Questo romanzo racconta
l'evoluzione di noi esseri umani nelle ultime decadi
del secolo.
Le vicende dei protagonisti, infatti, vengono
accompagnate da digressioni sociologiche
sull'evoluzione storica della societā.
Non mancano le notazioni di biologia, fisica,
etologia e interessanti sono i riferimenti letterari
e filosofici. I dialoghi discutono di idee come
avveniva nei bei romanzi tradizionali.
E' un libro controverso, che, secondo me, vale la
pena leggere. Non č una bella narrazione armoniosa,
anzi č diseguale e assume spesso i caratteri
dell'incubo e del macabro. I protagonisti sono
nevrotici, con tratti schizoidi: Bruno, ossessionato
dal sesso e dalle ninfette e Michel attratto dalla
speculazione razionale, cerebrale forse incarnano gli
aspetti complementari del maschio contemporaneo.
Houellebecq coglie inquietudini che scorrono
profonde nell'alveo della vita quotidiana ordinata e
regolata di tutti.
Materialismo, individualismo, amoralitā minacciano
l'Occidente, il suo sviluppo pianificato. Alla fine
ci si affeziona ai protagonisti, il cui cinismo
sembra dettato dalle circostanze, animati in fondo da
un umanesimo romantico, che tenta di fuggire
l'infelicitā.
Le particelle squaderna amare, ma fondate
intuizioni: la crisi della paternitā, l'orrore della
preadolescenza, la competizione tra maschi,
psicoanalisi e pratiche terapeutiche alternative,
aleatorie quanto superficiali, nel tentativo di
tenere lontana la vecchiaia e sostenere identitā
incerte. Miti sessantottini completamente in
frantumi.
Eppure il lettore non sfugge all'impressione che
ci sia del vero nelle analisi di Houellebecq. Mi č
sembrato un po' di cattivo gusto l'indulgere
eccessivo su suicidi, malattie, morti. Lo scrittore
francese conclude il romanzo, prospettando il
superamento della specie umana, ormai obsoleta.
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