Quando vendettero il Natale

Quando vendettero il Natale

di Enrico Maria Ferrari


L'INVERNO CHE A ROMA NEVICO' A PIASTRELLE

Quell'anno a Roma ci fu un inverno freddissimo, uno di quegli inverni che i metereologi definiscono da record, ma loro definiscono "da record" anche tutti gli altri inverni, quindi non c'è da farci molto affidamento: invariabilmente si tratta dell'inverno più freddo degli ultimi cento anni, ma è anche l'inverno piu caldo degli ultimi cento anni, brutta cosa vivere cento anni fa, con quegli inverni.

Comunque quello fu un inverno veramente freddo, le Guardie Svizzere buttarono la divisa di Michelangelo per un più caldo piumino e i Vigili andavano in giro con un casco della NASA perché l'elmetto di ordinanza non bastava più.

Il Tevere, per la prima volta a memoria d'uomo, si ghiacciò e tutti si comprarono subito i pattini da ghiaccio e il colbacco di pelo, credendo di stare a Mosca , finché un bell'assessore pensò di utilizzare il Tevere ghiacciato come via di scorrimento rapido, riuscendo a creare un traffico della Madonna anche lì.

Ogni tanto quando doveva passare un'ambulanza o la Polizia la gente si faceva da parte aspettando le loro sgommate sul ghiaccio, non di rado si levavano scrosci di applausi. Ad orari ben precisi si udiva un brusio : "Passa Otto!", si trattava della Gazzella 11 guidata dal mitico Otto Stuttgert, Carabiniere ausiliario di Brunico, era l'unico che riusciva a fare da Ponte Milvio a Ponte Cavour in derapata di freno a mano.

I polacchi che in tempi normali lavavano i vetri delle macchine ai semafori si erano improvvisati rompighiaccio e giravano muniti di pala e piccone pronti ad intervenire. Qualcuno di loro spesso si sbagliava, e ricordandosi l'usuale mestiere, prendeva a picconate i parabrezza delle macchine creando scompiglio e grandi giramenti, non di motore.

Le moto erano le più penalizzate; per colpa del precario equilibrio causato dal ghiaccio erano diventate dei missili impazziti, Giggi del Quarticciolo, noto ladro di maxi-moto, fu visto sgassare di terza e sparire verso i Colli Albani a 450 chilometri orari.

Gli automobilisti per debellare il freddo trovarono il modo di inventare diavolerie antifreddo degne di un libro del terrore, alcuni compravano una batteria di bistecchiere e le tenevano attaccate simultaneamente per scaldare la carrozzeria, una 500 agghindata in questo modo per poco non si abbrustolì totalmente e un gruppo di tedeschi credendo di vedere un Krapfen gigante quasi la sbranarono. I più snob installarono sofisticati impianti di condizionamento e come d'estate il ricco si distingue dal povero perché rimane in giacca e cravatta in auto con l'aria condizionata accesa, così in quel periodo chi guidava in maglietta veniva invidiato per il suo impianto di riscaldamento, il massimo dello status symbol era il guidare in cannotta e mutande, segno di una macchina ipercalda.

Il massimo del freddo si raggiunse quando i pinguini dello zoo fecero un baccano d'inferno finché non gli avessero dato l'acqua calda, e fu allora che si notò come a Roma ancora non si vedesse una nuvola da mesi mentre nel resto di Italia pioggia e neve imperversavano. Per un certo periodo il cielo fu bellissimo e i romani si poterono permettere di fare le pernacchie ai milanesi, poi improvvisamente il tempo si guastò, il cielo si riempì di strani nuvoloni gracchianti e un pomeriggio nevicò, ma non fu neve.

Dapprima non ci si fece caso perché sembrava neve normale poi, a mano a mano che cadeva, ci si rese conto che non si trattava dei soliti fiocchi bianchi; quelle che stavano scendendo erano lisce e candide mattonelle di terracotta smaltata.

Il bello è che non facevano per nulla rumore, la nevicata di mattonelle fu silenziosa come ogni nevicata, si udiva solo un leggero "clac" quando la mattonella toccava terra e si sistemava al suo posto; sì perché le mattonelle non arrivavano in ordine sparso ammonticchiandosi a casaccio, ma si posizionavano una accanto all'altra coprendo uniformemente tutto: Roma stava diventando una gigantesca stanza da bagno.

Naturalmente non nevicò uguale dovunque, in periferia ci si accorse subito che le mattonelle erano di qualità scadente e poco dopo la nevicata la metà erano già sbeccate o non combaciavano bene, proprio una schifezza di mattonato: oltretutto i colori erano i peggiori in assoluto ed erano un vero pugno nell'occhio, una borgata fu coperta di piastrelle rosa schoking e poco mancò che avvenisse una sollevazione popolare.

In un'altra nevicarono piastrelle piene di buchi e la gente ci inciampava continuamente mentre in un quartiere povero nevicarono addirittura piastrelle già piene di scritte e parolacce.

Il Vaticano fu ricoperto di finissime mattonelle bianco lucido bordate di giallo, mentre il Quirinale assunse la forma di un gigantesco tricolore di piastrelle visibile anche dai satelliti.

I quartieri ricchi ebbero mattonelle pregiate in colori delicati e un riccone ebbe anche l'ardire di protestare perché il giardino così piastrellato mal si accordava con le sue cravatte, una tegola da 1Kg che gli nevicò in testa gli fece cambiare idea.

In una zona particolarmente elegante nevicarono piastrelle firmate Armani, in un'altra arrivarono con radiotelefono e fax incorporato.

Nevicò per un giorno e una notte, e talvolta la nevicata era talmente fitta che per avanzare nelle strade bisognava farsi strada a colpi di mazzettate.

Subito il sindaco e gli assessori rassicurarono la popolazione: "un commissario straordinario sarà eletto, verrà istituita una commissione parlamentare, si aprirà una inchiesta giudiziaria, tutti i provvedimenti del caso verranno adottati."

Scendendo le scale del Campidoglio mattonate di giallo e rosso (i laziali sollevarono una polemica terribile per questa faccenda del colore) il Sindaco sorrideva ai suoi concittadini trattandoli come un papà tratta i suoi figli, "vedrete, si farà quanto necessario", "faremo ordine nella città", "questa non passerà liscia".

