Sulla morte di Giuda

Sulla morte di Giuda
(1788)

di Vincenzo Monti

I

Gittò l'infame prezzo, e disperato
L'albero ascese il venditor di Cristo;
Strinse il laccio, e col corpo abbandonato
Dall'irto ramo penzolar fu visto.
Cigolava lo spirito serrato
Dentro la strozza in suon rabbioso e tristo,
E Gesù bestemmiava e il suo peccato
che'empiea l'Averno di cotanto acquisto.
Sboccò dal varco alfin con un ruggito.
Allor Giustizia l'afferrò, e sul monte
Nel sangue di Gesù tingendo il dito,
Scrisse con quello al maladetto in fronte
Sentenza d'immortal pianto infinito,
E lo piombò sdegnosa in Acheronte.

II

Piombò quell'alma all'infernal riviera,
E si fe' gran tremuoto in quel momento.
Balzava il monte, ed ondeggiava al vento
La salma in alto strangolata e nera.
Gli angeli, dal Calvario in su la sera
Partendo a volo taciturno e lento,
La videro da lunge; e per pavento
Si fèr dell'ale agli occhi una visiera.
I demoni frattanto all'aer tetro
Calàr l'appeso, e l'infocate spalle
All'esecrato incarco eran ferètro
Così, ululando e schiamazzando, il calle
Preser di Stige; e al vagabondo spetro
Resero il corpo nella morta valle.

III

Poichè ripresa avea l'alma digiuna
L'antica gravità di polpe ed ossa,
La gran sentenza su la fronte bruna
In riga apparve trasparente e rossa.
A quella vista di terror percossa
Va la gente perduta: altri s'aduna
Dietro le piante che Cocito ingrossa,
altri si tuffa nella rea laguna.
Vergognoso egli pur del suo delitto
Fuggìa quel crudo; e stretta la mascella
Forte graffiava con la man lo scritto.
Ma più terso il rendea l'anima fella;
Dio tra le tempie glie l'avea confitto,
Nè sillaba di Dio mai si cancella

IV

Uno strepito intanto si sentia,
Che Dite introna in suon profondo e rotto;
era Gesù, che in suo poter condotto
D'Averno i regni a debellar venìa.
Il bieco peccator per quella via
Lo scontrò, lo guatò senza far motto:
Pianse alfine, e da' cavi occhi dirotto
Come lava di foco il pianto uscìa.
Folgoreggiò sul nero corpo osceno
L'eterna luce, e d'infernal rugida
Fumarono le membra a quel baleno.
Tra il fumo allor la rubiconda spada
interpose Giustizia: e il Nazareno
Volse lo sguardo, e seguitò la strada.