Se si è deboli in Storia e si desidera
una intensa sollecitazione per approfondire le proprie
conoscenze, è obbligatorio dirigersi a Siena.
Da Bologna
a Firenze si percorre lautostrada, penetrando nel
suggestivo Appennino Tosco-emiliano. La varietà del
paesaggio collinare, piacevolmente sorprendente per chi
è abituato alla pianura, mitiga la tensione che la guida
richiede.
Da Firenze a Siena la superstrada è meno
affollata e ripida e permette una marcia rilassata. Si
arriva a Siena senza doversi impegnare in faticosi
tornanti; si affronta una lieve salita e si è alle porte
della città. Quando noi arriviamo cè il sole, poi
improvvisi nuvoloni portano la pioggia; al tramonto
ritorna il sereno.
Rimango incantato dallatmosfera
medioevale che spirano le vie e le architetture della
città. La meraviglia maggiore è quando, giunto alla
fine di una stretta via mi trovo dinnanzi, imprevista, la
ampia e stupefacente Piazza del Campo. Più di ponderosi
manuali questa sola visione mi fa capire la grandezza di
unepoca e di una civiltà.
Nei giorni seguenti
ritornerò più volte a godermi il mitigato sole
settembrino, stravaccato sulla sedia di uno dei tanti bar
che si affacciano sulla piazza, osservando gli altri,
chiacchierando di niente, gustando i ricciarelli.
La
Piazza, italiana, è il centro frequentatissimo della
vita cittadina, il luogo degli incontri, degli
appuntamenti, del dolce far niente. La sera si va per
osterie, eleganti, spesso ricavate in edifici
trecenteschi a scoprire le specialità locali: i pici, il
Vin Santo con i cantucci. Di notte in un alberghetto del
centro, di poche pretese, mentre si è a letto, si sente
in lontananza il rintocco dellorologio e i canti
dei sostenitori delle Contrade.
Qui il Palio non sembra
costruito, fasullo; non è una semplice attrazione
turistica come è di altre città. Qui sembra nascere da
una naturale, nobile, storica, genuina pulsione
competitiva. Qualcosa delletà dei liberi comuni è
rimasto nel sangue dei senesi, imprime fierezza al loro
carattere e alla loro fisionomia.
Il temperamento dei
senesi sembra energico, focoso, intraprendente. Mi
diverte osservare le somiglianze tra i ragazzi e le
ragazze che si incontrano per la strada e i soggetti di
certi quadri senesi. Le cameriere dei ristoranti sembrano
delle madonnine.
Visitare Siena richiede un impegno
fisico. Le strade pittoresche, impongono di affrontare
continue salite e discese, corroborando i muscoli delle
gambe. Laria è frizzantina e intorno si avverte
loperosa attività degli abitanti, sempre al lavoro
nei negozi o ad allestire opere a favore della propria
contrada.
Una dolce aura di misticismo, palpabile anche
da chi è agnostico, si avverte visitando la casa natale
di Santa Caterina da Siena. Siamo nella culla della
civiltà italiana, di quella grandezza che avrebbe potuto
essere e non è stata.
Visitando i dintorni si scopre un
Medioevo da fiaba. Dalla superstrada, abbarbicato alla
collina, appare, incantata, quasi irreale, Monteriggioni,
raccolta dentro le sue mura, lessenza della città
medioevale. Inerpicandosi per una ripida salita, si può
godere, dalle feritoie di una delle torri di San
Gimignano, il paesaggio circostante in tutta la sua
dolcezza. E viene da pensare a tutte le varie guerre qui
combattute, ai cavalieri, alle efferatezze indicibili,
alle carestie, alle pestilenze, ai commerci, alle opere
dingegno che hanno avuto come sfondo questa
bellezza.
Per ridestarmi da queste fantasie leggo le
pagine di uno scrittore più vicino alla nostra
sensibilità, il senese Federico Tozzi, con la sua vita
rurale piena di violenza e di poesia.
A Colle Val
DElsa, dove è nato quel maestro del minimalismo
ante litteram che è Romano Bilenchi, vediamo la scuola
dove studiava Collodi, il sublime autore di Pinocchio.
Pranziamo in un grazioso ristorante, mangiando una
saporita zuppa di verdura in una sala collocata al piano
superiore di un secolare edificio. E quasi
pomeriggio. La sala, ben arredata è semivuota, ci sono
gli ultimi clienti, che conversando fanno un lieve,
urbano brusio. Dalla finestra vicino al nostro tavolo si
gode la pace delle colline toscane, semideserte, con
qualche vecchia casa colonica sparsa qua e là. Non
sorprende che gli inglesi, quelli che possono
permetterselo, abbiano scelto di stabilirsi in questa
zona.
Siena e il Chianti, per essere ammirati, avrebbero
bisogno di qualcosa di più che una breve vacanza. I
vini, le tele, i palazzi, le piazze, la natura. Di più
tempo e della cultura di un Berenson o di un Longhi.