Enrico Brizzi, Bastogne, Mondadori, 1998

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copertinaQuesto romanzo contiene, a chi si prenda la briga di coglierli, riferimenti al cinema, ai fumetti, ai classici (Rabelais, Stirner, Nietzsche sono letture abituali), alla musica giovane, alle avanguardie novecentesche, a Burroughs, Kerouac, Miller e Bukowski, Tondelli, Bataille e Guattari.

Dopo la tenera storia di Jack Frusciante affiorano, questa volta, nei personaggi principali del libro di Brizzi, una banda di adolescenti edonisti e balordi in lotta contro i valori della noiosa e conformista normalità del mondo adulto, il male, la rabbia, i desideri, le frustrazioni, gli aspetti ombra dell' inconscio collettivo giovanile.

Gli ingredienti controculturali sono i soliti: sesso, droga e rock & roll.
E poi calcio, insicurezze e gli inevitabili conflitti generazionali.

L'universo femminile, pur descritto con naturalezza, spontaneità, contraddittorietà, è visto tuttavia con occhi fauneschi.

La scrittura è brillante, curata, fitta di invenzioni; il linguaggio impiegato è scoppiettante con neologismi e la ricerca attenta della parola giusta.
Si può discutere se la violenza ritratta nel romanzo costituisca un pericolo per i lettori meno accorti. A me questo libro sembra giocato più sul piano dell'immaginazione e del divertissement che su quello della rappresentazione della realtà. Forse Brizzi, con questo romanzo eccessivo e allucinato, sembra troppo ansioso di inserirsi nella corrente diventata affrettatamente di moda degli "scrittori cannibali".

In conclusione, il libro è un torbido, controverso, piacevole, cerebrale ed irreale seminario sulla gioventù.

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Pagina aggiornata il 23.10.00
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