Un'idea percorre il libro di Michele Mari: che
l'infanzia sia il periodo più importante della
nostra vita.
Ecco, su quest'idea io sono in
disaccordo. Per me l'infanzia è associata alla noia,
alla dipendenza, alla voglia di diventare grandi. E
trovo più degne d'attenzione altre età della vita.
Tant'è. Mari ci snocciola in 11 racconti, con grazia
e un linguaggio sorvegliato e accurato i luoghi
dell'infanzia: i giornalini e la fantascienza, le
biglie e i romanzi d'avventura, le canzoni degli
alpini e l'orsetto, macchinine, figurine,
giardinetti, amori, dolori, rivalità.
Mirabile il
racconto "Otto scrittori", con protagonisti
Poe, Melville, Stevenson, Salgari, Conrad, London,
Defoe e Verne; una sorta di saggio critico ricco di
meditazioni e di spunti interessanti. In "Certi
verdini" compare una vera e propria
fenomenologia del puzzle.
Un libro gradevole e non
improvvisato, dunque, che non è riuscito, tuttavia,
a coinvolgermi più di tanto.
I
libri di Michele Mari