Vennero fatte delle interrogazioni parlamentari e i verdi chiesero l'immediata chiusura di ogni azienda lattoniera, a chi gli chiedeva il nesso tra il ferro e le mattonelle rispondevano adirati:" Volete forse che dopo una nevicata di piastrelle ci tocchi una pioggia di tubi Innocenti?".

Il Papa invitò i fedeli a pregare, ma appollaiato sul suo balcone oramai diventato una parete di piscina sembrava un bagnino estivo, e per rispetto alla sua carica furono sospese le omelie dalla finestra.

Il Ministro della protezione civile inviò subito contingenti dell'esercito e reparti di Alpini specializzati (il Ministro della protezione civile invia SEMPRE un reparto di Alpini specializzati) ma sbagliò clamorosamente la loro attrezzatura visto che arrivarono con scarponi pesanti da montagna, scivolosissimi sul liscio: molto più adatti si rivelarono gli uomini-rana, costretti però a girare per Piazza Venezia in pinne e maschera.

Dovunque ci fu un gran parlare del fenomeno, si interrogarono specialisti atmosferici, i paesi della CEE inviarono contributi e tutti solidarizzarono con Roma.

In realtà i romani non sembravano essere presi dal panico, abituati da sempre a far da sé cominciarono ad organizzarsi.

Prima di tutto si pensò alla circolazione, su quella superficie liscia si scivolava che era una bellezza, e urgeva trovare un rimedio.

L'idea geniale venne ad un negoziante di giocattoli, che staccò tutte le ventose dalle sue frecce e le attaccò ai pneumatici dell'auto: così combinata la macchina non scivolava più e avanzava facendo presa come un polipo.

In un baleno tutti comprarono milioni di ventose da attaccare ai pneumatici e subito i prezzi salirono alle stelle, quei vecchi marpioni degli idraulici riuscirono a rifilare le loro ventose da lavandino a prezzi stratosferici e più di un padre fu visto schiaffeggiare il proprio piccolo che non voleva mollare la sua pistola a ventosa.

Il trucco funzionava benissimo ma nacque il problema del rumore: nelle ore di punta per il mattonato del Lungotevere sembrava che si stessero stappando contemporaneamente milioni di bottiglie, tale era il fracasso provocato. Le strade di scorrimento divennero una bolgia caotica dove le auto, sfrecciando a 100 all'ora, provocavano una cagnara spaventosa, tanto che oramai gli aerei in avvicinamento a Fiumicino si orientavano grazie al rumore del Raccordo Anulare.

I camion avevano delle ventose grosse come padelle, e quando passavano loro sembrava si stesse combattendo a colpi di mitra. Un giorno mentre stavano rapinando una Banca un poliziotto equivocando sul rumore degli spari esclamò:" piantatela laggiù con queste sgommate o vi sequestro le ventose".

Si risolse il problema attaccando della gomma americana intorno al pneumatico, questa pur avendo una buona aderenza non provocava eccessivi rumori; fiutato l'affare anche i gioiellieri si misero a vendere cicche masticabili e cambiò anche il modo di parlare: invece di dire "vado a prendermi un caffè" si sentiva sempre più spesso dire "vado al bar a farmi un treno di gomme nuovo". Per i diabetici inventarono i pneumatici senza zucchero e i gay si riconoscevano subito a causa delle gomme rosa alla fragola.

Il secondo grande problema fu la pulizia di tutta quella superfice liscia: la Rapida divenne una holding internazionale con 10.000 dipendenti e il direttore riuscì a comprarsi un grattacielo a Montecarlo in breve tempo, il detersivo per pavimenti venne quotato in Borsa e gli spazzoloni divennero un bene-rifugio più prezioso di una casa.

La gente riscoprì il gusto dei pattini e degli skateboard, la tangenziale venne chiusa al traffico e il suo fondo di piastrelle rosso fuoco divenne una pista per campionati mondiali.

Per le scarpe si risolse adottando universalmente calzature da ginnastica, andavano benissimo le scarpette da ballo e nessuno criticò più il noto Avvocato Prendini, di dubbie tendenze, per la sua mania di portare scarpe rosa da balletto classico.

Gli uccelli furono a lungo penalizzati finché non impararono ad atterrare senza sgommare, nei primi tempi non era infrequente vedere dei bolidi piumati scivolare sui marciapiedi, si trattava di incauti passerotti atterrati troppo velocemente.

Così passarono due mesi e la città si abituò talmente tanto alle piastrelle che oramai anche il traffico e ogni altro guaio di Roma tornò a livelli pre-nevicata. Si ripresero a far buchi dovunque nelle strade senza motivo e al momento di chiuderli anziché chiamare gli stradini si fece ricorso ai piastrellisti, il sindaco continuava a promettere provvedimenti che non arrivavano mai, la gente oramai sapeva come andavano le gestioni politiche della capitale e non se la prese più di tanto, in fondo a Roma era capitato ben di peggio, una nevicata di mattonelle non poteva che essere considerata con sufficienza. Dopo un po' neanche si menzionava più al fatto delle piastrelle e anzi spesso diventava un segno di demerito e di critica, ad esempio quando qualcuno arrivava tardi in ufficio si udiva spesso il capufficio dire: "e adesso non mi dirà mica che è arrivato a questa ora a causa delle mattonelle, vero?". La scusa più banale che nessuno oramai aveva più il coraggio di dire era:" scusa il ritardo, sai ho trovato Via del Corso con delle piastrelle scivolosissime oggi". La vita continuò tranquilla lasciando Roma nella sua proverbiale indifferenza e quando a primavera il sole fece evaporare tutte le piastrelle nessuno ci fece troppo caso, solo qua e là, nei cortili ombreggiati, ancora rimane qualche sbiadita mattonella.


SPIAGGIA RAP

La spiaggia è un inferno:

Bambini frignano nonne s'accaldano bagnini muscolano aranciate bira coca caffè borghetti tutto 3000 più del bar di città sgonfiotti gnocchi fritti chi compra gnocchi fritti al mare mai visti gnocchi fritti in vita cazzosono gli sgonfiotti bambini frignano si suda puzza di sudore puzza d'olio solare tette al vento tette belle tette per tutti coprite le tette sdraio non si aprono mai le fanno pesantissime inamovibili indistruttibili inusabili arriva il bagnino coi muscoli perché muscola abbronzato fighissimo dice "dde llà" e col braccio gonfia i bozzi dei muscoli tappeti catenine portafogli venduti perché si deve comprare un portafogli sulla spiaggia uindserf mosconi pattìni pattìni pattìni pedalò reti sapore di mare che bello sapore di sale sapore di sabbia rompicoglioni la sabbia che la sera te la ritrovi anche nelle mutande.

