Paolo Nori, Bassotuba non c'è, Einaudi, 2000

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copertinaIl romanzo di Paolo Nori è una sorta di autocoscienza maschile, affidata al protagonista, Learco, un ragazzo invecchiato che porta in sè le incertezze e le insicurezze dell'adolescenza forzosamente protratta, un prototipo della gioventù italiana contemporanea, intellettuale, insicura, vacillante, con scarsa autostima e molte velleità, con tanti talenti (reali o supposti) e la necessità di tirare avanti con lavoretti precari, le donne che ti mettono in difficoltà, i capetti irascibili e ignoranti.

L'artista a disagio nel mondo borghese, una quotidianità opaca, come quella di molti di noi, ma con una sua poesia: gli incontri, il gatto, l'affitto, il vicino, le tasse, il rusco, la mamma, il tempo che passa.

Devo dire che il libro mi è piaciuto.
Leggere Bassotuba è come parlare con un coetaneo intelligente, in vena di confidenze, con un amico e alla fine della lettura se ne esce con qualche salutare consapevolezza in più.

Se un difetto ha il romanzo di Nori, è, a mio avviso, il linguaggio impiegato, che spesso risente troppo della solita solfa verbale giovanilistica. Alcune tirate memorabili del libro mi hanno ricordato l'uomo del sottosuolo di Dostoevskij.

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Pagina aggiornata il 23.10.00
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