ECONOMIA, MANAGEMENT & SOLDI |
Adesso siamo tutti lavoratori della
conoscenza alle dipendenze di industrie della
conoscenza. Gli imprenditori sono dei cannibali: nel
momento in cui uno di loro è in difficoltà pensano
solo a come spartirsi l'azienda in pericolo, a come
spolparla. L'Europa delle conoscenze e delle idee,
non si costruirà in opposizione a quella degli
scambi commerciali: l'una e l'altra avanzeranno
fianco a fianco. La perdita del posto di lavoro diventa una
specie di tragedia cosmica, per cui si deve marciare
per le strade, mentre dovrebbe essere un fenomeno
normale nell'economia di un paese. Il segreto dell'industria moderna è l'uso
intelligente dei sottoprodotti. L'unico posto in cui successo (success)
viene prima di lavoro (work)
è il dizionario. Sii sempre molto imprudente, piccolo mio;
è il solo modo per avere un po' di piacere a vivere
nella nostra epoca di manifatture. Non consiste tanto la prudenza della economia nel sapersi
guardare dalle spese, perché sono molte volte necessarie, quanto in
sapere spendere con vantaggio. Ogni attività artigianale e professionale
ha il suo duro apprendistato, le sue regole, anni di
lavoro, lacrime e sangue. L'operaio di una città moderna usufruisce
oggi di un benessere materiale superiore a quello di
un nobile dei secoli scorsi. Le piccole teste sono soggiogate dall'idea
dell'uniformità, la quale poi è comoda perché dispensa dal pensare. Le piccole comodità non sono
psicologicamente meno importanti dei grandi guadagni. Il commercio è la scuola della frode. Quando un'innovazione è troppo difficile
da introdurre è segno che non è punto necessaria. Alcuni in gioventù hanno imparato un
certo mestiere, per esercitarne un altro,
diversissimo, tutta la vita. Il successo produce successo, come il
denaro produce denaro. Gli economisti sono ottimi anatomisti e
pessimi chirurghi: operano a meraviglia sul morto e
massacrano il vivo. Chi ha fretta di arricchire non si
conserverà innocente. Mediocre e strisciante, e si arriva a
tutto. Nessun pasto è gratis. Se il denaro, secondo Augier, viene al
mondo con una macchia di sangue sulla guancia, il
capitale nasce grondante sangue e fango dalla testa
ai piedi. E ricordatevi che gli è maggiore
difficultà venire di un grado basso a uno mediocre,
che non è da uno mediocre venire a uno sommo. Il comunismo è il potere sovietico più
l'elettrificazione di tutto il paese. Il comunismo è l'esasperazione del cancro
burocratico che ha sempre roso l'umanità. La civiltà capitalistica è la civiltà
del risparmio. Tu vorresti roba: vivi secondo Dio e
parcamente e non voler le pompe e le vanità e a
questo modo risparmierai e avrai più roba. Conviene giuocare e spendere bei
quattrini. Metà dei danni di un Paese dipendono
dall'accanimento con cui i cattivi capi frenano,
ostacolano e paralizzano quelli intraprendenti ed
attivi. E devo aggiungere che questi personaggi
riescono quasi sempre a farla franca, perché sono
abilissimi nel vendersi. Ma soprattutto perché i
vertici delle istituzioni che dovrebbero controllare
il loro operato sono superficiali. Non compiono
indagini accurate, non si preoccupano di scoprire
cosa hanno fatto di negativo. Prendono per buone le
loro dichiarazioni, i loro resoconti, le loro
vanterie. Il debito pubblico americano è così
grande che può badare a se stesso. Oggi la nostra teologia è l'Economia. L'uomo energico, l'uomo di successo, è
colui che riesce, a forza di lavoro, a trasformare in realtà le sue fantasie
di desiderio. - Qual è quell'animale cieco, sordo,
tardigrado, impotente, ostinato, che ogni cosa dimentica, nulla
capisce, e persevera nell'errore? La prima delle cose necessarie è di non