Sgonfiotti maritozzi gnocchi fritti panino con la frittata la cotoletta la mozzarella e il pomodoro ammazza quanto magnate in spiaggia grassi siete grassi non potete andare al mare così grassi poi invece ci ritornate a rimagnare a ringrassare a lamentarvi che siete ingrassati donne grasse sempre più grasse panzoni osceni bambini dirigibile che famiglie ignobili distrutte dalla soppressata estiva dal panino marino dalla ciccia dalla cellulite dagli sgonfiotti schifosi lardosi continuate a mangiare sgonfiotti guardate come diventate non c'entrate più nella sdraio vi viene l'affanno ad arrivare in spiaggia.

Sabbia sabbia maledetta sabbia che ti entra nella pelle che ti entra nelle ossa che è sempre sotto i sandali a casa ci hai le piastrelle si rigano le piastrelle ti entra nel bidet ti sale nella carta dei muri te la ritrovi nel panino quando sei in spiaggia maledetta sabbia poi ti segue a casa ti si infila nel frigo nella cotoletta e il giorno dopo te la ritrovi sulla spiaggia nel panino con la cotoletta che si riempie di altra sabbia in un trionfo di cric cric sotto i denti ti viene sete dalla sabbia compri l'aranciata la coca il caffè borghetti li tira fuori da un contenitore pieno di sabbia hanno il bordo pieno di sabbia li sciacqui nell'acqua del mare ma il bordo diventa salato ti viene sete compri una minerale per lavare la bibita ti casca il panino nella sabbia sogni una spiaggia di marmo auguri al bagnino che ci passino sopra una bela culada de cemento armà.

Radio radioline radioline fritte te le piazzano sotto la sedia la tua non si sente mai senti solo Nino D'Angelo del vicino i tuoi Dire Straits non piacciono a nessuno abbassa quella radio che non sento Nino D'Angelo ti metti la tua in un orecchio la manovri con gli stuzzicadenti la alzi di un decibel l'ora la radio si unge col tuo olio solare si insabbia con la sabbia rompicoglioni non la sciacqui te la tieni insabbiata ed oleosa che pare uno sgonfiotto fritto ecco cosa sono gli sgonfiotti maledetti ti rifilano radio fritte i venditori ambulanti.

Radio oleosa fritta puzzosa abrasiva sulle gambe per via della sabbia te la porti a casa montagne di sabbia che si aggiungono nelle tue cotolette nel frigo a gennaio ti ritrovi con una radio insabbiata la nascondi nelle ciambelle per l'estate la tieni così per dieci anni le radio da spiaggia sono tutte fritte da dieci anni la sintonia non si muove più incastrata di sabbia oleata di olio dopo dieci anni non la smuovi più sei bloccato su Radio Vaticano da quando la nonna ha voluto sentire Giovanni ventitreesimo.

Giochi giochi da spiaggia dannati giochi da spiaggia i racchettoni chi li ha inventati andrebbe appeso per le palle non funzionano non ci si gioca sono finti chi ci riesce a giocare è solo Agassi o il bagnino che piega il braccio e fa vedere i muscoli e dice "anvedi" quando gioca maledetti racchettoni ti cascano nella sabbia ti vengono addosso ti si appiccica la sabbia all'olio solare quelli si ungono non si lavano più neanche coll'acetone hai due palette di carta vetrata che consumano la palletta in un secondo li butti li lanci quelli tornano finiscono nei panini insozzano la cotoletta insabbiano la frittata li vendi li regali prenoti un set da golf li odi.

Il pallone pallone pallone pallone proibito giocare a pallone non rompete i palloni il bagnino s'incazza se vede il pallone e dice "a regà" e gonfia i muscoli e stritola il pallone appena lo vede quello sfugge rimbalza rimbomba rimbrotta ti finisce dentro le cotolette te le butta nella sabbia se le trascina in acqua pare lo squalo dove passa il pallone la gente scappa si nasconde sotto la sabbia si ripara sotto le tettone pallone pallone pallone pallone ti rompi il piede se ci giochi in spiaggia ti rompi la schiena giravolta alla Cruyff ma tu insegni diritto a Voghera e ti spacchi la schiena pallone ti butta giù l'ombrellone ti strappa gli occhiali ti leva il respiro te lo tirano quando dormi te ne vendono duemila appena esci di spiaggia tu li compri tutti e ci bombardi i bagnanti.

Pallavolo la possono giocare solo i californiani tu torna a mangiare sgonfiotti pallavolo pallavolo pallavolo.

Sole sole sole dovunque ti lamenti che caldo fa che caldo fa e vai al mare cazzocivaiafareallora sole sole sole sole non ti ripari neanche sotto l'ombrellone neanche sotto il bagnino che "ammazza che sole" e s'alza la canotta bagnino bagnino bagnino sempre abbronzato gelcapello salsedinato occhiale malandrino sguardo assassino canotta sopra l'ombelico mastica gomma cammina scalzo il bagnino bagnino cammina scalzo c'ha due piedi come due cotiche cammina scalzo sulla sabbia rovente sugli scogli sulla battigia fracassa le conchiglie coi piedoni la sera in discoteca tutte le donne sono sue bagnino tosto bagnino potente sei un fetente a lavorare ad Oslo ti manderei.

Olii Olii solari maledetti gel albicocca susine profumati buonissimi come gli sgonfiotti te li spalmi li adori li odori li insapori fattore 12 fattore 13 pare Star Trek fattore 15 Signor Scott fai le fortune del farmacista e le gioie dell'estetista ma la tua pelle si rattrista e ti diventa dura come una pista lozioni unguenti cremine cremone pastoni antisole antisale antiacqua attirano solo sabbia te li metti quando hai il panino in mano ti va la crema nel panino ti imbratta la cotoletta la sabbia ci si tuffa contenta.

