Questo romanzo contiene, a chi si prenda la briga
di coglierli, riferimenti al cinema, ai fumetti, ai
classici (Rabelais, Stirner, Nietzsche sono letture
abituali), alla musica giovane, alle avanguardie
novecentesche, a Burroughs, Kerouac, Miller e Bukowski,
Tondelli, Bataille e Guattari.
Dopo la tenera storia di Jack Frusciante
affiorano, questa volta, nei personaggi principali
del libro di Brizzi, una banda di adolescenti edonisti e
balordi in lotta contro i valori della noiosa e
conformista normalità del mondo adulto, il male, la
rabbia, i desideri, le frustrazioni, gli aspetti
ombra dell' inconscio collettivo giovanile.
Gli ingredienti controculturali sono i soliti: sesso,
droga e rock & roll.
E poi calcio, insicurezze e gli inevitabili
conflitti generazionali.
L'universo femminile, pur
descritto con naturalezza, spontaneità,
contraddittorietà, è visto tuttavia con occhi
fauneschi.
La scrittura è brillante, curata, fitta di
invenzioni; il linguaggio impiegato è scoppiettante
con neologismi e la ricerca attenta della parola
giusta.
Si può discutere se la violenza ritratta nel romanzo
costituisca un pericolo per i lettori meno accorti. A
me questo libro sembra giocato più sul piano
dell'immaginazione e del divertissement che
su quello della rappresentazione della realtà. Forse
Brizzi, con questo romanzo eccessivo e allucinato,
sembra troppo ansioso di inserirsi nella corrente
diventata affrettatamente di moda degli "scrittori cannibali".
In conclusione, il libro è un torbido, controverso, piacevole, cerebrale ed
irreale seminario sulla gioventù.
ordina
I
libri di Enrico Brizzi