spendere quello che non si ha. Il metodo del successo consiste in larga
misura nel sollevamento della polvere. Alcuni vedono le cose come sono e dicono
perché? Io sogno cose non ancora esistite e chiedo perché no? Una persona intelligente deve dedicarsi
ad acquisire quel che è strettamente necessario, per non dipendere
da nessuno; ma se, raggiunta questa sicurezza, perde tempo per
aumentare la sua ricchezza, è un poveraccio. Nessuna democrazia dotata di libera stampa ha mai sofferto una
carestia. [...] Siamo giunti a questo punto, argomenta Aut Aut, da
quando abbiamo abbandonato la "razionalità senza cuore"
del fordismo. Per intendersi quella alla Harold Geneen, il
leggendario amministratore delegato della Itt, la compagnia
telefonica americana fortissima negli anni sessanta del secolo
scorso e poi fallita anche a seguito al crollo del modello Geneen:
la sua azienda era "un gigante stupido" ultragerarchico e
superpiramidale, in cui ciascuno aveva un compito ben definito e
limitato, al quale non poteva apportare alcuna creatività.
L'impresa postfordista, così, è stata reinterpretata dai teorici
della gestione aziendale inventori delle "nuove retoriche
manageriali". Nell'organizzazione attuale il dipendente diventa
persona, dalla quale l'azienda pretende un contributo attivo e
creativo: deve ascoltare, intuire, apprendere, proporre, quasi non
fosse più un lavoratore salariato, ma un imprenditore. Secondo Aut
Aut è proprio da qui che l'impresa comincia a strabordare dai suoi
limiti: "il senso di responsabilità, l'autonomia, il carisma,
la leadership, tutto ciò che costituisce il carattere della persona
vengono fatti ricadere sotto il dominio dell'azienda". Con un
ruolo centrale e fondamentale assunto dalla formazione, che deve
essere continua e tale da far perennemente crescere la
persona-lavoratore. Ma l'obbligo di "crescere tutta la vita
significa essere perennemente inadeguati, non solo professionalmente
ma anche come persone". Cade così la distinzione tra
dipendente e persona fino a portarci all'attuale "aziendalizzazione
del mondo". Garantire la persona umana contro l'onnipotenza dello Stato e
la prepotenza dei privati. La causa rende finché pende. Robert I. Sutton [autore di Il fattore stronzo, ndr]
definisce gestione efficace della stronzaggine la buona cultura
d'impresa, quella che non tollera da parte dei dirigenti
comportamenti privi di rispetto e umilianti verso i sottoposti. Se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria. Il pubblico ha l'impressione errata che per farcela uno debba
essere ricco di nascita o aver frequentato le migliori scuole, ma le
vicende dei miliardari viventi dimostrano il contrario: per farcela
c'è bisogno di impegno, sacrificio e passione. Una cinquantina dei
maggiori imprenditori del nostro tempo non hanno nemmeno un titolo
di studio. Non bisogna fare l'errore di credere che per queste persone [i
miliardari, ndr] il denaro sia l'unico fattore motivante. Il
denaro, soprattutto nel caso di gente come Richard Branson, Jarry
Yang e Ralph Lauren è solo secondario. Si tratta di persone che
aspirano a cambiare le ortodossie del settore commerciale nel quale
intervengono. Sono sognatori ad occhi aperti alla rincorsa di una
visione. Non credo che il cittadino medio sia così preoccupato per
l'ineguaglianza, a meno che non lo abbia letto da qualche parte. a
preoccuparlo è il confronto tra il proprio standard di vita re
quello dei vicini di casa e degli amici. Il capitale umano è la più importante forma di capitale
nell'economia moderna. Si presenta sotto forma di conoscenza,
istruzione, training... Siamo passati da Marx al marketing. La patria sta dove stanno i soldi. Dicesi "Commissione" un gruppo di svogliati