Costumi costumini costumotti scostumati costumi tanga costumi blindati costumi costosi costumi spocchiosi ti escono le tette ti sfuggono le palle straripano le chiappe tracimano le ciccie ti si infilano nel sedere ti si gonfiano nell'acqua te li perdi nell'acqua te li rimetti nell'acqua li odi nell'acqua ti diventano trasparenti indecenti da pezzenti ti tirano le spalline ti sega la mutanda ti si inondano di sabbia ti si aggrinzano addosso ti si asciugano in due anni ti bagnano la macchina la moquette e il prato secco ti nascondono la sabbia te la trovi nel cassetto mentre a Natale ci fai ordine stai mangiando una cotoletta che contenta risaluta la sabbia ritrovata costumi costumi costumi costumi a fiume a bizzeffe colorati smisurati brutti come quelli dei tedeschi con le toppe come quelli dei polacchi costumi costumi santi costumi di facili costumi che si scoprono a comando a desiderio al pensiero.

Asciugamano che mai t'asciuga la mano che mai t'asciuga niente bagnato anche di 15 d'Agosto si bagnerebbe anche in un deserto una spugna intrisa d'acqua pesa meno asciugamano maledetto raccogli sabbia e schifezze torna a casa ridotto peggio di un mocio Vileda ti scarica sabbia nel cassetto dove c'era il costume bagnato e la cotoletta di prima piangi disperato vorresti uno sgonfiotto uno gnocco fritto un maritozzo mentre le cotolette panate alla sabbia t'invadono la frittata sabbiata t'assale la mozzarella sabbiata ti circonda cerchi le ciavatte sabbiate da tirare la sedia a sdraio insabbiata unta di olii di gelcapello intrisa di bagnini pieni di pattìni che aprono ombrelloni grossi come cavalloni che inseguono bambini grassi come tacchini che cantano come radio grosse come un armadio che ghermiscono palloni che saltano a balzelloni e in quest'orgia d'estate t'addormenti esausto e sogni un'altra giornata di mare mare mare mare mare, ma il prossimo anno vado a Stoccolma.


LA MIA PRIMA TV

Io non sono nato con la televisione.

L'ho conosciuta che era già uscita dalla fase sperimentale e cominciava ad essere popolare, non appartengo alla generazione che vedeva Mike al bar nell'unico televisore del paese. Il primo grande avvenimento fu lo sbarco sulla Luna, io avevo 3 anni e non ricordo molto, dai racconti appassionati dei genitori viene fuori la prima telecronaca TV a memoria d'italiano, con il mondo in attesa e tutti lì incollati alla TV.

Il primo televisore ad entrare in casa nostra fu un oggetto parente stretto di una petroliera: il classico televisorone col mobile in legno, pesantissimo, anni '60. Siamo nel 1962-63 e i programmi non dovevano essere un granché avvincenti, se qualche anno più tardi nacqui io.

Il coso ci fece compagnia per molto tempo, almeno dieci anni, io lo ricordo piazzato in camera mia che si fregava un quarto della stanza: lo accendevi attraverso lo stabilizzatore, un cubo di piombo esterno al televisore, che ronzava e ti dava pure una leggera scossa se ci passavi la mano all'esterno, poi te ne andavi, in dieci minuti appariva qualche cosa. Rigorosamente bicanale con un pulsantone per cambiare dal primo al secondo che faceva TLOC-TLOC, il televisorone veniva acceso la sera, ma poco perché la programmazione era minima. Quando si spegneva lasciava il puntino al centro acceso per minuti e cercavo sempre di acchiapparlo con le mani, il primo esempio di come la tv rimbambisca i bambini.

C'era dunque il primo e il secondo canale, programmazione serale, il programma più bello era ovviamente Carosello e come tutti quelli che lo hanno conosciuto, per tutta la vita quando sentirò la musica che gli faceva da sigla mi verranno in mente quei siparietti pubblicitari.

Quando l'annunciatrice diceva "sceneggiato" si fuggiva, tutti invece si incantavano alla parola "documentario", Mike faceva il quiz il giovedì. Siamo arrivati negli anni '70, sono imminenti i tv color, qualche cosa si muove anche nell'ambito della programmazione.

La prima svolta fu la TV svizzera: per la miseria, oltre al primo e al secondo si vedeva la tv svizzera, un miracolo! Vedevo i cartoni animati alla tv svizzera e dicevo:" questi arrivano dalla Svizzera, cazzo!", non dicevo "cazzo" ma ne pensavo l'equivalente, era una magia.

Primi anni '70: mio padre vola in Venezuela al matrimonio della nipote e torna con racconti affascinanti: pare che lì mentre si vede la televisione ogni tanto si fermi il programma e ti vedi uno che fa la doccia cantando "dum-paracadum.." (giuro, mio padre diceva così) e ti presentava un bagnoschiuma, capite, in mezzo al programma, pazzesco!

Mio cugino venezuelano in visita un anno dopo tenta di vedere la tv italiana a mezzoggiorno, gli viene un colpo quando gli diciamo che da noi i programmi iniziano alle 17:" possibile che non avete la tv anche di mattina? E che cazzo.", non disse "cazzo", ma ne pensava l'equivalente in spagnolo.

Già, le 17, la TV dei ragazzi! Alè, una buona scusa per finire i compiti presto, se ti sbrigavi ci scappava anche la rissa in cortile prima della televisione, giornata "piena" e realizzata.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Già da qualche anno si vedeva qualche donna che parlava alla TV, passate le calzamaglie delle Kessler ci si cominciava ad abituare, ma le vallette erano ancora mute, magari erano sexy però; l'Espresso mise una coscia in copertina.

Arrivò in casa il Tv color, arrivato grazie ai preservativi.

La mamma ebbe una offerta per la sua farmacia: doveva comprare migliaia di profilattici, in cambio veniva regalato un TV color Voxson, con telecomando. Accettò l'offerta, il TV color arrivò, bellissimo, in una scatolona grossa, dentro una bustona grossa, non colsi il rapporto tra l'offerta Hatù e la bustona del televisore.

Sedici canali, regolazione dei livelli, telecomando a 4 funzioni che funzionava ad ultrasuoni, quelli che dovevano sentire solo i cani e che invece udivano tutti, ad ogni cambio canale si sentiva un trillo in casa e il gatto della vicina miagolava come ferito a morte.

