Siamo portati a pensare che
la psicoterapia sia uno strumento di cura
indiscutibilmente efficace dei nostri disagi
psichici.
Lo psicoanalista junghiano Hillman e lo scrittore
Ventura scalfiscono questa nostra convinzione
stereotipata.
Nonostante il Novecento sia stato il secolo della
psicoterapia, una vera e propria industria che può
contare su un numero elevato di scuole e terapeuti e
su un ricco stuolo di clienti, il mondo non ha smesso
di costituire un luogo inospitale: guerre,
oppressioni, disastri ecologici, brutti edifici,
lavori alienanti. Il paradosso è che la gente è in
terapia e il mondo peggiora.
Troppo protesi verso noi stessi e la nostra
interiorità, ci dimentichiamo dell'esterno, le cose
che non vanno nel mondo.
La terapia psicologica si è trasformata così in una
pratica reazionaria, mentre occorrerebbe una
psicoterapia rivoluzionaria, agganciata alle cose, al
mondo esterno, alla politica.
Tutto forse ha avuto inizio da Cartesio e dai suoi
concetti di res cogitans e res extensa,
per cui ha valenza positiva solo il nostro interno.
Diamo un'eccessiva importanza alle relazioni
personali e familiari e ignoriamo che non esiste più
una comunità.
Prevale, nella nostra rappresentazione della
psiche, il mito dell'infanzia, per cui quello che
siamo è determinato dal bambino che siamo stati, un
dogma, quello del Bambino interiore, così
tenace da ricordare le rigidità ideologiche delle
religioni fondamentaliste.
Viviamo nel mito del cambiamento continuo, ma una
parte di noi resta immutabile per sempre.
Ci trastulliamo col mito della crescita continua,
mentre in realtà non siamo pomodori o granturco,
non cresciamo, possiamo soltanto essere sempre più
noi stessi.
Nell'era della ipercomunicazione, telefoni di
tutti i tipi, e-mail, fax, siamo in
continuo e maniacale contatto; in realtà siamo
sempre più soli e ricorriamo a forme di
comunicazione del tutto superficiali.
Si sono perse la precisione, l'intensità
comunicativa e immaginativa della lettera, dello
scambio epistolare.
Questi ed altri concetti sono esposti in questo
libro strano, un po' dialogo platonico e un po'
intervista, un po' scambio di lettere e un po'
conversazione, uscito nel 1992 col titolo
dissacratorio di We've Had a Hundred Years of
Psychotherapy - And the World's Getting Worse.
Le intenzioni degli autori erano di realizzare un
libro sulla psicoterapia che fosse informale,
selvaggio, perfino divertente; un libro che
rischiasse, che trasgredisse le regole, che passasse
col rosso.
Non so se ci sono riusciti, ma si tratta con certezza
di un libro assolutamente utile per modificare molti
nostri erronei costrutti personali.
I
libri di James Hillman