selezionati da un gruppo di incapaci per il disbrigo di qualcosa di
inutile. Ce n'è abbastanza per i bisogni di ognuno, non per l'avidità
di ognuno. Il vero compito di un manager è quello di starsene in
disparte. Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle
generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le
generazioni future di soddisfare i propri bisogni. "[...] A Londra ti imbatti in persone ricchissime
dovunque, quasi tutte senza intelligenza o talento. Mi fa impazzire
non aver pensato alla mia situazione finanziaria da ragazzo, invece
di andarmene in giro depresso e litigare fra me e me." Tutti gli ebrei erano degli aristocratici: i loro pari erano
dei membri di quell'antica nobiltà terriera che veniva ora
sopraffatta, sconfitta e annientata da rozzi parvenus: i
sofisti utilitaristi, gli economisti e i calcolatori di Burke, gli
sfruttatori senza cuore dell'industria stavano distruggendo i corpi
e le anime dei loro simili nelle miniere e nelle fabbriche, plebei
ignoranti della storia, uomini che non sapevano cos'era che i loro
piedi calpestavano, atei, utilitaristi, individualisti
manchesteriani, materialisti estranei a tutti i valori dello
spirito, al sacro mistero dell'essere, guide cieche di ciechi, morti
ai legami spirituali che uniscono gli uomini l'uno all'altro e a
Dio. Impercettibilmente, ma progressivamente, l'economia dei nostri
giorni sta diventando cognitiva. [...] La conoscenza
è diventata, nell'immaginario collettivo dei nostri giorni, il deus
ex machina dell'economia contemporanea. È il fattore chiave a
cui si ricorre per spiegare le differenze tra imprese, tra regioni e
tra paesi; ma è anche il volano che ogni anno alimenta la crescita
del prodotto e della produttività, proponendo nuove tecniche, nuovi
prodotti e nuovi bisogni. Negli Stati Uniti, l'economia creativa è potente e diffusa
perché è sostenuta da una potente infrastruttura. Il calcolo del nostro Pnl tiene conto dell'inquinamento
atmosferico, della pubblicità delle sigarette e delle corse in
ambulanza per soccorrere i feriti sulle strade. Mette in conto i
sistemi di sicurezza che acquistiamo per proteggere le nostre case e
il costo delle prigioni in cui rinchiudiamo coloro i quali riescono
a penetrarvi. Integra la distruzione delle nostre foreste di sequoie
e la loro sostituzione con un'urbanizzazione tentacolare e caotica.
Comprende la produzione del napalm, delle armi nucleari e delle
automobili blindate della polizia destinate a reprimere i disordini
nelle nostre città. Mette in conto [...] i programmi televisivi che
glorificano la violenza allo scopo di vendere i giocattoli
corrispondenti ai nostri bambini. In compenso il Pnl non tiene conto
della salute dei nostri figli, della qualità della loro istruzione
né dell'allegria dei loro giochi. Non misura la bellezza della
nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni. Non pensa a
valutare la qualità dei nostri dibattiti politici o l'integrità
dei nostri rappresentanti. Non tiene conto del nostro coraggio,
della nostra saggezza o della nostra cultura. Non dice nulla della
nostra pietà o dell'attaccamento al nostro paese. In breve, il Pil
misura tutto, tranne quello che rende la vita degna di essere
vissuta. Il mercato, che molto tempo fa si allargò a comprendere i
rapporti di produzione, si è ora allargato a comprendere tutte le
relazioni. Nel nostro schema [...] noi non chiediamo ai nostri uomini di avere
iniziativa [...]. tutto quello che vogliamo da loro è che
obbediscano ai nostri ordini, facciano quello che noi vogliamo e lo
facciano in fretta. Lucrum sine damno alterius fieri non potest. Omnia mea mecum porto. |
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