Finalmente si potevano vedere i documentari a colori, apparivano le tv private, la fascia di programmazione si ampliava sempre più, la sera si faceva tardi, l'Italia si avviava verso la crescita zero, e mia madre ancora vendeva i preservativi dell'offerta: è stato tutto un circolo,la mamma e la TV hanno giocato un ruolo chiave nella curva demografica italiana di quegli anni.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Insomma le Tv private e prima ancora le radio private, anzi "libere ma libere veramente" voci notturne che cominciavano a solleticare gli italiani: una ragazza ungherese stimolava fantasie erotiche a Radio Luna, il Papa s'imbestialì, gli uomini fischiettavano, la ragazza passò presto nel dorato mondo del cinema, l'Espresso mise una tetta in copertina.

Le TV private apparvero insieme, tutte sgangherate, a Roma una delle prime fu GBR, si vedeva malissimo, gli studi erano messi su alla buona, gli speaker sudavano e non avevano la barba rasata. GBR è rimasta fedele alla linea.

Le TV private avevano dei programmi assurdi, senza orario: c'era una lista di massima dei programmi, ma quello che sarebbe andato in onda non lo sapeva mai bene nessuno. Subito fiutarono il business dei film orientali; cataste di mostri che radevano al suolo Tokyo e di energumeni che si davano calci in faccia arrivarono sugli schermi, e ancora interminabili ore in studio in programmi di cui non si sapeva che dire.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Apparvero i cartoni animati giapponesi, saghe che i trentenni ricordano bene, da Jeeg Robot in poi, discutevamo alle medie su questi cartoni, con personaggi umani e dalle vicende verosimili:" capisci, non sono animali, sono come noi" dicevo ad una mia compagna di classe bella e notevolmente più alta di me, non le interessava mai molto la mia conversazione sulla TV , una snob.

Il secondo televisore a colori arrivò grazie ad una partita di siringhe usa e getta, dovevano essere lanciate sul mercato al posto di quelle di vetro, mia madre ci credette, cominciò a dilagare la droga.

E i programmi crescevano, e c'erano un sacco di telegiornali, il periodo del terrorismo è stato pastura per le news, compariva un Paolo Frajese con i basettoni, consegnava al tg straordinario le immagini di via Fani, Frajese piangeva.

Si instaurò il rito del TG serale, tutti zitti tutti fermi, si vede il telegiornale, e via una sfilata di immagini sugli incidenti del giorno, i gambizzati, i poliziotti uccisi, ci stavamo abituando, me lo ricordo.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Fioriscono i varietà, il sabato sera è consacrato alle ballerine, ma qualche cosa bolle sotto le vesti: dalla Carrà che mostra l'ombelico si arriva a Nadia Cassini che mostra le chiappe in TV, incredibile, l'Espresso mette due tette in copertina.

Nelle TV private impazza di sera la fregola del sesso, timidi spogliarelli; su GBR va in onda la sera Oroscopone, ad ore inaudite una tipa si spoglia mentre passa l'oroscopo del giorno dopo, agli italiani vengono borse sotto gli occhi, il Papa s'incazza, Fantozzi immortala lo spogliarello serale in uno dei suoi primissimi film, l'Espresso propone abbinate di tette e culi in copertina.

In effetti il buon gusto si sbraga subito: in Tv ci sono le casalinghe che si spogliano, orge di culi bassi, trionfi di smagliature, seni pesanti, panze segnate dai collant. Parallelamente nel cinema vanno forte le commedie all'italiana, con la Fenech, Vitali, Cannavale, ecc. Pierino si guadagna una copertina sull'Espresso che nell'articolo mette però due tette della Fenech a tutta pagina.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Acquisito il colore il TV dilaga, ce ne sono oramai due in ogni casa, scatta la fase delle grandi dirette, i grandi servizi, i grandi collegamenti, nel mucchione c'entra anche Vermicino, qualcuno si comincia a preoccupare, ci vorrebbero delle regole, ma non c'è tempo, Berlusconi impone i suoi network e la RAI non è più la rassicurante TV di sempre, le private non trasmettono più solo programmi di quart'ordine e stavolta alla sera si sceglie davvero, le famiglie litigano sul telecomando e i più prepotenti sono i genitori, che avendo subìto la televisione fra capo e collo, non capendo come funziona , invidiano i figli disinvolti nello zapping e si vendicano facendo del telecomando il bastone della loro vecchiaia.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Comincia il riciclaggio massiccio dei programmi e dei film americani, si acquisiscono i diritti e si copiano pari pari le trasmissioni USA, Magalli inventa per la Carrà la fascia del mezzoggiorno, i varietà serali diventano sempre più scollacciati. Le chiappe prorompono coi primi varietà dei network, Drive In inventa le ragazze fast-food, tettone mozzafiato arrivano alle 20.30, si alzano gli indici di ascolto, si alza tutto. L'Espresso mette in copertina un'ammucchiata di dirigibili.

Si tenta la carta più audace: film hard dove "vedi tutto", ma la questione è ancora aperta, si possono fare ad una certa ora, non si possono fare, bisogna tagliare i pezzi più spinti, bisogna castrare le voglie, bisogna accontentarsi degli spogliarelli caserecci.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Arriva Colpo Grosso ed è un fenomeno: pubblicamente e senza vergogna le concorrenti provenienti dal volgo giocano a smutandarsi pubblicamente, senza neanche la mascherina delle casalinghe di prima. Anche l'orario non è più proibitivo, i bimbi non sanno più che pensare del babbo che continua a guardare telegiornali anche a notte fonda, però c'è la guerra fredda, magari i russi ci bombardano Cologno Monzese, meglio rimanere sintonizzati. Colpo Grosso comunque tira, avoglia se tira. L'Espresso mette in copertina una valletta con tre tette.

Nasce la terza rete Rai, quella della Cultura, quella seria, rigorosa, non politicizzata. Presta particolare attenzione ai paesi dell'Est tanto che per comodità trasmette un TG coi dispacci tradotti direttamente dal russo, l'infame aggettivo di Telekabul è una calunnia, non sono stati forse gli unici a fare dirette da Bucarest durante la rivoluzione? E chi ha mai parlato di comunisti in quel frangente? Dopo pochi anni la cultura invece arriva davvero e anche l'autoironia, e mentre Raiuno e Raidue trasferiscono gli studi a Piazza del Gesù e Via del Corso, Raitre diventa intelligente.

Finisce l'epoca delle gentilezze fra reti RAI, che mettavano un triangolino per avvisare che sull'altra rete era iniziato il film, se potessero ci metterebbero un cannone adesso.

