Il romanzo di Paolo Nori è
una sorta di autocoscienza maschile, affidata al
protagonista, Learco, un ragazzo invecchiato che
porta in sè le incertezze e le insicurezze
dell'adolescenza forzosamente protratta, un prototipo
della gioventù italiana contemporanea,
intellettuale, insicura, vacillante, con scarsa
autostima e molte velleità, con tanti talenti (reali
o supposti) e la necessità di tirare avanti con
lavoretti precari, le donne che ti mettono in
difficoltà, i capetti irascibili e ignoranti.
L'artista a disagio nel mondo borghese, una
quotidianità opaca, come quella di molti di noi, ma
con una sua poesia: gli incontri, il gatto,
l'affitto, il vicino, le tasse, il rusco, la mamma,
il tempo che passa.
Devo dire che il libro mi è piaciuto.
Leggere Bassotuba è come parlare con un
coetaneo intelligente, in vena di confidenze, con un
amico e alla fine della lettura se ne esce con
qualche salutare consapevolezza in più.
Se un difetto ha il romanzo di Nori, è, a mio
avviso, il linguaggio impiegato, che spesso risente
troppo della solita solfa verbale giovanilistica.
Alcune tirate memorabili del libro mi hanno ricordato
l'uomo del sottosuolo di Dostoevskij.
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