisti
liberali, come gli ideologi marxisti, ci dicono che eliminare la
miseria garantisce la felicità dell'uomo. Ma questo significa
disconoscere la natura umana, dimenticare tutte le sue
sfaccettature: dall'invidia alla passione, alla gelosia, al
desiderio, al dolore. Alle differenze. Quando "seguiamo le istruzioni" e facciamo quindi di
tutto per arrivare a quello che ci viene proposto come modello di
felicità, siamo doppiamente infelici, perché il risultato atteso
non si produce. Non esiste un tutto oggettivo dal quale emerge la
felicità. La felicità, questa condizione esistenziale a cui ciascuno
ambisce, è accessibile a tutti a prescindere dalla ricchezza, dalla
condizione sociale, dalle capacità intellettuali, dalle condizioni
di salute. Non dipende dal piacere, dal benessere fisico,
dall'amore, dalla considerazione o dall'ammirazione altrui, ma
esclusivamente dalla piena accettazione di sé, che Nietzsche ha
sintetizzato nell'aforisma: "Diventa ciò che sei". Sembra
quasi un'ovvietà, ma non capita quasi mai, perché siamo soliti
misurare la felicità non sulla realizzazione di noi stessi, che è
fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi
familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri
desideri, che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre
capacità e possibilità di realizzazione. Non accettiamo il nostro
corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra
occupazione, la qualità dei nostri amori, perché ci regoliamo
sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre
ogni giorno. La tesi principale del mio lavoro è che dobbiamo privilegiare
le relazioni piuttosto che il reddito. Oggi sappiamo che
depressione, disagio mentale e solitudine sono fattori di
infelicità più potenti della sola povertà. Nel corso della nostra ricerca abbiamo constatato che le
persone che si considerano estremamente felici hanno di fatto una
maggiore difficoltà a modificare il loro comportamento, e ad
adattarsi a cambiamenti esterni, anche quando questa flessibilità
gli offrirebbe oggettivamente dei vantaggi. Penso ora che quello era un giorno felice. Ma purtroppo è
raro riconoscere i momenti felici mentre li stiamo vivendo. Noi li
riconosciamo, di solito, solo a distanza di tempo. Gli uomini sono più creduloni quando sono più felici. Felicità, ti ho riconosciuta dal passo con cui ti
allontanavi. [Il fine dell'umanità è] non la felicità ma la
perfezione intellettuale e morale. Il concetto di felicità è indeterminato a tal punto che,
nonostante il desiderio di ogni uomo di raggiungerla, nessuno è in
grado di determinare e dire coerentemente che cosa davvero desideri
e voglia. Si può dire che il mondo generato dal "progetto
moderno" si comporta, in pratica se non in teoria, come se gli
uomini andassero costretti a ricercare la felicità (almeno la
felicità prospettata da consiglieri autodesignati e da consulenti a
pagamento, nonché dai creativi della pubblicità)... gli uomini
tendono ormai a essere allenati, educati, esortati, allettati e
tentati, sette giorni la settimana per ventiquattr'ore al giorno, ad
abbandonare le modalità che parevano corrette e adeguate, a voltare
le spalle a ciò che tenevano in gran conto e che pensavano potesse
renderli felici, e a diventare diversi da come sono. Sono spinti a
trasformarsi in lavoratori disposti a sacrificare ciò che resta
della loro vita all'impresa competitiva - o alla competizione
d'impresa -, in consumatori spinti da desideri e bisogni espansibili
all'infinito, in cittadini che accettino in pieno e senza riserve -
all'insegna del "non esiste alternativa" - l'ultima
edizione della "correttezza politica" che li incita a
chiudere gli occhi alla generosità e a essere indifferenti al
benessere comune a meno che non serva ad esaltare il loro ego... Chiediti se sei felice e cesserai di esserlo. [...] autorità che proclamavano la ricerca della felicità
come diritto universale dell'uomo e la sopravvivenza del più adatto
come principale mezzo per realizzarla. La conoscenza è una forma della felicità. |
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il 27.11.09 |