Il quiz spicciolo dilaga su tutte le reti, quiz per tutti a tutte le ore, Boncompagni per primo intuisce la grandezza del mezzo e coniuga i due grandi temi della TV: sesso e quiz. Non si possono proporre però le tettone alle casalinghe, ecco l'arrivo delle ninfette, delle telemignottine, fragili e giovani creature vestite quanto basta perché oltre all'innocenza del viso si possa immaginare una abile manina tentatrice, sotto la telecamera. L'Espresso mette in copertina neonati con le tette.

Mike faceva il quiz il giovedì sera.

Le piccole TV cominciano ad essere stritolate dal duopolio rai-network e si arrangiano come possono, mettono in campo, copiando sempre dagli USA, le vendite via TV, il più colossale supermarket di cialtroni mai visto. I quadri sono tra i primi, seguiti dai tappeti, fino ad arrivare a orologi, biciclette, pentole, tritacarne, crick per auto, compressori, giubbotti e ciarpame di provincia, prodotti tipici, invenzioni assurde , stronzate ciclopiche; vedo in questi giorni su una tv americana che viene reclamizzato un fantastico set per curarsi le unghie, attendetelo.

Le vendite scavano nella psiche degli ascoltatori, da anni sogno di potermi comprare un compressore che reclamizzano, ma si scava anche nell'intimo, nei difetti estetici, nelle patologie mediche. Le vendite si fanno audaci, dalle cremine per "quel problema dell'uomo" siamo arrivati all'insulto diretto:" questo prodotto è formidabile per voi impotenti, sì proprio per voi", fino ad incredibili dimostrazioni con pompette, accrocchi, professori e platea plaudente. La stessa platea che irride un pelato sul palco pronto a farsi spruzzare un finto parrucchino in testa, i difetti fisici come al circo, più si mostra più la gente guarda.

Mike faceva il quiz il giovedì sera. E ci abbina la vendita del dado da brodo.

Il resto arriva tutto in fretta, roba di oggi, la TV spazzatura, la rissa in diretta, lo spettacolo nello spettacolo. Il risultato è fantastico, si abbina la rissa in TV allo sponsor che deride l'impotente, al servizio con mucchi di cadaveri in bella vista ad un rapporto sessuale fra sadici, il circo è pieno. L'Espresso scioccato fa copertine sulle suore.

E il futuro è sul tetto, la parabola e i programmi internazionali per tutti, la tv olandese coi sui pornazzi passa sopra il Papa e la censura, tiè, la CNN sostituisce le dirette dei nostri TG (che hanno il corrispondente da New York che riferisce cosa vede alla CNN), i film si vedono direttamente in lingua originale mentre arranca la pay-tv italiana: con un decoder satellitare vedi film e sport meglio che su Tele +qualchecosa, e la sera c'è la TV turca, vuoi mettere?

Delusione nel vedere la TV tedesca via satellite: vengono riciclati filmetti tirolesi anni '70, altro che scandalosi film che gli italiani fantasticavano venti anni fa. I film tirolesi sono l'equivalente della nostra commedia all'italiana scollacciata, le situazioni e i personaggi sono sempre gli stessi: c'è il frocetto, due-tre tettone bionde giovani, una cicciona, il nonnetto che fa le figuracce e l'italiano baffo nero che arriva alla fine del film e si tromba tutte le donne.

E mentre il video invade anche il telefono e fra poco lo spot del detersivo ci arriverà per telefono, la TV tenta la carta tecnologica per riciclarsi, con schermi panoramici, alta definizione, suono spaziale, schermi piatti, l'Espresso mette in copertina un satellite con le tette. E i programmi del 2000?

Mike farà il quiz il giovedì sera, dalla Luna però.


QUANDO VENDETTERO IL NATALE

Me lo ricordo bene il Natale di quell'anno, io ero ancora un ragazzo ma certe cose non si scordano.

Come al solito lo Spirito Natalizio arrivò ben presto, mi pare l'11 Novembre quell'anno, annunciato dagli spot del Panettone Bauli che riuscì a fregare sul tempo Motta. Cominciarono quindi i preparativi, i negozianti si affrettarono a spolverare i resti di magazzino per preparare le novità di Natale, le agenzie aumentarono i prezzi delle grandiose offerte sconto per un Natale alle Maldive e le signore ripulirono le loro pellicce ancora imbrattate dal sugo di pomodoro che si erano tirate addosso lo scorso anno per auto-protesta contro l'"inutile strage", molte macchie non andavano via ma pazienza, si trattava di indossarle fino al 7 gennaio, data in cui avevano deciso di auto-protestare buttandosi addosso del sugo di pomodoro.

Tutti indistintamente proclamarono di voler fare regali intelligenti e utili e difatti aumentarono a dismisura la vendita di spremi-cipolle elettronici e di rasoi per i peli del naso. Un'abile campagna pubblicitaria convinse milioni di italiani che era indispensabile comprare Linda, la perfetta spazzola per lavare un cavallo. In famiglia lo zio Ernesto si confuse molto e credendo di comprare una cosa intelligente prese l'ultimo libro di Sgarbi.

Arrivarono i poveri zampognari per suonare nelle vie del centro e raccogliere qualche elemosina, i più perfidi estorcevano i soldi con ricatti musicali:" O mi dai mille lire o ti suono Toto Cotugno". Alla sera facevano ritorno alle loro povere case e in effetti a quell'ora si notava sempre un aumento del traffico di Mercedes.

L'imperativo era:" essere più buoni" e tutti fummo molto buoni. Gli automobilisti si scambiavano insulti su cartoncini colorati e i tifosi allo stadio si picchiavano cantando "Santo Natale", gli scippatori lasciavano un fiore alle signore derubate.

Innumerevoli come al solito le cene di beneficenza e i poveri andarono a ruba, tutti se li accaparravano a suon di milioni e fino al 26 non se ne riuscì a trovarne più uno.

Per amore dell'ecologia non si comprò più l'albero di Natale, al suo posto se ne costruiva uno di cemento, i più ricchi si facevano costruire il loro albero in giardino da una squadra di operai , di gran moda divenne regalare "Fai da te il tuo albero di Natale" che consisteva in un sacco dell'Italcementi.

Il Papa invece del solito abete gigantesco fece costruire in Piazza San Pietro una torre panoramica di 30 metri con chiesa rotante in cima.

Gli italiani si dimostrarono sensibili ai problemi dell'ecologia ed infatti rimase invenduto il tacchino: curiosamente il 28 Dicembre il pollo fu dichiarato specie in estinzione.

Partì quindi la corsa all'augurio, da fare a voce, per posta ma soprattutto per telefono: il traffico telefonico fu intensissimo, tanto che il 29 Dicembre tutti gli abbonati italiani ricevettero un cartoncino d'argento bordato d'oro sul quale c'era scritto:" LA SIP SENTITAMENTE RINGRAZIA, LE RICORDIAMO LE PROSSIME FESTIVITA' " seguiva un elenco di 52 date con ricorrenze inesistenti.

Molti preferirono comunque spedire gli auguri per posta, mia madre mandò un cartoncino con scritto "Buon Natale e felice 2015", allegando un fossile e altri regali non deperibili negli anni.

La sera del 24 ci furono i festeggiamenti di rito, il Papa celebrò la Messa in 56 lingue, gli unici che stettero a sentirle tutte furono i leghisti che sperarono fino all'ultimo di sentirla in milanese. Il Presidente delle Repubblica fece un discorso alla Nazione e disse che s'impegnava personalmente a garantire democrazia e onestà per tutti, i mafiosi brindarono felici.

Poi il 26 accadde quello che tutti sappiamo: Agnelli annunciò che la campagna promozionale natalizia Fiat era andata così bene che aveva deciso di prolungarla acquistando i diritti sul Natale e proclamandolo festa nazionale ogni due settimane. Dopo le prime incertezze ci adeguammo di buon grado, fa piacere ricevere un regalo ogni quindici giorni, l'unica cosa è che mi sono stufato di dover mangiare il panettone anche il 10 di Agosto.


LE ASPIRAZIONI FALLITE DELL'AUTORE DI QUESTO LIBRO

In vita mia ho avuto ben pochi rimorsi e tantomeno rimpianti, ma una, una sola è la sconfitta che più mi pesa e con la quale dovrò sempre fare i conti: sono totalmente negato nel disegno.

Questa è la triste storia della mia guerra perduta nei confronti del disegno, è per me una sorta di psicoanalisi raccontarla a voi.

Io ho sempre invidiato chi sa disegnare, fare le caricature agli amici, schizzare al volo un paesaggio: io non riesco neanche a fare una riga dritta.

Prendo la matita in mano e quella, SGUIZZ, scappa via come un fagiano.

La riprendo, la lego alla mano, mi metto sul foglio e appena lo tocco questo si buca.

Ci riprovo e si spunta la matita, o si spezza, o non scrive, oppure scrive con quel segno a lama spezzata che sembra Shining.

Talvolta mi capita che la mina all'interno della matita di legno scivoli via, nessuno scienziato è ancora riuscito a spiegarmi tale fenomeno.

Ricordo ancora vivissimo un sogno che feci da bambino: Rembrandt che brandendo un'enorme pennello mi intima di non avvicinarmi a qualsivoglia superfice disegnabile.

Io coi pastelli a cera ci ho colorato una bottiglia, nel senso che li ho squagliati e coperto una bottiglia, questo per rendere l'idea del mio rapporto con gli strumenti da disegno.

I pennelli non mi possono vedere, anche se si tratta di verniciare un lampione appena appoggio il pennello sulla superfice questo si allarga a raggiera, a cerchio, a rombo o a poligono irregolare.

Poi lo metto nella vernice e o misteriosamente rimane asciutto oppure si impregna come una spugna, diventa pesantissimo e ingovernabile e comincio a pitturarmi le scarpe anziché il lampione.

Infine non sono mai riuscito a pulire un pennello in vita mia: dopo l'uso ho provato di tutto, acqua ragia, acetone, acquazza, alcool, acqua santa e preghiere.

Niente, dopo sette minuti il pennello si secca, non perderà mai il colore giallo oro usato prima e diventerà buono solo per farci una freccia di precisione.

Meno che mai righe e compassi.

Il mio compasso di scuola aveva la pecularietà di disegnare cerchi non chiusi, mistero tuttora irrisolto. E poi aveva il fermo che non fermava; o rimaneva stretto due millimetri e venivano fuori dei cerchi microscopici tanto che il professore chiedeva: "Ferrari che è quella macchiolina sul foglio?" Oppure si slargava a dismisura disegnando cerchioni di camion.

Le righe avevano tutte invariabilmente il "filo" spezzato o comunque rovinato, anche se erano nuove.

Io disegnavo una linea precisa impiegando 20 minuti per 6 centimetri e all'ultimo, TAC, un bozzo sul filo del righello mi costringeva a rifare tutto.

Poi arrivarono le mine: dapprima venni in possesso di un portamine antico, di quelli che si aprono a guisa di ruspa e bloccano la mina con la presa.

Ai primi tentativi mi chiudevo sempre dentro l'indice. Poi riuscivo a bloccare la mina ma questa veniva inevitabilmente trinciata dal portamine. Allora facevo un accroccone col nastro adesivo e sembrava avessi in mano un palo della luce coi cerotti.

Infine vennero i portamine seri, quelli con mine infinitesime e scatto millimetrico che le fa avanzare.

Subito perdevo tutte le mine levando il tappo di dietro.

Poi ne recuperavo una e cominciavo a fare gli scattini, TIC TIC TIC TIC e la carogna non avanzava, bloccata, uffa. Aprivo di dietro per sbloccare e immediatamente perdevo l'ultima mina. Nel rimettere il tappo mi giocavo anche la gommina annessa e generalmente a questo punto sbottavo a piangere.

Ci furono anche le varie tecniche da imparare a scuola.

Con la tempera andavo quasi bene, il problema erano le dosi: o il foglio diventava un muro di cemento armato oppure la tempera era talmente sbiadita che il solito professore diceva: "Ferrari ma cos'è quella macchia sul foglio?". Poi ci insegnarono ad usare le chine: fu un brutto periodo per i miei grembiuli, una volta tornando a casa la mamma vedendomi esclamò "Santa Madonna ma dove sei stato!" e io capii che avrei dovuto firmare la resa senza condizioni con le boccette infernali.

A proposito delle boccette: il loro inventore era sicuramente un ex-nazista sadico, mai che funzionassero a dovere.

Innanzitutto non capivo mai quale colore ci fosse dentro la boccetta, una enorme etichetta con su scritto solo "MADE IN CHINA" copriva regolarmente tutto il vetro: allora provavo ad aprirla e solitamente scoprivo che il tappo era saldato a fuoco, inamovibile.

Quando riuscivo ad aprirla il contenuto esplodeva nell'atmosfera, dal colore assunto dalla mia faccia scoprivo il contenuto della boccetta ma questa era oramai, ovviamente, vuota.

Scoprii col tempo che tali boccette sono una truffa colossale, infatti contengono un milionesimo della loro capacità dichiarata, come i vasetti delle creme estetiche che all'interno hanno incredibili doppifondi: così andava a finire che appena intingevo il pennellino questo prosciugava tutto il liquido della fialetta.

Poi venne la volta del linoleum, quello che lo devi scolpire e passarci l'inchiostro sopra. Subito mi scolpivo una mano perché sbagliavo la presa. Il resto dello scempio lo facevano il rullo e l'inchiostro.

L'ultimo anno di liceo fu tragico, dovetti imparare a disegnare "ORNATO", cioè disegnare BENE, facendo i capitelli e altre menate del genere.

Disegnai una testa di cavallo che sembrava un incubo di Picasso. Poi toccò ad un disgraziato discobolo che ancora piange e grida vendetta.

Alla fine il professore esasperato, sperando di procurarmi un lavoro facile, mi diede il compito di disegnare una lastra di marmo liscia e sbagliai anche quella dandole uno sgradevole effetto di paesaggio lunare molto gobbuto.

Uscii dagli anni del liceo con la promessa formale verso la Musa della pittura di non provarci mai più.

Due giorni fa mi sono messo naso e barba finti e ho provato ad acchiappare un pennarello ma quello impaurito si è squagliato dalle mani rifugiandosi sotto il letto; l'anatema di Rembrandt ancora incombe su di me.


RICORDI DI UN VECCHIO CINEMA

A proposito di cinema di qualità, mi viene in mente quando frequentavo in tempi di scoutismo il cinema parrocchiale.

Un cinemino dal nome pretenzioso, tipo "Reale" o "Maestoso", più onestamente ribattezzato "pidocchietto" dai frequentatori, comunque l'insegna non era più visibile dato che veniva bombardata di sassate due volte al giorno, all'alba ed al tramonto.

Ubicazione: Tufello centrale, il Bronx dei coatti romani.

Sala da un centinaio di posti, panche di legno bello duro, quello delle tradotte di guerra, scricchiolii terribili quando tiravi giù il sedile, pareva fosse entrata la Famiglia Addams ogni volta.

Le ultime file erano sempre le più infelici, due posti dietro la colonna, tre in dirittura dei cessi, l'ultima fila fagocitata dalla mondezza che si accumulava sul fondo, sfollati che vivevano da vent'anni nelle poltrone infrattate dietro gli angoli.

Nei bagni nessuno entrava più da anni, in lontananza si udivano sgocciolii da grotte di Postumia, là dentro si erano perse ben tre cordate di maschere.

L'audio proveniva da enormi armadi appesi ai muri, di inequivocabile provenienza parrocchiale, altoparlanti con diametro di due micron con filtro Vaticano, quello che permette solo di sentire la voce del Papa o del prete (in genere è la stessa) e fa fondere automaticamente il fusibile al secondo "cazzo" del film.

Le luci erano lampadine spaiate, a tortiglione, trasparenti, opache, un burlone una volta mise una di quelle finte candele da altarino e nel buio si vedeva il baluginare della fiammella come un fuoco fatuo, la gente in sala pregava.

La programmazione era varia, da Bambi ai documentari su Stalin, pane et circensem dei proletari, mai film che facessero intravedere più di un ginocchio comunque.

Si pagava il biglietto all'entrata ad un omone unto che stava dietro ad un bancone, qui si potevano comprare dei popcorn di marmo con il timbro "Piano Marshall" sul fondo della busta.

E il tendone? Un classico tendone da entrata di cinema, quello che entri ed immediatamente ti ci perdi. I tendoni dei cinema hanno dei labirinti all'interno che ti costringono a vagare per 300 metri nel tessuto prima di raggiungere l'altra parte, i cinema di lusso hanno percorsi anche di due chilometri.

A Natale e Pasqua si dava una bella passata di lisoformio e almeno nei primi giorni c'era una certa pulizia, poi si formavano rapidamente sul fondo le solite balle di zella.

La cabina di proiezione era una bara abitata da un vecchino di duemila anni, metteva su il film e andava all'osteria, si ripresentava dopo due ore qualsiasi cosa fosse successa nel frattempo, un orologio.

Naturalmente c'erano le maschere, in origine, durarono venti minuti nel primo giorno d'apertura, poi le rapirono i bruti del Tufello, in compenso passava spesso un prete cattivo che menava sganassoni ai bambini coi piedi sulle panche, dal fondo qualcuno bestemmiava sempre fidando nell'omertà da cinema e nell'impenetrabilità delle ultime file.

Un giorno venne il Papa in visita al Tufello, grandi preparativi e grandi pulizie, il Papa avrebbe incontrato i giovani al "pidocchietto"; cancellati le amichevoli scritte "cloro al clero" sui muri del cinema, abbelliti gli interni e verniciate a nuovo le sedie, festoni giallo-bianco appesi al soffitto, vennero affittati, come di consueto nelle visite del Papa, una cinquantina di bambini ebeti pronti da baciare. Il Papa fece la visita e mentre la macchina ripartiva per portarlo al Vaticano, svelto un servo toglieva le bandiere appese sulla strada prima che se le fregassero i ragazzi del Tufello, dopo quindici minuti erano già ricomparsi tre "cloro al clero" e due "a morte il Papa".

Oggi il pidocchietto non c'è più come lo ricordavo io, sono stati spesi 80 milioni per rifare gli interni, un uomo gentile, vestito persino con giacca e cravatta, ti strappa i biglietti all'ingresso, un prete biondo bello come il pane passa di tanto in tanto a salutare gli spettatori, i cartelloni dei film abbondano di tettone; eppure a ben cercare ancora si trova, in qualche angolo inesplorato, una di quelle vecchie sedie di legno duro, e un velo di malinconia cade sul volto di noi vecchi frequentatori del pidocchietto.